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Dopo il tentato stupro, sulla pista ciclabile corre la paura: «Serve maggiore illuminazione»

Dopo il tentato stupro, sulla pista ciclabile corre la paura: «Serve maggiore illuminazione»

Aggressione sulla pista ciclabile tra Chieri e Riva: sorpresa, dispiacere e sgomento tra residenti e ciclisti che la ritenevano sicura È un misto di sorpresa, dispiacere e sgomento la reazione di ciclisti e passanti alla notizia dell’aggressione, ai danni di una signora sulla settantina - avv

È un misto di sorpresa, dispiacere e sgomento la reazione di ciclisti e passanti alla notizia dell’aggressione, ai danni di una signora sulla settantina - avvenuta nei giorni scorsi, intorno a mezzogiorno – in un luogo in cui gli intervistati, almeno fino a questo momento, non si sono mai sentiti o trovati in particolare pericolo. Si tratta della pista ciclabile che collega Chieri e Riva Presso Chieri. Ci troviamo nel tratto iniziale del percorso (o finale – a seconda della direzione presa), a pochi passi dal centro commerciale Il Gialdo. Ed è qui che, nello stesso orario in cui si è verificato lo spiacevole episodio, si trovano più persone. La concentrazione inizia poi a diradarsi man mano che si prosegue verso Riva. Come vengono meno illuminazione e lampioni, avvicinandosi al punto in cui è avvenuta l’aggressione, nei pressi del cavalcavia che sovrasta la pista, che, in quel tratto è circondata da campi, con un fosso che ne costeggia i margini. La presenza di illuminazione non avrebbe certamente influito in questo caso, avendo l’aggressione avuto luogo in pieno giorno, «ma, ad esempio, la mattina presto o in inverno, quando le ore di luce iniziano a diminuire, nel tardo pomeriggio, ci si ritrova ben presto immersi nel buio», segnala Samuele, un giovane che frequenta abitualmente la pista. «Mancano anche le telecamere – racconta Giuliana, che abita nella zona da circa tre mesi – se venissero introdotte ci sentiremmo sicuramente più tutelati. Fino ad ora, in ogni caso, non ho mai avuto problemi e sono venuta spesso qui a portare a spasso il cane. Certo mi guardo sempre le spalle se sono da sola, ma non mi è mai capitato di incontrare qualcuno che mi abbia fatto sentire non al sicuro. Anche mia figlia si è sempre sentita abbastanza tranquilla: vive qui da vent’anni e frequenta la pista la mattina presto prima di andare a lavorare. Poi, purtroppo, uno non sa mai quando possano capitare queste cose». Sulla stessa linea anche un ciclista che attraversa la pista più volte al giorno: «Anche questa mattina, ad esempio, lungo il percorso, mi sono imbattuto solo in due o tre corridori e ciclisti. Nessun individuo potenzialmente pericoloso». «A me capita spesso di utilizzare la pista proprio verso mezzogiorno – prosegue Samuele – sicuramente non è uno dei momenti in cui è più frequentata in estate, ma, fortunatamente non mi sono mai trovato coinvolto in situazioni spiacevoli. Dopo le 18, quando fa più fresco inizia ad esserci più gente a passeggio o che corre, oltre ad andare in bici. Il che può far probabilmente sentire, in ogni caso, più al sicuro».

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