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Giliberti, l'intervista: «Seguii Grillo un chilometro a piedi. Vespa? Un padre»

Giliberti, l'intervista: «Seguii Grillo un chilometro a piedi. Vespa? Un padre»

Il leccese Mauro Giliberti è il nuovo corrispondente Rai a Bruxelles: step importante di una carriera iniziata quando era ancora sui banchi del Liceo, trent?anni fa. Uno che del...

Il leccese Mauro Giliberti è il nuovo corrispondente Rai a Bruxelles: step importante di una carriera iniziata quando era ancora sui banchi del Liceo, trent’anni fa. Uno che del giornalismo ha fatto una ragione di vita, che ha strappato a morsi il mestiere: studio, dedizione e caparbietà. E nel mezzo gli incontri, quelli giusti, che gli hanno cambiato la vita. Se fosse un film si potrebbe chiamare “Tutto in una notte” come quella in cui è diventato direttore di Telerama, dopo il ribaltone della redazione, nel 2006; o quella passata sotto casa di Beppe Grillo per rubare, letteralmente, la prima intervista Rai al comico pentastellato. L’esperienza all’estero era un tassello che mancava: «Qualcosa che ho sempre sperato di poter fare», dice. Giliberti, partiamo da questo ultimo - solo in ordine di tempo - traguardo. Come è arrivato? «Eravamo in Groenlandia, io e Vespa insieme, per un reportage che stavamo girando, e proprio in quei giorni è uscito il bando di selezione interna da corrispondente estero. Seguo l'estero da molti anni, ho fatto tutti gli eventi in Inghilterra, il funerale della Regina e l’incoronazione del nuovo Re, le elezioni americane di Trump, la diretta dai luoghi d’infanzia del nuovo Papa a Chicago. Ed ho sempre avuto il sogno di vivere all’estero per un periodo, ne ho parlato subito con lui, che mi ha incoraggiato a farlo, e ho partecipato al bando. Quando mi è stato proposto questo posto non ci ho pensato un attimo, perché la ritengo un’esperienza entusiasmante. Non sono mai stato così felice di lavorare con Vespa e a Porta a Porta, ogni giorno ero in un posto diverso, una cosa estremamente stimolante che crea un’adrenalina incredibile: per 16 anni sono andato in ufficio col trolley senza sapere cosa mi aspettasse. Vivere all’estero era una delle esperienze che mi mancava». Si trasferirà con la famiglia? «No, la mia famiglia resta a Lecce perché riteniamo che in questo momento sia il posto migliore al mondo dove far crescere i nostri due figli; è, per ora, il nostro centro di gravità permanente. Io verrò giù più spesso possibile e anche loro verranno a trovarmi ogni volta che potranno. Mi auguro però che magari mia figlia Adriana che inizia quest’anno il Liceo Ginnasio, tra qualche anno possa condividere con me un’esperienza di un periodo all’estero. Questo traguardo lo dedico proprio a mia moglie Lucia che mi consente di fare questa vita. Con uno sguardo al cielo a mio padre Marcello che ho perso troppo presto». Bruno Vespa, come lo definirebbe? Un padre, un capo esigente, un amico? «Non gliel’ho mai detto ma per me è come se fosse un padre, nel senso che io vado da lui quando ho veramente bisogno di sapere qual è la scelta giusta per me, se ho un’indecisione per il mio futuro; nelle scelte importanti della vita mi sono reso conto che lui mi ha sempre risposto nel mio interesse come farebbe un padre, e di questo lo ringrazierò per sempre. Però è anche un amico ed è un rapporto che si è costruito nel tempo: è partito come rapporto gerarchico e con la sudditanza psicologica di avere a che fare con una star della televisione italiana e un gigante del giornalismo, ed io ero, e sono ancora, un ragazzo di provincia che sta imparando il mestiere. Lui è una persona di estrema rigidità, per stare al suo livello l’errore non è ammesso, ma è anche una persona di grandissima umanità; ha