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Aumenti Tari a Lecce, il Consiglio approva le nuove tariffe: stangata per famiglie e locali

Aumenti Tari a Lecce, il Consiglio approva le nuove tariffe: stangata per famiglie e locali

Aumenti in arrivo per le utenze domestiche, soprattutto per i nuclei familiari più numerosi, con rincari stimati tra il 4 e il 6%. Ritocchi verso l?alto anche per le attività...

Aumenti in arrivo per le utenze domestiche, soprattutto per i nuclei familiari più numerosi, con rincari stimati tra il 4 e il 6%. Ritocchi verso l’alto anche per le attività commerciali, dove a pagare il conto più pesante saranno bar, ristoranti e pizzerie ma anche ortofrutta e pescherie con incrementi che potrebbero toccare il 7 e l’8%. Il Consiglio comunale ha dato il via libera alle nuove tariffe Tari: provvedimento che riguarda oltre 52mila famiglie e più di 10mila attività economiche del capoluogo. Il voto in Aula Intanto, il voto in Aula accende lo scontro politico. La maggioranza di centrodestra punta il dito contro la Regione Puglia accusandola di non aver chiuso il ciclo dei rifiuti in oltre vent’anni di governi di centrosinistra e di non aver riconosciuto a Lecce le premialità economiche spettanti per aver superato gli obiettivi di raccolta differenziata. Ne nasce un confronto durissimo, con Palazzo Carafa trasformato in un vero e proprio ring. Al di là delle schermaglie politiche, però, il dato che interesserà migliaia di contribuenti è uno solo: nel 2026 la Tari aumenterà. Per coprire il costo del servizio rifiuti serviranno 31.258.302 euro contro i 30.036.470 euro del 2025: 1.221.832 euro in più. Da settembre, quindi, scatteranno gli aumenti per le famiglie più numerose e per alcune categorie commerciali, a partire dal settore della ristorazione e del food. La maggioranza guidata dalla sindaca Adriana Poli Bortone prova a contenere le polemiche assicurando che per alcune utenze sono previste riduzioni, seppur di pochi euro. Ma sul fronte politico la partita resta apertissima. Lo scontro Ad alimentare lo scontro tra maggioranza e opposizione è soprattutto il capitolo dei finanziamenti regionali destinati ai Comuni virtuosi. Nel mirino del centrodestra finisce la scelta della Regione Puglia di non assegnare a Lecce risorse per migliorare la raccolta differenziata e potenziare il servizio, nonostante il capoluogo abbia superato gli obiettivi fissati. «Lecce è stata esclusa sia dai 20 milioni destinati a sostenere la raccolta differenziata (poi ripartiti tra Bari, Brindisi, Foggia e Taranto, ndr) sia dal successivo bando da 4 milioni riservato ai Comuni virtuosi - ha attaccato l’assessore ai Tributi Maria Luisa Greco -. Sono state premiate città con percentuali di raccolta differenziata inferiori alle nostre», ha aggiunto, denunciando una disparità di trattamento. Eppure la stessa Regione aveva inserito Lecce, insieme ad Andria e Trani, nell’elenco dei Comuni virtuosi. Nulla di fatto, invece, sul fronte dei contributi: nel bando “a sportello”, varato dalla Giunta regionale guidata da Antonio Decaro, il Comune sarebbe rimasto escluso. Intanto, dopo gli aumenti registrati nel 2023, il 2024 aveva segnato una temporanea inversione di tendenza. Le tariffe erano infatti diminuite sia per le utenze domestiche sia per quelle non domestiche grazie a una serie di risorse straordinarie. Decisivo era stato il contributo della Regione Puglia che, nel maggio del 2024, aveva destinato al Comune di Lecce 834mila euro proprio per alleggerire il peso della Tari. A quelle somme si erano aggiunti 1.646.208 euro riconosciuti dai Consorzi di filiera per il recupero delle frazioni differenziate raccolte nel 2023. La disponibilità di queste risorse aveva consentito all’allora amministrazione di Carlo Salvemini non solo di evitare qualsiasi aumento ma addirittura di ridurre gli importi dovuti da famiglie e imprese. Poi, nel 2025, i nuovi ritocchi, con incrementi oscillanti tra 4 e 15 euro a seconda della tipologia di utenza. «Già nel 2024 si sarebbe dovuto procedere a un adeguamento tariffario – ha ribadito ieri Greco – ma il contributo una tantum della Regione Puglia, superiore agli 800mila euro, ha consentito di mantenere invariate le tariffe. Si sarebbe dovuto spalmare la somma». «Spalmare la cifra – ha replicato Christian Gnoni, capogruppo di Coscienza civica – avrebbe permesso un risparmio per ciascuno di 50 centesimi». Ancora dall’opposizione il consigliere del Partito democratico Antonio Rotundo ha indicato una strada alternativa: intensificare la lotta all’evasione e destinare parte degli introiti della tassa di soggiorno alla riduzione della Tari, così da contenere gli aumenti per cittadini e attività economiche. M.Che.

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