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Cosa compri con i token DeFi? La trappola delle crypto “inutili” (ma ben sponsorizzate)

Cosa compri con i token DeFi? La trappola delle crypto “inutili” (ma ben sponsorizzate)

Sai davvero cosa stai comprando quando entri su un token di governance legato a un protocollo DeFi che cresce ogni mese? Che tipo di asset porti davvero in portafoglio, quali diritti ti riconosce e quali invece non hai? E perché poi il prezzo resta quasi fermo, mentre l'ecosistema attorno a ... L'articolo Cosa compri con i token DeFi? La trappola delle crypto “inutili” (ma ben sponsorizzate) proviene da Criptovaluta.it® .

Sai davvero cosa stai comprando quando entri su un token di governance legato a un protocollo DeFi che cresce ogni mese? Che tipo di asset porti davvero in portafoglio, quali diritti ti riconosce e quali invece non hai? E perché poi il prezzo resta quasi fermo, mentre l’ecosistema attorno a quel token si sviluppa e si espande davvero ogni giorno? Governance token, cosa ti danno davvero Un token di governance ti dà il diritto di votare sulle scelte del protocollo, non a una quota automatica dei suoi ricavi. Il meccanismo che gira parte dei ricavi verso chi detiene il token si chiama value accrual, e spesso semplicemente non è previsto per molti token della DeFi. In allegato il ranking dei principali protocolli per Total Value Locked (TVL). Morpho (MORPHO) è oggi il terzo protocollo di lending con circa 7,30 miliardi di dollari di TVL, cioè il valore totale depositato dagli utenti. Secondo i dati di DefiLlama genera circa 221 milioni di dollari di fee annualizzate, eppure la quota che arriva ai detentori del token risulta pari a zero. Con Lido (LDO), primo protocollo della DeFi, con oltre 17 miliardi di dollari di TVL, il rendimento dello staking va a chi detiene stETH, mentre al token resta solo un riacquisto condizionato e indiretto. Invece su Ondo (ONDO), che tokenizza asset reali, la situazione cambia, perché ai detentori arrivano circa 8 milioni di dollari l’anno, una cifra reale ma comunque modesta. Il paradosso del 2026 Fin qui la logica più semplice direbbe che un token che non paga nulla dovrebbe valere meno di uno che distribuisce ricavi. I numeri di questo 2026 raccontano però una storia diversa, e vale la pena guardarli con attenzione. Morpho, che ai detentori gira esattamente zero, segna da inizio anno la performance migliore dell’intero gruppo con +94,41%. Aave invece ad aprile ha modificato la sua tokenomics e ha deciso di girare il 100% dei ricavi di prodotto alla community. Tuttavia il prezzo arretra invece del -35,63%. Anche Ethena, che cattura i ricavi tramite la sua forma in staking, chiude il gruppo con -57,19%. Il caso simbolo però è Uniswap che a dicembre 2025 ha acceso il fee switch e bruciato circa 100 milioni di unità. Il fee switch è l’interruttore che dirotta parte delle commissioni verso il token, il value accrual fatto alla maniera classica. Eppure il prezzo è rimasto debole e vicino ai minimi di ciclo. Anche Pendle che ai detentori paga oltre 20 milioni di dollari l’anno, resta in rosso del −15,08% con il TVL crollato dai massimi. Su alcuni di questi cali pesano anche fattori specifici, come l’hack che ad aprile ha colpito Aave. Il mercato, in questa fase, non premia chi ha acceso il fee switch, cioè l’interruttore che dirotta parte delle commissioni verso il token e i possessori. Cosa stai comprando davvero Il quadro che ne esce è forse scomodo ma conviene tenerlo a mente prima di ogni posizione. Quando compri un token come Morpho stai comprando soprattutto una scommessa sulla prospettiva dell’adozione, non un flusso di cassa. La spinta per Morpho è arrivata dagli accordi con nomi come Coinbase e Apollo, che portano volumi ma non ricavi verso di te. Su Ondo vale il ragionamento opposto, perché l’ecosistema corre davvero e cresce nel settore RWA, ma sul token grava ancora un pesante calendario di sblocchi fino al 2029. Resta sempre la vecchia regola di chiedersi cosa si compra. Chiedersi dove finiscono i soldi che il protocollo genera. Tuttavia, il 2026 ne aggiunge una seconda, perché per ora il mercato paga le aspettative dell’adozione più delle commissioni realmente girate al token.

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