un grande umorismo nella frequentazione privata ed è una delle persone più stimolanti che io abbia conosciuto. Frequentarlo è la fortuna più grande della mia vita. Mi ha dato grande fiducia, mi chiamava "il leccese". Credo di aver avuto anche una piccola parte nel suo innamoramento per la Puglia». Le tre tappe fondamentali della sua carriera? «La prima quando Giuseppe Vernaleone mi propose di fare la rassegna stampa a Canale8, di cui era direttore; non ero ancora maggiorenne, ci andavo prima di andare a scuola. Uscivo di casa presto con il mio motorino “Sì” e il vocabolario greco o latino. Anche il giorno del mio esame di maturità. Poi l’esperienza a Telerama: in una notte sono diventato direttore. Pagliaro ci pensava da tempo, una mattina alle 6 .30, il giorno dell’Immacolata, mi chiamò e mi disse: “Svegliati da oggi sei il direttore di Telerama”. Ci fu un cambio radicale di redazione in una notte: con l’apertura della redazione di Telenorba Salento andarono tutti via; Pagliaro ripose in me grande fiducia, costruimmo dal nulla una redazione giovanissima e aggressiva, di cui sono fiero, e di cui oggi tutti sono ancora giornalisti, ottimi, e ottime, professionisti, alcuni anche a livello nazionale. Con una chioccia che era l’attuale direttore, Gianfranco Lattante. Eravamo una grande famiglia». Poi la terza tappa, un ambiente completamente diverso. «Ci sono arrivato grazie ad uno degli incontri più importanti della mia vita. Avevo conosciuto per caso la collega Barbara Romano, mi chiamò un mio amico chiedendomi di aiutarla per un servizio su Vendola e Casini; poi nel corso delle indagini sul caso Scazzi, mi segnalò a Vespa per un aiuto con gli avvocati leccesi. Fu lei a fargli avere i miei Dvd e parlargli bene di me. Il primo giorno, Vespa mi chiamò e mi assegnò il primo servizio sul caso Daddario». Fortuna, studio, coraggio: cosa serve per arrivare in alto in questo mestiere? «La fortuna fa il 51% in ogni ambito della vita, anche in questo. La mia è stato l’incontro casuale con Barbara Romano. Studio e coraggio si dividono il resto, se hai coraggio e non studi duri poco, senza coraggio lo studio resta solo un esercizio personale». Il servizio o lo scoop di cui è più orgoglioso? «Sicuramente l’intervista a Beppe Grillo, la prima della Rai al pentastellato. Era impossibile da intervistare all’epoca, passai la notte sotto casa sua e al mattino lui uscì per andare a votare. Lo seguii per un chilometro con una telecamerina palmare, gli facevo le domande, non aveva capito che fossi della Rai, camminammo per un chilometro. Quando glielo dissi mi rispose: “Mi hai fregato occhi di ghiaccio. Vi ridurrò tutti con le telecamerine da 100 euro". Ecco, quello è il coraggio. Ma ho nel cuore le interviste a Re Carlo e Camilla e la diretta dalla casa d'infanzia di papa Leone a Chicago, in cui siamo stati la prima troupe ad entrare». Come vede oggi il giornalismo locale? Come è cambiato? «Per me è sempre bellissimo, il fatto che mi stia facendo un’intervista il Quotidiano è un grande orgoglio. Rimane un presidio immediato, ha una penetrazione meravigliosa ed è una palestra importante. E poi oggi abbiamo uno strumento che consente a tutti di essere giornalisti nazionali. I social se usati bene possono dare grande visibilità ai professionisti bravi e preparati». I consigli più importanti che le ha dato Vespa? «Me ne ha dati tanti. Il più importante, forse, non l’ho seguito. Il più curioso riguarda la paternità; sapendo che non lo avevo mai fatto mi disse che, se mancavo spesso da casa e quando c'ero non cambiavo i pannolini a mia figlia non potevo considerarmi un vero padre; lui disse di averlo fatto. Da allora ho iniziato a farlo anche io».

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