Criptovalute, nel Regno Unito recuperati otto milioni di sterline di tasse evase in tre anni

A rivelarlo il Financial Times: nell’anno fiscale 2024/2025 sono stati 280 gli investitori a transare con il Fisco
Ammonta a otto milioni di sterline la cifra che il Fisco britannico ha incassato grazie ad accordi transattivi con centinaia di soggetti che avevano investito in criptovalute . A rivelarlo è il Financial Times , secondo cui nell’anno fiscale 2024/2025 sono stati 280 gli investitori a transare con il Fisco, per un valore complessivo di 3,5 milioni di sterline . Nel 2025/2026 il numero di accordi è sceso a 222, ma è aumentato il corrispettivo economico: circa 4,8 milioni di sterline. I numeri, spiega l’FT, danno la misura dell’impatto della campagna di disclosure volontaria lanciata dall’autorità fiscale britannica nel novembre del 2023, rivolta a coloro che non avevano dichiarato correttamente redditi o plusvalenze derivanti da Non-fungible tokens (Nft), exchange tokens come Bitcoin e utility tokens . Parallelamente era stato intensificato l’invio di lettere di sollecito a decine di migliaia di individui ritenuti possibili evasori. Nel Regno Unito, il trattamento fiscale delle criptoattività prevede che in caso di cessione, se la plusvalenza supera le tremila sterline , i guadagni siano soggetti alla capital gain tax . L’aliquota varia tra il 18 e il 24%, a seconda degli altri redditi del contribuente. Nel caso in cui il Fisco consideri la compravendita di criptovalute trading – hanno spiegato all’FT da Identomat, un fornitore di servizi di compliance nel settore finanziario – possono essere dovute anche imposta sui redditi e contributi previdenziali. Gli accordi, aggiunge il quotidiano economico britannico, arrivano in un momento in cui nascondere i proventi delle cripto diventa più complicato a causa degli standard di rendicontazione internazionali. Il Regno Unito, infatti, ha adottato il Cryptoasset reporting framework (Carf) dell’Ocse, che impone ai fornitori di servizi delle criptoattività di raccogliere e comunicare alle autorità fiscali le informazioni sui clienti e sulle transazioni . In particolare, da gennaio 2026 nel Regno Unito i provider devono acquisire i dati identificativi degli utenti, le informazioni sulla residenza fiscale e i riepiloghi delle transazioni. L’aumento dei controlli , nota l’FT, avviene in parallelo a un forte aumento della diffusione delle criptovalute nel Regno Unito. Secondo stime dell’Autorità britannica di vigilanza sui mercati finanziari, infatti, circa l’8% degli adulti del Regno Unito, ovvero 4,5 milioni di persone, possiede delle criptoattività. La domanda, inoltre, sarebbe più che raddoppiata rispetto al 2020. L’investitore medio possiede 2,250 sterline in cripto e solo il 16% ha più di 5mila sterline investite in criptoattività.
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