Autonomia differenziata, il mondo economico e sindacale fa quadrato: «Difendiamo il Sud dai divari, ma serve una nuova responsabilità»

L?allarme contro lo spettro dell?autonomia differenziata unisce il mondo economico e sindacale della Puglia, ma la difesa del Mezzogiorno non deve trasformarsi in una scorciatoia per...
L’allarme contro lo spettro dell’autonomia differenziata unisce il mondo economico e sindacale della Puglia, ma la difesa del Mezzogiorno non deve trasformarsi in una scorciatoia per coprire le storiche inefficienze delle amministrazioni locali, a partire dal buco nero della sanità. È questo il perimetro del dibattito tracciato dai rappresentanti delle imprese e dei lavoratori pugliesi, intervenuti a commento dell’editoriale del direttore del Quotidiano, Rosario Tornesello. Il territorio ha necessità di fare fronte comune per evitare un aumento insostenibile delle diseguaglianze con il Nord. Stefano Frontini (Uil) La presa di posizione delle sigle sindacali è netta e si inserisce in una mobilitazione di lungo corso. «Noi sulla autonomia differenziata manteniamo la posizione nazionale: siamo usciti già due anni fa raccogliendo le firme e la nostra linea è chiara», dichiara il segretario generale della Uil Puglia, Stefano Frontini. Il sindacalista focalizza l’attenzione sull’impatto diretto che il provvedimento potrebbe riversare sulla vita quotidiana delle persone, paventando il rischio di un ulteriore impoverimento delle famiglie. «Tutte quelle azioni che tendono ad aumentare le difficoltà tra le persone, che sono l’obiettivo centrale, sono sempre da condannare. Non vorremmo - continua - che poi a livello territoriale si giustificassero ulteriori aumenti, che siano di Irpef o di altro, rispetto ai cittadini di questa regione. A noi non interessa la bagarre politica tra destra o sinistra, né alla Regione né al governo. Interessa l’aspetto del merito: tutto quello che può andare ad aumentare le diseguaglianze tra i territori va fermamente condannato». Nicola Delle Donne (Confindustria Puglia) Dall’osservatorio degli industriali, l'appello è innanzitutto quello alla compattezza interna, superando i campanilismi che troppo spesso frammentano il tessuto pugliese. «Ho sempre auspicato che la Puglia faccia squadra: è un’unica regione, non c’è Nord Puglia, non c’è Salento, la Puglia è Puglia», sottolinea il presidente di Confindustria Puglia, Nicola Delle Donne. L'analisi del leader degli industriali tocca però anche le note dolenti della gestione territoriale, riconoscendo i limiti emersi nell’amministrazione dei servizi essenziali. «Questa storia dell’autonomia differenziata non l’ho mai guardata bene perché mi sembra un tema strano - ammette-. Devo dire però che molte regioni non hanno dato degli esempi, e la Puglia è una di quelle: è inutile che ci giriamo intorno. La Puglia è vero che è cresciuta, ma è vero pure che degli errori importanti e degli sprechi sono stati fatti, e oggi ne stiamo pagando le conseguenze. Quando si parla di autonomia differenziata - prosegue - si fa l’elenco dei buoni e dei cattivi. Certo, la finanza ordinaria ha fatto più investimenti al Nord, ma anche noi abbiamo delle grandi responsabilità quando abbiamo fatto in modo che la sanità, affidata alle regioni, non funzionasse perché era diventata la culla degli incarichi politici più che di quelli sanitari o manageriali. Come classe dirigente del Sud dovremmo imparare dagli errori del passato e cambiare atteggiamento». Mario Vadrucci (Camera Commercio Lecce) Un richiamo rigoroso alla contabilità della spesa pubblica e al rispetto dei confini costituzionali arriva anche dalla Camera di Commercio di Lecce. «Io sto con il Sud, ci mancherebbe altro», esordisce il presidente Mario Vadrucci, che tuttavia invita a non confondere i piani normativi con i deficit gestionali della politica nostrana. «Non vorrei dare degli alibi, perché le forti criticità nella gestione e nella spesa sanitaria si sono verificate a bocce ferme, senza autonomia e senza togliere niente a nessuno. Il centrosinistra gestisce la sanità da vent’anni, le nostre lacune vengono da lontano e il governatore Antonio Decaro non può mischiare oggi le carte. Detto questo, il tentativo da parte delle regioni più ricche del Nord di diventare ancora più ricche va combattuto. Questa riforma va sicuramente fermata o, come ha stabilito la Corte Costituzionale, va attuata salvaguardando i principi della Costituzione, che rappresentano la linea rossa da non superare in nessun modo per non aggravare il divario. La mia preoccupazione - conclude - è che, quando si vuole, i soldi si spendono in maniera efficace e pronta, come dimostrato dalla gestione della Zes, dove la Puglia ha dato una grande dimostrazione di quello che sa fare. I limiti invalicabili posti dalla Consulta non devono diventare una scorciatoia per sfuggire alle nostre responsabilità». Il ritratto che emerge dal confronto è quello di una regione a due velocità, capace di esprimere grandi eccellenze e di rispettare i cronoprogrammi dei grandi cantieri – come dimostrato dall'efficienza della macchina commissariale per i Giochi del Mediterraneo di Taranto – ma ancora bloccata da storici nodi strutturali. La partita dell'autonomia differenziata, rientrata sotto forma di preintese su materie delicate come la sanità e la protezione civile, rischia di drenare risorse e professionisti verso il Nord, impoverendo i servizi meridionali. Per evitare la mazzata finale e frenare l'esodo dei giovani, la classe dirigente economica e sociale pugliese chiede dunque di abbandonare i toni da tifoseria e di avviare una stagione di profonda responsabilità e coesione. F.Soz.
This is a summary. Read the full article at the original source.
Read full article at quotidianodipuglia
