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Dal campo di rifugiati al Politecnico di Milano, il sudanese Charles si laurea in Ingegneria biomedica: “Offrirò il mio contributo per salvare vite”

Dal campo di rifugiati al Politecnico di Milano, il sudanese Charles si laurea in Ingegneria biomedica: “Offrirò il mio contributo per salvare vite”

Il coronamento del percorso dopo aver vinto il bando del progetto Unicore di Unhcr, Agenzia Onu. “Adesso vorrei restare a Milano per iniziare a lavorare, non ho preferenze tra ospedali e altro”

Milano, 23 luglio 2026 – Forse non si aspettava la corona d’alloro. E neppure un discorso tutto per lui, ieri, durante la cerimonia di proclamazione dei neo dottori in Ingegneria biomedica al Politecnico di Milano . Ancora meno, forse, avrebbe immaginato che il professor Luca Mainardi si sarebbe commosso nel raccontare la sua storia. Ma la realtà ha superato ogni aspettativa. D’altronde, quella di Charles Emmanuel Waru , trentunenne, è una laurea speciale: la prima magistrale conseguita al Politecnico da uno studente del progetto Unicore (University corridors for refugees) coordinato da Unhcr, Agenzia Onu per i rifugiati. Nato in sud Sudan, Charles si è trasferito in Uganda nel 2007, prima che scoppiasse la guerra civile. “Lì la mia famiglia – racconta in inglese – mi ha mandato per studiare, grazie al supporto di amici”, ed è arrivato a conseguire la laurea di primo livello in ingegneria biomedica. In Sudan nel frattempo la situazione peggiorava e lui ha trovato riparo in un campo per rifugiati. Il luogo da cui ha partecipato al bando per proseguire gli studi in Italia. Charles Emmanuel Waru rifugiato politico si e laureato oggi al Politecnico di Milano, Milano, 22 Luglio 2026 Ansa/Andrea Fasani "Felice della mia scelta” “Inizialmente – continua – avrei voluto diventare medico. Ma era un percorso troppo costoso e, soprattutto, molto competitivo. Per non parlare della selezione, che inizia fin dalle elementari. Però oggi non potrei essere più felice della mia scelta: voglio dare il mio supporto alla medicina come ingegnere contribuendo ad abbassare il tasso di mortalità grazie alla tecnologia” progettando e testando dispositivi e apparecchiature che possono salvare vite. Ma non solo. “Adesso vorrei restare a Milano per iniziare a lavorare, non ho preferenze tra ospedali e altre aziende. In futuro, chissà. Il mio obiettivo è aiutare le persone”. https://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/voglio-diventare-uningegnera-13d30984 E nel cuore porta sempre la sua Africa, dove non esclude di tornare quando avrà acquisito esperienza. “Non dimentichiamo che proprio grazie alla tecnologia è possibile darsi da fare in più modi”, collaborando anche a distanza. Intanto, ha svolto un tirocinio (che gli è servito anche per la tesi) guardando da vicino e partecipando ai “processi logistici e di assistenza – spiega – come “intermediario“ tra chi costruisce un macchinario medico e l’utilizzatore finale”. https://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/raffaele-detenuto-salvato-dalla-laurea-gjsl9l3b L’arrivo a Milano nel 2023 A Milano è arrivato a ottobre del 2023 dopo aver vinto il bando per le borse di studio messe a disposizione da più università italiane. Il destino lo ha portato al Politecnico. “Ha fatto il colloquio con me , on-line, dal campo di rifugiati in Uganda – ricorda il professor Mainardi, docente di Bioingegneria, ieri a capo della commissione d’esame – e oggi sono qui a proclamarlo dottore magistrale. È un cerchio che si chiude”. Al centro, “l’opportunità data ai talenti, di proseguire gli studi di alto livello”, in qualsiasi parte del mondo si trovino. “Questo significa garantire l’accesso all’istruzione, tra i diritti umani fondamentali”. https://www.ilgiorno.it/pavia/cronaca/un-milione-a-sei-cervelli-0c67a94d "L’università è una comunità” “Siamo orgogliosi di Charles – parole della prorettrice Isabella Nova , che ha portato i saluti della rettrice Donatella Sciuto –. L’università non è solo il luogo della conoscenza: è una comunità. Dimostriamo che i talenti non hanno confini”. Mettendo a disposizione le borse di studio per gli studenti rifugiati “non investiamo sui singoli ma nel futuro della nostra società”. Fiera anche la docente che ha seguito Charles come relatrice: Maria Gabriella Signorini, docente di Bioingegneria . E, a proposito di comunità: in questi tre anni, Charles ha trovato nuovi amici a Milano, in primis altri giovani rifugiati che studiano al Politecnico (ora ce ne sono 9, del progetto Unicore, e ne arriveranno altri tre) o nelle facoltà di altri atenei cittadini. I suoi amici hanno applaudito durante la proclamazione e gli hanno donato la corona d’alloro. Mamma e papà orgogliosi “Li ringrazio di cuore” , dice Charles, che in un giorno così speciale ha avuto vicini, seppure distanti fisicamente, anche i suoi genitori in Africa. “Ci siamo sentiti on line , prima della discussione della tesi. Erano raggianti”. Dopo l’incoraggiamento di mamma e papà , Charles si è presentato davanti ai professori, impeccabile ed elegante nel suo completo blu con la cravatta celeste. “Il vestito – racconta – l’ho comprato al centro commerciale Merlata Bloom. Ho preso la metropolitana e sono andato a sceglierlo”. Un altro ricordo milanese che porterà nel cuore.

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