Come cambia il cfo in Italia: il ruolo di Andaf e il Cfo Award

La trasformazione del cfo in Italia. Intervista a Paolo Fanti di Andaf su certificazione, Cfo Award e il Congresso 2026 L’articolo Come cambia il cfo in Italia: il ruolo di Andaf e il Cfo Award è tratto da Forbes Italia .
C’è una figura che negli ultimi anni ha cambiato pelle più di qualunque altra nel management italiano: il chief financial officer. Non più solo custode dei numeri, ma stratega, innovatore, business partner. Non a caso oggi la maggioranza dei cfo ricopre ruoli che travalicano l’ambito strettamente finanziario, e sempre più spesso il passo successivo della carriera è la poltrona di ceo. A validare questa evoluzione, in Italia, c’è un punto di riferimento preciso: Andaf , l’Associazione nazionale dei direttori amministrativi e finanziari, oltre 2.600 soci, una community LinkedIn di 15mila follower che ogni settimana riceve la newsletter Andaf Focus Finance , diventata la bussola informativa dei ruoli apicali dell’area finance. È Andaf a presidiare la certificazione della professionalità del cfo — attraverso il programma Andaf cfo competence , fondato sulla prassi di riferimento Uni/Pdr 104:2021 — ed è Andaf a promuovere il Cfo Award , il premio che ogni anno seleziona non solo i migliori curricula, ma soprattutto i migliori progetti: un centinaio di candidature da tutte le industry in cui l’associazione è rappresentata, valutate da una giuria indipendente e celebrate in una cerimonia di premiazione che nel 2026 ha avuto come palcoscenico la sede di Snam, in collaborazione con Borsa Italiana. Alla guida operativa dell’associazione c’è Paolo Fanti , direttore generale e presidente del Comitato Scientifico, lui stesso esempio del percorso che racconta: venticinque anni da cfo prima di mettere la propria esperienza al servizio della professione. Accanto a lui un board che è un benchmark della finanza italiana: il presidente Agostino Scornajenchi , ceo di Snam, e un consiglio direttivo composto da cfo di imprese come Terna, Ferrovie dello Stato, Webuild, Engie, FiberCop. Lo abbiamo incontrato in vista del XLVIII Congresso Nazionale, in programma a Roma dall’8 al 10 ottobre. Perché il 2026 è un anno spartiacque per i cfo? Perché siamo dentro una doppia transizione energetica: quella delle aziende e quella dei professionisti. La prima è sotto gli occhi di tutti. Lo shock energetico non resta confinato alle bollette: entra nei listini, nella marginalità, nella pianificazione degli investimenti, nella valutazione del rischio di filiera. Le scelte sull’approvvigionamento energetico non sono più delegate all’ufficio acquisti: sono scelte strategiche che richiedono competenza finanziaria, visione di scenario e capacità di leggere un contesto geopolitico in rapida evoluzione. E qui il cfo è in prima linea. Ma c’è una seconda transizione, meno visibile e altrettanto decisiva: quella delle energie professionali. Ogni ruolo ad alta intensità richiede rifornimento — non solo di competenze tecniche, ma di energia relazionale, di senso di appartenenza. La domanda vera che ogni direttore finanziario dovrebbe porsi oggi non è solo ‘dove trovo l’energia per la mia azienda’, ma ‘dove trovo l’energia per me stesso e per la mia crescita’. E la risposta qual è? Un nuovo modo di apprendere ed evolvere professionalmente: mi piace definirlo networking mindset. Impariamo per connessione, e in questo modo apprendiamo molto più velocemente ed efficacemente, perché applichiamo intelligenza collettiva. Il modello formativo tradizionale — l’aula, il corso, il manuale — non basta più a stare al passo di un contesto che cambia ogni trimestre. Quello che funziona è il confronto reale tra pari: il cfo di un’utility che si confronta con quello di una manifattura, il finance director di una multinazionale che dialoga con il cfo di una scale-up. Ognuno legge lo stesso contesto con occhi diversi, e da quella diversità nasce la soluzione. È il motivo per cui Andaf non è semplicemente