Autonomia, la proposta dei medici: «Un fondo nazionale per garantire la parità»

La discussione sull'autonomia differenziata entra in una nuova fase parlamentare e riporta al centro del dibattito politico uno dei temi più delicati per il futuro del Servizio...
La discussione sull'autonomia differenziata entra in una nuova fase parlamentare e riporta al centro del dibattito politico uno dei temi più delicati per il futuro del Servizio sanitario nazionale: il rischio di un ampliamento delle disuguaglianze territoriali nell’accesso alle cure. Dopo il passaggio in Senato, le pre-intese con alcune Regioni approdano infatti alla Camera dei deputati, dove nella nuova settimana di lavori parlamentari prenderà il via l'esame delle intese preliminari con Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto. Lunedì 20 luglio, alle 11, Montecitorio avvierà le discussioni generali sulle richieste di attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia in alcune materie, tra cui protezione civile, professioni, previdenza complementare e integrativa e tutela della salute. Proprio quest'ultimo ambito continua a suscitare le maggiori preoccupazioni tra gli operatori del settore sanitario, che temono possibili ripercussioni sull'universalità del sistema e sulla garanzia di pari diritti per tutti i cittadini. Tra le voci più autorevoli intervenute nel dibattito c'è quella di Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (Fnomceo), che con una nota ufficiale ha espresso forte preoccupazione per gli effetti che le pre-intese potrebbero produrre sull'organizzazione della sanità pubblica. Anelli richiama le osservazioni formulate dal presidente della regione, Antonio Decaro, condividendone l'allarme rispetto al rischio che un'autonomia formalmente identica per tutte le Regioni possa tradursi, nella pratica, in una competizione fortemente squilibrata tra territori. Una competizione che, secondo il presidente della Fnomceo, finirebbe inevitabilmente per ricadere sui cittadini e, in particolare, sui pazienti delle aree economicamente più fragili del Paese. Secondo Anelli, le Regioni che possono contare su maggiori risorse finanziarie e su una struttura organizzativa più solida avrebbero la possibilità di incrementare ulteriormente gli investimenti nella sanità, migliorando servizi, infrastrutture e capacità di attrarre personale sanitario. Al contrario, le realtà che già oggi registrano difficoltà economiche e organizzative rischierebbero di ampliare ulteriormente il divario, rendendo ancora più difficile garantire livelli omogenei di assistenza. Una prospettiva che, sottolinea il presidente della Federazione degli Ordini dei medici, potrebbe incidere direttamente sul principio di uguaglianza nell'accesso alle cure. Il rischio concreto è che il luogo di nascita o di residenza diventi un fattore sempre più determinante nel definire la qualità dell'assistenza sanitaria ricevuta e i tempi di accesso ai servizi, accentuando le differenze già oggi esistenti tra Nord e Sud del Paese. Per Anelli la questione non riguarda soltanto l'organizzazione amministrativa delle competenze regionali, ma investe principi fondamentali sanciti dalla Costituzione italiana. Il riferimento è innanzitutto all'articolo 3, che affida alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli che limitano l'uguaglianza sostanziale dei cittadini, e all'articolo 32, che riconosce la tutela della salute come diritto fondamentale dell'individuo e interesse della collettività. Proprio per evitare che il processo di autonomia differenziata produca effetti distorsivi, la Fnomceo propone di accompagnare le pre-intese con un meccanismo nazionale di riequilibrio. L'idea è quella di istituire un sistema di perequazione gestito dal Ministero della Salute, in grado di destinare risorse aggiuntive ai territori che incontrano maggiori difficoltà nel garantire i diritti sanitari ai cittadini. La proposta si concretizza nella creazione di un vero e proprio “Fondo per l’Uguaglianza nella Salute”, pensato per ridurre progressivamente le disparità territoriali e rafforzare la capacità dello Stato di assicurare standard uniformi di assistenza in tutte le Regioni. Un fondo che avrebbe l'obiettivo di compensare le differenze economiche e organizzative, evitando che il processo di decentramento si traduca in un indebolimento del carattere universale del Servizio sanitario nazionale. Per la Federazione degli Ordini dei medici, infatti, l'autonomia regionale non può prescindere da un forte presidio nazionale capace di garantire pari opportunità di cura, indipendentemente dal territorio di appartenenza. La sfida, conclude Anelli, sarà quella di conciliare il riconoscimento delle autonomie con il dovere della Repubblica di assicurare a ogni cittadino gli stessi diritti fondamentali, a partire dalla tutela della salute.
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