Fondi per gli ospedali, alla Puglia 114 milioni: si riaccende la sfida Nord-Sud

È ancora la sanità il primo terreno di scontro, legato anche (ma non solo) all?autonomia differenziata. Mentre la Puglia (così come probabilmente la Campania, guidata...
È ancora la sanità il primo terreno di scontro, legato anche (ma non solo) all’autonomia differenziata. Mentre la Puglia (così come probabilmente la Campania, guidata dal presidente Roberto Fico) prepara il ricorso alla Corte costituzionale contro le pre-intese di Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria approvate dal Parlamento e continua a chiedere strumenti di perequazione per evitare l'allargamento del divario tra Nord e Sud, il Governo porta in Conferenza Stato-Regioni il decreto che ripartisce 1 miliardo e 266 milioni di euro destinati all'edilizia sanitaria. In questo caso, risorse a fondo perduto. Per essere chiari, si tratta di un capitolo di spesa differente da quello che negli scorsi giorni aveva portato il sottosegretario alla sanità Marcello Gemmato ad annunciare fondi per 620 milioni destinati agli ospedali pugliesi in capo all’Inail. Infatti le risorse corrono su binari paralleli. I fondi annunciati da Gemmato sono funzionali alla realizzazione di strutture la cui proprietà resta in capo al soggetto realizzatore, che le concede in locazione all'azienda sanitaria dietro il pagamento di un canone annuo per 25 anni. Al contrario la quota regionale del miliardo e 266 milioni arrivata dal governo, finirà nelle casse regionali e potrà essere governata dall’amministrazione regionale. Nel dettaglio, alla Puglia spetteranno complessivamente 114,2 milioni di euro per dieci anni, quindi 11,4 all’anno, ma il criterio scelto per distribuire le risorse è destinato ad alimentare il confronto politico: i fondi vengono assegnati sulla base degli investimenti già finanziati negli anni precedenti e non introdurrebbero alcun meccanismo di riequilibrio tra i territori. È proprio questo uno dei punti sui quali il presidente della Regione Antonio Decaro e il Partito democratico pugliese hanno concentrato la loro battaglia nelle ultime settimane, sostenendo che il rafforzamento dell'autonomia regionale dovrebbe essere accompagnato da strumenti capaci di ridurre le disuguaglianze tra le diverse aree del Paese. Lo schema di decreto predisposto dai ministeri della Salute, Orazio Schillaci, e dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, mette a disposizione in tutto 126,6 milioni di euro all'anno dal 2027 al 2036 per proseguire il programma nazionale di ammodernamento della rete ospedaliera. La Puglia riceverebbe così la quarta quota più alta d'Italia con 114,2 milioni di euro, preceduta dalla Lombardia, che ottiene 219,3 milioni, dalla Sicilia con 139,9 milioni e dal Lazio con 125,4 milioni. Seguono Veneto con 107,1 milioni ed Emilia-Romagna con 98,6 milioni. Le somme saranno utilizzate per finanziare interventi di edilizia sanitaria, riqualificazione delle strutture e ammodernamento tecnologico degli ospedali attraverso i successivi accordi di programma tra Stato e Regioni. Più che l'entità delle risorse, però, è il metodo di riparto ad assumere un valore politico. Il decreto recepisce infatti il criterio già previsto dalla legge di Bilancio e distribuisce i fondi in proporzione agli interventi già finanziati attraverso il programma "Verso un ospedale sicuro e sostenibile". Restano invece fuori altri indicatori, come la popolazione residente, i fabbisogni sanitari o parametri capaci di compensare i differenti livelli di infrastrutturazione delle Regioni. In sostanza, il nuovo stanziamento fotografa gli investimenti già autorizzati e ne riproduce la distribuzione, senza introdurre correttivi destinati a ridurre gli squilibri territoriali. È un'impostazione che inevitabilmente si intreccia con il confronto politico sull'autonomia differenziata, dove proprio il tema della perequazione rappresenta uno dei principali punti di scontro tra Governo e opposizioni. Il provvedimento arriva, infatti, a pochi giorni dal via libera del Parlamento alle pre-intese con Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto, il passaggio che ha riacceso il dibattito politico dopo la sentenza della Corte costituzionale del 2024. Nei giorni scorsi Decaro aveva annunciato l'intenzione della Puglia di impugnare le pre-intese davanti alla Consulta, invitando anche le altre Regioni meridionali a seguire la stessa strada. Per il governatore, senza adeguati strumenti di riequilibrio il rischio è quello di ampliare il divario tra Nord e Sud, soprattutto in un settore delicato come la sanità. Una linea condivisa anche dal segretario regionale del Pd Domenico De Santis, che ha definito la perequazione una condizione indispensabile per evitare nuove disparità nell'accesso ai servizi. Il decreto sull'edilizia sanitaria non interviene direttamente sul trasferimento delle competenze previsto dall'autonomia differenziata. Tuttavia rappresenta uno dei primi provvedimenti nazionali destinati alle Regioni dopo l'approvazione delle pre-intese e, proprio per il criterio scelto nella distribuzione delle risorse, è destinato ad aggiungere un nuovo capitolo al confronto tra Governo e amministrazioni regionali. Dopo il passaggio in Conferenza Stato-Regioni potranno essere sottoscritti i nuovi Accordi di programma che consentiranno di avviare gli interventi finanziati con il nuovo stanziamento.
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