una rete professionale: è una learning community, la famiglia professionale di riferimento per chi vive ogni giorno la complessità della funzione finanziaria italiana. Il Cfo Award è l’osservatorio privilegiato su questa evoluzione. Che cosa distingue i candidati di successo? Esattamente questo: la capacità di connettere. In tanti anni di valutazioni — parliamo di un centinaio di candidature per edizione, su cinque categorie più i premi speciali, da Diamond a Nextgen — la caratteristica distintiva che abbiamo riscontrato nei vincitori non è mai la sola eccellenza tecnica, che diamo per scontata. È la capacità di governare i numeri con una grande conoscenza dei processi e delle dinamiche che guidano le persone. Non premiamo curricula: premiamo progetti che hanno trasformato le aziende. E non è un caso che molti cfo passati dal nostro percorso siano poi diventati ceo. Chi sa tradurre i numeri in narrazione, chi bilancia prudenza e coraggio, chi costruisce fiducia negli stakeholder attraverso trasparenza e governance, ha già in mano gli strumenti della leadership d’impresa. Il rischio più grande, per un cfo, è non correre rischi: chi si limita a presidiare la correttezza formale non sta proteggendo l’azienda, sta contribuendo al suo declino silenzioso. La certificazione Uni/Pdr 104 è un unicum nel panorama europeo. Perché conta? Perché in un mercato dove tutti si definiscono cfo, serve un’asseverazione terza e misurabile della professionalità. L’Andaf cfo Competence verifica competenze, esperienza e aggiornamento continuo secondo una prassi di riferimento nazionale: per questo Andaf è Exam Center per il conseguimento della certificazione professionale di cfo, dirigente preposto e controller. È lo stesso principio che guida la nostra partnership con Forbes nella selezione dei migliori cfo italiani: la validazione del profilo non può essere autoreferenziale. Una evoluzione che, anche grazie alla promozione congiunta con Icfoa, International Cfo Alliance, della quale Andaf è membro fondatore, sta giungendo ad una norma che verifichi e certifichi la professionalità anche a livello europeo con criteri condivisi. Lei parla spesso di “partecipazione attiva”. Cosa chiede ai cfo italiani? Ambizione evolutiva e disponibilità a mettersi in gioco. C’è un segreto che i migliori manager finanziari conoscono, spesso senza averlo mai tradotto in parole: quando la persona è quella giusta al posto giusto, l’energia non si consuma — si moltiplica. Il vero potere professionale nasce dal servizio: essere utili alla propria organizzazione, ai colleghi, al progetto collettivo. Per questo chiediamo ai nostri soci di essere non solo fruitori, ma testimonial e ambassador dei valori della professione: rigore, trasparenza, responsabilità. Essere socio Andaf significa fare rifornimento su tre livelli: competenze, attraverso la formazione continua sui temi che contano — dall’energia all’intelligenza artificiale, dalla geopolitica alla finanza sostenibile; connessioni, attraverso un network di manager di primissimo livello; energia, attraverso il senso di utilità che si genera quando si contribuisce attivamente. L’appuntamento è a Roma, dall’8 al 10 ottobre. “Il XLVIII Congresso Nazionale Andaf ha un titolo che è un manifesto: powering intelligence — energia e talento, motori del futuro. Tre giorni di confronto con i protagonisti dell’economia italiana e internazionale, sui due asset che decideranno la competitività del Paese: l’energia che alimenta le imprese e il talento che le guida. È un invito aperto a tutta la business community, non solo ai cfo: chi decide che la propria professionalità, il proprio senso di responsabilità e il proprio impegno quotidiano meritino di essere coltivati, condivisi e moltiplicati, al Congresso di Roma di ottobre troverà la una learning community pronta al futuro. L’articolo Come cambia il cfo in Italia: il ruolo di Andaf e il Cfo Award è tratto da Forbes Italia .
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