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Femminicidio di Coriano, l’avvocata di Tania: “Le dissi che vivere così vicini era un rischio”

Femminicidio di Coriano, l’avvocata di Tania: “Le dissi che vivere così vicini era un rischio”

La testimonianza di Michela Zangheri, che seguì la donna nel percorso di separazione: “Desiderava solo una quotidianità libera da rancori e paure. Sognava la normalità. Poter uscire senza sentirsi giudicata”

Rimini, 17 luglio 2026 – Michela Zangheri , avvocata e componente di ND noidonne, aveva seguito Tania Sperindio durante la separazione dal marito. Dopo il femminicidio della 63enne , il suo racconto torna a quei giorni difficili. Il ricordo della legale restituisce il ritratto di una donna che aveva affrontato il percorso della separazione con grande determinazione, senza mai perdere quella sensibilità che la portava a preoccuparsi anche degli altri. “Più che gli atti del fascicolo, ricordo lei. Ricordo i suoi lunghi capelli, il sorriso luminoso , gli abbracci con cui salutava alla fine di ogni appuntamento. Non sognava una nuova esistenza straordinaria. Sognava la normalità. Leggere un libro in pace . Fare una gita con le amiche. Poter uscire senza sentirsi giudicata. Vivere una casa che non fosse più il luogo della paura delle parole, del controllo, dell’umiliazione quotidiana”. https://www.ilrestodelcarlino.it/rimini/cronaca/omicidio-tania-sperindio-coriano-yyzgai36 Nel rapporto tra Tania e l’ex marito , l’avvocata aveva colto alcuni elementi che l’avevano spinta a mettere in guardia la sua assistita. Secondo Zangheri, “Tania continuava a preoccuparsi anche dell’uomo da cui aveva scelto di separarsi. Sapeva delle sue fragilità. Per questo volle trovare una soluzione che gli consentisse di restare nella casa e nella campagna che rappresentavano tutto il suo mondo. Scelse di dividere quella villa in due abitazioni autonome, convinta che quella fosse la strada meno dolorosa per tutti, per i loro figli, per lui. Le parlai dei rischi. Le dissi che la vicinanza avrebbe potuto consentire il protrarsi di dinamiche di controllo e che, forse, la soluzione migliore sarebbe stata costruire due vite davvero separate. Lei mi ascoltò. Ma era fatta così. Come tante donne vittime di relazioni violente o profondamente oppressive, riusciva a vedere anche la sofferenza dell’altro . Cercava di proteggere tutti, persino quando stava imparando a proteggere sé stessa”. https://www.ilrestodelcarlino.it/video/femminicidio-di-tania-a-rimini-lex-marito-portato-in-carcere-c1fj1dte “La fine del percorso di separazione era stata una liberazione per Tania” Per la 63enne, conclude la legale, la fine del percorso di separazione aveva rappresentato un momento di liberazione. “Quando la separazione fu definita - ricorda Zangheri -, vidi nei suoi occhi qualcosa che raramente si dimentica. Non l’entusiasmo. La leggerezza . La serenità di chi sente di poter finalmente respirare”.

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