Giallo sull’Appennino, giovane trovata impiccata: il rebus del ferro da stiro

Compagno indagato per istigazione al suicidio, ma è a piede libero. Il cavo dell’elettrodomestico sarebbe compatibile con i segni sul collo
Reggio Emilia, 2 agosto 2026 – Una lettera d’addio che non convince e la corda di un ferro da stiro sulla quale si sono concentrati i sospetti degli inquirenti. A distanza di quasi un mese resta un giallo ancora tutto da chiarire la morte di Maria Daniela Hernández Ramírez, 31enne di origini colombiane. La donna era stata trovata senza vita in un appartamento di Marola, nell’Appennino Reggiano, il 5 luglio scorso. Ma quello che in un primo momento appariva essere un gesto estremo, potrebbe nascondere qualcos’altro. Maria Daniela Hernandez Ramirez, 31 anni Nell’abitazione con lei il compagno Niccolò Pampaloni Nell’abitazione con lei c’era il compagno Niccolò Pampaloni, 39 anni, originario di Lucca. Che da subito è stato indagato a piede libero con l’accusa di istigazione al suicidio, senza alcuna misura cautelare emessa nei suoi confronti. Un atto formale da parte della magistratura di Reggio Emilia per compiere accertamenti tecnici irripetibili. Il sostituto procuratore Maria Rita Pantani ha voluto vederci chiaro fin dal primo momento. Niccolò Pampaloni, 39 anni A chiamare i soccorsi lo stesso fidanzato A chiamare soccorsi e carabinieri è stato lo stesso fidanzato, riferendo loro di aver trovato la donna sulle scale con una corda al collo e di averle tolto il cappio per cercare di salvarla. Ma al momento dell’arrivo del personale sanitario, non c’era più nulla da fare. Il 39enne ha raccontato che avevano discusso qualche ora prima e poi di essersi rintanato a suonare in garage dove coltivava l’hobby della musica. Successivamente, mentre tornava al piano superiore, ha detto di averla trovata sulle scale. Gli investigatori hanno setacciato la casa Gli investigatori hanno quindi setacciato la casa, messa sotto sequestro (i sigilli sono stati tolti solamente qualche giorno fa). Sul tavolo della cucina è stata rinvenuta una lettera d’addio che spiegava le motivazioni del presunto gesto estremo, metà in inglese e metà in spagnolo. Un’anomalia che ha insospettito la Procura, disponendo una perizia calligrafica per accertare se è stata davvero scritta dalla mano della 31enne. Sequestrato un ferro da stiro Inoltre, i militari dell’Arma hanno sequestrato un ferro da stiro per analizzarlo. E dai primissimi accertamenti – ancora però da completare – parrebbe che il cavo possa essere compatibile con le lesioni al collo della donna. Dunque, stando all’ipotesi – non ancora formulata nero su bianco dalla pm, in attesa dei risultati definitivi dell’autopsia eseguita all’istituto di medicina legale di Modena – potrebbe essere stato questo l’oggetto che ha causato la morte di Maria Daniela e non la corda trovata di fianco al suo corpo. Entrambi brillanti ricercatori risiedevano in Germania I due da tempo risiedevano insieme in Germania dove studiavano. Entrambi brillanti ricercatori universitari, lui in ingegneria a Berlino e lei in biofisica a Bonn. Potendo lavorare anche in smart working, avevano deciso di passare un periodo di vacanze in Italia, scegliendo Marola, tranquilla e fresca località a 800 metri di altitudine. Avevano affittato per due mesi l’appartamento in cui poi Maria Daniela è stata trovata morta. “Possibile che si sia tolta la vita in vacanza, così all’improvviso?”, si mormora nel paesello di montagna. Così come la stessa famiglia della giovane, arrivata dalla Colombia il giorno successivo alla tragedia per effettuare il riconoscimento, non crede al gesto estremo. I familiari avrebbero infatti riferito agli inquirenti che la coppia stava attraversando un periodo problematico.
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