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A Lecce l’incompiuta del Castello: meno verde e piazza rovente

A Lecce l’incompiuta del Castello: meno verde e piazza rovente

Al palo il tratto verso la statua di Libertini e la Fontana dell’Armonia. Le prescrizioni della Soprintendenza hanno ridotto a sole otto le alberature per privilegiare la visibilità del monumento

Doveva essere una grande operazione di ricucitura urbana capace di restituire centralità al castello Carlo V, uno dei più imponenti della Puglia, creando intorno alla fortezza spazi più verdi, vivibili e in dialogo con il patrimonio archeologico. A distanza di 8 anni, però, quella visione appare profondamente modificata e, soprattutto, incompiuta. Nell’area già riqualificata di piazza Bastione di San Martino, comunemente percepita come parte di piazza Libertini, nei pressi delle Poste, gli alberi appena piantati sembrano mostrare segni di disseccamento, mentre il prato e le aiuole sono già secchi. Il problema più evidente resta però la drastica riduzione del verde rispetto alle previsioni iniziali: dei 38 alberi immaginati ne sono rimasti appena otto, con 30 esemplari cancellati dal progetto. Una scelta maturata dopo l’intervento della Soprintendenza, che nel 2018 modificò sostanzialmente l’impostazione originaria privilegiando la necessità di rendere maggiormente visibile il Carlo V e le sue architetture. Un’esigenza di valorizzazione monumentale che, alla prova delle temperature estive, si scontra però con quella ambientale e climatica: con poche zone d’ombra, la grande superficie aperta si trasforma nelle ore più calde in una vera fornace. Inevitabili le polemiche: i cittadini, a cantiere ultimato, non hanno ritrovato le trasformazioni attese, frutto di quel processo partecipativo che vide, nel dicembre 2018, proprio nel teatro Apollo, la presentazione del progetto. Dal lavoro firmato dall’architetto Alfredo Foresta sono inoltre scomparsi l’infopoint e altri servizi pubblici interrati, inizialmente previsti. Anche la visione elaborata dagli uffici comunali era differente. L’architetto Patrizia Erroi, a capo dell’ufficio tecnico, aveva predisposto nel 2018 un masterplan per la cosiddetta area A1, concepito per affrontare in maniera organica la sistemazione dell’intero perimetro intorno al castello, coinvolgendo via XXV Luglio, viale Marconi e via Cavallotti. L’obiettivo era evitare interventi frammentari e restituire un’identità unitaria agli spazi che circondano la fortezza. Il primo passo interessò la grande area accanto alla zona tradizionalmente occupata dagli ambulanti, ma i successivi finanziamenti hanno seguito percorsi progettuali differenti, senza mantenere fino in fondo il filo conduttore del masterplan. Il risultato è oggi un mosaico di interventi caratterizzati da materiali, pavimentazioni e tonalità differenti a seconda dei lotti. Restano poi vere e proprie cesure. Un’intera zona alle spalle del castello Carlo V non è stata recuperata e continua a presentarsi in condizioni di degrado. Manca inoltre il finanziamento necessario per intervenire sull’area della statua di Giuseppe Libertini e proseguire organicamente fino alla Fontana dell’Armonia. Sul versante opposto, invece, i lavori sono destinati fortunatamente a continuare verso il teatro Apollo: qui l’asfalto sarà eliminato e sostituito con graniglia architettonica, una soluzione scelta anche per limitare il surriscaldamento della superficie rispetto alle tradizionali chianche, che tendono ad accumulare maggiormente il calore. Sullo sfondo rimane infine il rapporto irrisolto tra la città contemporanea e la struttura originaria della fortezza. Il castello era completamente circondato da un fossato, ma quella configurazione storica non potrà essere ripristinata. Una parte continuerà a rimanere sepolta e sotto terra resterà anche il ponte levatoio individuato nell’area oggi di fronte alla Banca Popolare Pugliese. Così, mentre il Carlo V torna progressivamente protagonista del centro cittadino, il grande disegno che avrebbe dovuto ricomporre in maniera uniforme tutto il suo perimetro resta sospeso: meno verde di quanto previsto, servizi cancellati, materiali diversi e intere porzioni ancora da recuperare. Una riqualificazione nata con l’ambizione di costruire un dialogo continuo tra monumento, ambiente e città che, tra prescrizioni, modifiche e finanziamenti arrivati a pezzi, ha finito per perdere lungo il percorso buona parte della sua originaria unità.

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