Brindisi, 'Verdi in Città': i sogni di Nina sulle note di Domenico Modugno
.jpg)
BRINDISI - Nina è al servizio di una famiglia benestante, ma davanti allo specchio immagina palcoscenici, applausi e una vita diversa dalla sua. Martedì 11 agosto, alle ore 21, piazza Duomo a Brindisi ospita “Caro Mimmuzzu mia...”, opera in dialetto brindisino scritta e interpretata da Simona Epifani, con la regia di Francesca Epifani. Lo spettacolo fa parte di “Verdi in Città”, rassegna promossa dalla Fondazione Nuovo Teatro Verdi con il sostegno del Comune di Brindisi e la collaborazione del Polo Biblio-Museale, della Basilica Cattedrale di Brindisi e di Puglia Culture. L’ingresso è libero, senza prenotazione. La storia è ambientata negli anni Sessanta, in un’Italia che cambia rapidamente e nella quale le nuove aspirazioni si scontrano ancora con ruoli sociali imposti. Nina è una giovane cameriera che lavora in una casa agiata, osserva abitudini e privilegi dei suoi datori di lavoro e coltiva in silenzio il desiderio di diventare attrice. La quotidianità è fatta di fantasia con cui esplora mondi nei quali sceglie chi essere e quale direzione dare alla propria vita. A occupare i suoi pensieri è anche Mimmuzzo, celebre attore e cantante dell’epoca, figura amata e distante: Nina è divisa tra ciò che vive e ciò che immagina. Da una parte ci sono un lavoro sicuro solo in apparenza, le aspettative degli altri e le convenzioni che regolano il comportamento di una giovane donna; dall’altra il teatro, la musica e la possibilità di cercare una strada che le somigli davvero e aprire uno spazio tutto suo nel mondo. Le canzoni di Domenico Modugno attraversano la vicenda come un sottofondo emotivo. La musica evoca un’epoca nella quale la voce di Modugno entrava nelle case, accompagnava la vita quotidiana e alimentava il desiderio di superare limiti geografici e sociali. “Caro Mimmuzzu mia...” nasce nel 2019 come breve testo teatrale destinato al Premio Lydia Biondi, concorso nel quale arriva in finale. La risposta del pubblico convince Simona Epifani a proseguire il lavoro, nonostante il timore iniziale che il dialetto brindisino potesse limitarne la comprensione. Nel 2022 il testo assume la forma di una performance di trenta minuti, prima di diventare un’opera compiuta. Il dialetto è più che un elemento di colore, piuttosto definisce il carattere della protagonista, il suo ambiente e il rapporto immediato con il mondo che la circonda. Il dialetto custodisce affetti, ironia e contraddizioni. Permette a Nina di passare dalla leggerezza alla confessione, dall’entusiasmo alla disillusione. La dimensione popolare dialoga con il desiderio di ascesa, senza nascondere la distanza tra il sogno del successo e le condizioni reali nelle quali una giovane donna prova a conquistarlo. Al centro dello spettacolo c’è il coraggio di desiderare qualcosa che sembra irraggiungibile, di non coincidere con il ruolo dettato, di affrontare il giudizio e di accettare il rischio del fallimento. La regia di Francesca Epifani alterna leggerezza e pienezza emotiva. La scena diventa il luogo nel quale realtà e immaginazione si sovrappongono: la casa in cui Nina lavora può trasformarsi nel camerino di un’attrice, una telefonata può aprire una possibilità inattesa, una canzone può riportare alla superficie ciò che la protagonista prova a nascondere. La vicenda di Nina appartiene a chi ha custodito un desiderio lontano dalle aspettative della famiglia, dalle necessità del lavoro e dalle convenzioni sociali. “Caro Mimmuzzu mia...” percorre speranze e frustrazioni, slanci e rinunce, e restituisce il ritratto di una donna che cerca la propria voce. In quell’Italia sospesa tra tradizione e cambiamento, diventare attrice significa scegliere finalmente la parte da interpretare nella propria vita. Smettendo di essere spettatrice del proprio destino.
ONLY AVAILABLE IN PAID PLANS
This is a summary. Read the full article at the original source.
Read full article at giornaledipuglia
