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Ex Ilva, il futuro appeso a un filo. Nuova gara, spauracchio che Jindal vuole evitare

Ex Ilva, il futuro appeso a un filo. Nuova gara, spauracchio che Jindal vuole evitare

Già poco prima della mezzanotte del 27 luglio, ad alcune ore dalla pubblicazione del decreto della Corte d?Appello di Milano, il gruppo siderurgico indiano Jindal aveva detto che pur...

Già poco prima della mezzanotte del 27 luglio, ad alcune ore dalla pubblicazione del decreto della Corte d’Appello di Milano, il gruppo siderurgico indiano Jindal aveva detto che pur in presenza del verdetto dei giudici sulla chiusura in 90 giorni dell’area a caldo perché inquinante, non si sfilava dall’operazione per l’ex Ilva. Nessun passo indietro quindi da parte del gruppo più accreditato a rilevare l’azienda, ma conferma dell’impegno “a portare avanti l’acquisizione del perimetro della ex Ilva di Taranto e Acciaierie d’Italia, inclusivo sia dell’area a freddo che dell’area a caldo, subordinatamente alla definizione dei relativi accordi, inclusa la realizzazione di un nuovo forno carbon free a Taranto”. Ora Jindal interviene con una lettera ai commissari di Ilva e di Acciaierie d’Italia e precisa che se prima della decisione dei magistrati si stava lavorando ad un contratto che prevedeva l’acquisto dell’area a freddo e la locazione dell’area a caldo - area a caldo che sarebbe stata gestita per pochi anni in attesa di costruire a Taranto un forno elettrico -, adesso, invece, propone di prendere tutto insieme, superando la locazione dell’area a caldo. E non avendo l’area a caldo, perché i giudici ne hanno ordinato la fermata, e non avendo neppure il forno elettrico, con quale acciaio Jindal alimenterà l’area a freddo? Spostando bramme per 4 milioni di tonnellate da un altoforno in India a Taranto, annunciano gli indiani, più altri 2 milioni a fine 2027 da un altro impianto in Oman. Questo in attesa di avere il nuovo forno elettrico. Per Jindal, serve decidere subito per non deteriorare gli impianti, non far perdere altri clienti all’ex Ilva, non pregiudicare l’occupazione e non aggravare la situazione finanziaria dell’azienda. Non vi è tempo per aprire una nuova procedura di gara, afferma Jindal, che chiede ai commissari di mantenere il sostegno pubblico di 800 milioni per fare il forno elettrico e la decarbonizzazione (si tratterebbe di ciò che é rimasto per l’impianto di preridotto a Taranto, che un recente decreto ha svincolato da Taranto e postato in termini generali sulla decarbonizzazione, ma comunque sarebbero risorse per l’ex Ilva). Ora, la puntualizzazione che Jindal ha fatto dopo la prima dichiarazione di lunedì sarà sicuramente valutata da Governo e commissari, ma non pare, almeno al momento, che possa cambiare le cose. Rivedere l’offerta e chiedere decisioni sollecite, è sembrato un tentativo di posizionamento da parte degli indiani per cercare di evitare che la riapertura della gara possa sparigliare le carte e far entrare in campo nuovi soggetti. Perché oggi Jindal è solo, visto che la proposta del fondo americano Flacks Group non è stata presa in considerazione poiché mancavano le garanzie finanziarie a supporto, ma se domani la gara dovesse essere riaperta o aggiornata nei termini, questo potrebbe far scendere in campo altri gruppi. Anche perché se con il bando di agosto 2025 sono state messe sul mercato area a caldo e area a freddo, adesso c’è solo l’area a freddo in quanto la prima va fermata. E l’area a freddo, essendo meno impattante ambientalmente e soprattutto non avendo vincoli giudiziari, potrebbe suscitare interessi in chi sino a oggi è stato defilato sull’ex Ilva. «Jindal prenderebbe comunque l’area a caldo pur senza poterla usare? Ma deve anzitutto comprare l’azienda e comprandola, entrerebbe in un iter autorizzativo la cui durata non è al momento stimabile» dice una fonte interpellata da Quotidiano, giudicando «molto problematica» la possibilità di concretizzare la nuova proposta di Jindal. A ciò si aggiunga che nel vertice di martedì a Palazzo Chigi il sottosegretario alla presidenza, Alfredo Mantovano, ha detto che dopo il responso dei giudici, bisogna riperimetrare la gara per l’ex Ilva sull’area a freddo. Già nella precedente offerta di Jindal l’area a caldo era marginale e ora, ribadisce un’altra fonte, l’eventuale aggiornamento della gara potrebbe far scattare nuovi interessi e fargli magari perdere la possibilità di entrare in Europa attraverso l’ex Ilva. E comunque, visti i tavoli che ha messo in cantiere la prossima settimana il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, prima del nuovo vertice a Chigi a settembre non accadrà nulla sulla gara. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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