Carburanti, nuovi rincari anche in Puglia: il diesel torna a superare i 2 euro al litro

Era ciò che si temeva: la tregua Usa-Iran annunciata da Trump è stata brevissima. E con la tensione crescente in medio Oriente, salgono i prezzi dei carburanti per effetto quasi...
Era ciò che si temeva: la tregua Usa-Iran annunciata da Trump è stata brevissima. E con la tensione crescente in medio Oriente, salgono i prezzi dei carburanti per effetto quasi immediato: l’annuncio di inizio settimana delle nuove restrizioni sullo Stretto di Hormuz, in soli tre giorni, ha fatto svettare il gasolio oltre i due euro al litro, la verde, poco sotto, anche oltre 1 e 95. Al sicuro, al momento, gli stoccaggi ma si teme per una ulteriore escalation. La chiusura della rotta marittima strategica, dove passa il 20 per cento del petrolio globale, annunciata dall’Iran dopo i nuovi scontri, dunque, ha effetti a catena sul prezzo a barile del Petrolio e sui prezzi alla colonnina dei carburanti. Negli ultimi sette giorni le tariffe medie self in Puglia sono state di 2.014 per il gasolio, 1.907 per la benzina, 0.732 per il Gpl e 1.612 per il Metano. Rincari, tutto sommato, ancora contenuti rispetto alla media italiana: il Ministero delle imprese e del made in Italy, Mimit, ha infatti comunicato che il gasolio ha superato i 2 euro anche nella rete stradale, il record che si è raggiunto a Bolzano è di 2,051 euro, la Puglia è al quattordicesimo posto delle regioni con tariffa media di 2.014. «Quello che preoccupa maggiormente- tuttavia- secondo l’Unione nazionale consumatori- sono i rincari arrivati dopo l’abolizione della riduzione di 5 cent al litro sulle accise, pari a 6,1 cent con l’Iva al 22%». Dal 3 luglio, ultimo giorno di sconto, - in base alle rilevazioni del Sindacato- si arriva a pagare 7 euro e 65 cent in più per un pieno di 50 litri. «Il Governo non può lavarsene le mani come Ponzio Pilato - afferma il presidente Massimiliano Dona- deve rimettere lo sconto viste le quotazioni del petrolio e la situazione in Medio Oriente che, invece di migliorare, continua a peggiorare». L’azione del Governo risulterà necessaria anche secondo la Figisc Confcommercio se questa nuova fase dovesse durare a lungo. «La tregua è stata farlocca- spiega Paolo Castellana, vice presidente vicario nazionale della Federazione italiana gestori impianti stradali carburanti- e in due settimane ha fatto salire il prezzo al barile del greggio del 15% e quello del gasolio del 27%. E ricominciato già il rally delle quotazioni cui abbiamo assistito nei primi giorni dello scoppio della guerra Usa-Iran. Purtroppo si sapeva che sarebbe stata una pausa temporanea; il mercato è suscettibile alle tensioni internazionali e, non appena sono riprese a salire, ovviamente il prezzo sia del Brent che dei raffinati sta tornando a salire. Ci sono stati già diversi aumenti in soli tre giorni e se la cosa dovesse perdurare, o addirittura peggiorare, ce ne saranno altri. È una logica di mercato e, nel caso in cui tutto questo continui per un periodo lungo, la soluzione ancora una volta non può che venire dal Governo. Occorrerà necessariamente un intervento dello Stato con l’alleggerimento delle accise, non ci sono altre possibilità di andare avanti. Per fortuna ad oggi non ci sono invece problemi di scorte; gli stoccaggi sono ad un buon livello e nonostante il periodo estivo sia quello di maggiore richiesta si riuscirà a far fronte al fabbisogno». Se nell’immediato le scorte non preoccupano, è anche vero che gli stoccaggi di gas sono tuttavia ad un livello più basso rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. «Purtroppo lo sapevamo già, sta accedendo ciò che avevamo prefigurato- commenta Giuseppe Greco, socio di Camer e presidente di Assopetroli Puglia. La chiusura dello Stretto determina una inevitabile crisi energetica; più sarà lunga maggiori saranno le ripercussioni. Si sperava che la tregua durasse ma siamo punto e a capo; in questo modo il mercato diventa nervoso perché si manifesta sempre di più la difficoltà di approvvigionamento. Sul fronte gas, c’è già più difficoltà di avere il Gnl e fare il riempimento degli stoccaggi di gas naturale in Europa; in Germania sono pieni al 40%, l’Italia è più avanti al 65% però nello stesso periodo dello scorso anno erano quasi pieni. Il rischio potrebbe essere che a fine anno siano quasi vuoti. Speriamo che si sblocchi quanto prima la situazione. Per i carburanti non vi è alcun problema per ora ma il discorso è simile; le scorte italiane hanno una valenza di novanta-centoventi giorni, decorsi i quali se l’approvvigionamento non è regolare si potrebbero avere problemi su varie basi di carico in Italia, con ripercussioni a macchia di leopardo. Per assurdo la base più sicura è quella Eni di Taranto perché utilizza il petrolio della Basilicata e quindi ha un approvvigionamento più sicuro rispetto a chi acquista petrolio o raffinati dall’estero. Occorre essere vigili».
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