Caos arbitri, l’esposto dei misteri. Patrassi: “Quella non è la mia firma”

Denuncia alla Procura di Roma per sostituzione di persona da parte dell’ex collaboratore del Milan (per quasi 30 anni), originario di Macerata: “Non ho fatto partire io l’indagine su Zappi”
Macerata, 18 luglio 2026 – “Quell’esposto non l’ho mai scritto”. Roberto Patrassi lo ripete da quasi un anno. E adesso passa al contrattacco. L’ex collaboratore del Milan per quasi trent’anni, attraverso il suo avvocato Mauro Buontempi, ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Roma per sostituzione di persona e un reclamo al Garante della Privacy per l’utilizzo, che ritiene illecito, delle sue generalità. Il paradosso è tutto qui: ritrovarsi protagonista involontario dell’inchiesta che ha cambiato i vertici dell’Aia senza aver mai, sostiene, scritto una riga. Il sindaco di Ferrara Alan Fabbri è indagato per il messaggio sul figlio di Anselmo Il giallo delle raccomandate e la convocazione in Procura Patrassi, 73 anni, originario di Macerata, non è un nome qualsiasi del calcio italiano. Per quasi trent’anni ha collaborato con i rossoneri, prima ancora era stato arbitro. Un profilo conosciuto e stimato nell’ambiente. Nel corso della sua carriera ha inoltre ricevuto incarichi dalla Figc e ha pubblicato libri sull’impiantistica sportiva. La storia prende forma il 28 luglio 2025. Alla Procura federale e all’ufficio legislativo della Figc arrivano due raccomandate contenenti un esposto nel quale vengono denunciati presunti comportamenti irregolari attribuiti ai vertici dell’Associazione italiana arbitri, in particolare all’allora presidente Antonio Zappi e al componente nazionale Emanuele Marchesi. L’autore, secondo quanto riportato negli atti, sarebbe proprio Roberto Patrassi. Ma lui cade dalle nuvole. L’8 settembre dello stesso anno riceve una telefonata dalla Procura federale. Deve presentarsi il 18 settembre al Comitato regionale Lombardia per essere ascoltato come persona informata sui fatti. Il mega yacht lungo 117 metri dell’ambasciatore Usa, vale 450 milioni: piscine, spa, mini campo da golf Il mistero della firma "RP" e la battaglia legale “Sono rimasto molto stupito – racconta –. Non avevo mai scritto né inviato alcun esposto. Durante quella telefonata mi chiesero anche dove mi trovassi. Risposi che ero nella mia residenza in Portogallo e mi dissero che l’esposto proveniva da Roma. Una considerazione che ancora oggi non riesco a spiegarmi”. L’audizione, però, anziché chiarire il mistero, lo infittisce. “Quando vidi gli esposti scoprii che non erano firmati da me. C’era soltanto una sigla “RP” scritta in stampatello”. Patrassi sostiene di essersi aspettato, a quel punto, che la Procura federale trasmettesse gli atti alla magistratura ordinaria. “Qualcuno si era sostituito alla mia persona. Pensavo che venisse informata la Procura della Repubblica di Roma. Invece così non è stato”. È proprio da questa convinzione che nasce l’iniziativa assunta dal suo legale Mauro Buontempi, avvocato specializzato in diritto sportivo e tutela della privacy, che ha depositato l’esposto alla Procura capitolina e il reclamo al Garante della Privacy. Il terremoto all'Aia: squalifiche e nuovi assetti Nel frattempo l’inchiesta federale è andata avanti. Quel procedimento, aperto sulla base dell’esposto attribuito a Patrassi, ha portato al deferimento di Antonio Zappi e di Emanuele Marchesi. Per Zappi è arrivata la squalifica di tredici mesi, culminata con la decadenza dalla presidenza dell’Aia. Nella lettera d’addio pubblicata nell’aprile scorso, Zappi parlò di “vicende oscure e difficili da comprendere fino in fondo”, rivendicando di avere sempre agito nell’interesse dell’associazione e sostenendo che gli avvicendamenti da lui proposti rispondessero esclusivamente a criteri di merito. Tra questi figurava anche la promozione di Daniele Orsato, un progetto che si è comunque realizzato pochi giorni fa quando Orsato è stato nominato nuovo designatore della Can A e B. Patrassi, invece, continua a interrogarsi sul perché sia stato scelto proprio il suo nome. “Non ho mai conosciuto personalmente Antonio Zappi né Emanuele Marchesi. Ancora oggi frequento il mondo del calcio e ritengo che qualcuno abbia utilizzato il mio nome inserendolo in una vicenda molto più ampia e complessa. Tutto questo mi ha provocato e continua a provocarmi un grave danno reputazionale”. Gli sviluppi a Milano e l'interrogativo finale Nelle stesse ore la Procura di Milano ha chiesto l’archiviazione dell’inchiesta per concorso in frode sportiva nei confronti dell’ex designatore Gianluca Rocchi, trasmettendo invece alla Procura di Monza gli atti relativi alle presunte “bussate” nella sala Var, oltre alla Procura federale e al Coni. Ma il giallo dell’esposto resta tutto da decifrare. Perché, se Patrassi non è l’autore di quel documento, resta una domanda che oggi passa dalle aule della giustizia sportiva a quelle della magistratura ordinaria: chi ha deciso di utilizzare il suo nome per dare il via a un’inchiesta destinata a cambiare gli equilibri dell’Aia?
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