«Droga party tra tossicodipendenti e spacciatori in via Monti, raccoglievano le siringhe dall'asfalto: così non si può vivere». La protesta dei residenti

MESTRE - «Un "festino" tra tossicodipendenti, spacciatori e prostitute in centro strada, sotto le nostre finestre e davanti ai nostri cancelli. Ad alcuni potrebbe sembrare un...
MESTRE - «Un "festino" tra tossicodipendenti, spacciatori e prostitute in centro strada, sotto le nostre finestre e davanti ai nostri cancelli. Ad alcuni potrebbe sembrare un evento eccezionale: per noi è la normalità». Gazzelle dei carabinieri e camionette dell'esercito sono tornate, anche lunedì sera, in via Monti, all'altezza del civico 12. Qui, attorno alle 21, una decina di uomini e un paio di donne stavano seduti in cerchio tra il marciapiede e il centro strada, scambiandosi dosi, aiutandosi l'un l'altro a iniettarsele con delle siringhe raccolte dall'asfalto, semi-nudi, con le braccia tappezzate di croste sanguinanti. LA PETIZIONE I residenti della via, un paio di settimane fa, avevano raccolto le loro firme e inviato una lettera al prefetto Darco Pellos, al questore Antonio Sbordone, al vicecomandante della polizia locale Gianni Franzoi e al presidente della Municipalità di Mestre Gennaro Marotta. Una petizione attraverso la quale chiedevano un presidio fisso delle forze dell'ordine lungo la via, e a cui era seguito prima un sopralluogo di Marotta e poi, lo scorso mercoledì 15 luglio, un incontro con il prefetto. In tale occasione, la massima autorità provinciale di pubblica sicurezza aveva annunciato di aver posto la situazione di via Monti all'ordine del giorno dell'ultimo Cposp (Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica), promettendo che avrebbe riproposto lo stesso tema anche al prossimo. Aveva poi assicurato che in tutto il quadrante che si stacca dalla stazione, si allunga verso via Giustizia e si dirama in Corso del Popolo, via Cappuccina e via Piave, saranno intensificati i controlli da parte delle forze dell'ordine. «Il prefetto ci ha poi raccomandato a noi di continuare a segnalare, documentare ciò che accade con foto e video e inviare il tutto alle forze dell'ordine e al Comune spiegano i residenti . Ed è ciò che abbiamo continuato a fare, compresa ieri sera». DANNI E FURTI «Sappiamo che chiedere l'intervento dei militari per far spostare queste persone altrove non risolve il problema afferma un altro appartenente allo stesso gruppo . Agenti e militari arrivano, aiutano noi e loro, ma poi il problema torna meno di un'ora dopo. Non siamo più in grado di vivere così». Ad abitare i marciapiedi di via Monti sono persone senza fissa dimora, lacerate da problemi legati alla tossicodipendenza, che si "guadagnano" da vivere con continui furti e che nella maggior parte dei casi, oltre a drogarsi, spacciano a loro volta. «Appena usciamo dalla porta ci troviamo circondati da gente piegata che vomita, nel migliore dei casi continuano i residenti . Nel tragitto dalla porta di casa fino alla macchina calpestiamo siringhe, aghi, cartine, bottigliette di plastica bruciate, stagnole, spazzatura». Durante il pomeriggio, i bambini bengalesi che vivono nel quartiere si trovano a giocare in questa strada, tra persone stese a terra che dormono, vetri rotti, escrementi umani e siringhe senza nemmeno più farci caso. «Speravamo che aver inviato una petizione con tanto di foto allegate ed essere stati ricevuti dal prefetto avrebbe cambiato le cose: non è stato così aggiungono i residenti . Personalmente, credo che la piaga sia ormai incurabile». Per procurarsi la droga, gli sbandati che vivono nel quartiere distruggono tutto ciò che trovano attorno a loro, nella speranza di racimolare qualche soldo. «Guai a lasciare anche soltanto qualche centesimo in macchina spiegano gli inquilini di un condominio all'incrocio tra via Monti e via Fogazzaro : spaccano subito i vetri per prenderli. I basculanti dei nostri magazzini, qui, sono tutti danneggiati: divelti dai tossicodipendenti per rubarci le bicicletta o qualsiasi cosa che gli faccia guadagnare anche soltanto una decina di euro rivendendola». Nonostante la petizione, i cittadini continuano a chiedere aiuto.
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