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Caso Roggero: quando la politica divide, il diritto resta l'unica risposta

Caso Roggero: quando la politica divide, il diritto resta l'unica risposta
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Tp24 - Caso Roggero: quando la politica divide, il diritto resta l'unica risposta

La divisione politica e calcistica non aiuta a leggere con lucidità alcuni fatti tornati alla ribalta della cronaca italiana. A fare chiarezza, ancora una volta, può essere soltanto il diritto. Il primo caso, in ordine temporale, riguarda la condanna di Mario Roggero a 14 anni e 9 mesi di reclusione per duplice omicidio volontario, tentato omicidio e porto abusivo d’armi. La politica, nella persona del vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini, è andata a fargli visita in carcere, dichiarando: «Sicuramente ritiene di essere vittima di un’ingiustizia, di una pena eccessiva, e io ritengo che abbia ragione». Il gioielliere del Cuneese è stato condannato in relazione all’applicazione della legge n. 36 del 26 aprile 2019, recante “Modifiche al codice penale e altre disposizioni in materia di legittima difesa”, sostenuta dalla Lega, che all’epoca era forza di governo, con lo slogan “La difesa è sempre legittima”, e votata anche da Giorgia Meloni. Il riformato articolo 52 del codice penale stabilisce che la difesa debba essere proporzionata all’offesa e amplia la tutela anche «nel caso in cui il fatto sia avvenuto all’interno di ogni altro luogo ove venga esercitata un’attività commerciale, professionale o imprenditoriale». Nei giorni scorsi, a Bologna, è morto Abderrahi Fakir mentre era immobilizzato dalle forze dell’ordine. L’intervento era seguito alla chiamata di un cittadino al 118, che aveva segnalato la presenza di un «soggetto in crisi psichiatrica», facendo intervenire anche un’ambulanza. La persona è stata bloccata con l’utilizzo dello spray al peperoncino e successivamente immobilizzata dagli agenti con le mani dietro la schiena. Secondo le ricostruzioni, avrebbe più volte urlato «Aiuto», fino a perdere i sensi. La Procura ha dichiarato che «i fatti sono più estesi rispetto al video» e sono al vaglio le posizioni di due agenti che, insieme a quattro operatori sanitari, sono stati iscritti nel nuovo registro delle annotazioni preliminari, previsto dall’articolo 45 bis, il cosiddetto “scudo penale”, applicato per la prima volta. Si procede per l’ipotesi di reato di omicidio colposo. Non risultano invece iscritti altri cittadini presenti sulla scena, ripresa in un filmato girato da un residente. Gli inquirenti hanno spiegato: «Saranno svolte tutte le necessarie indagini con le dovute garanzie di legge, a partire dagli accertamenti di natura medico-legale, allo scopo di pervenire in tempi rapidi, secondo quanto previsto dalla normativa recentemente entrata in vigore, alla completa ed esaustiva ricostruzione dei fatti». Perché, al di là delle divisioni politiche e delle reazioni emotive, l’unica risposta possibile resta il diritto. Vittorio Alfieri

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