Giù dalla scarpata con l?auto. Il giudice ordina altre indagini

Troppi dubbi aleggiano sulla dinamica dell?incidente stradale in cui perse la vita il 21enne castellanetano Raffaele Laera. Ed è per questo che servono nuove e mirate indagini...
Troppi dubbi aleggiano sulla dinamica dell’incidente stradale in cui perse la vita il 21enne castellanetano Raffaele Laera. Ed è per questo che servono nuove e mirate indagini per fare luce sulla tragedia della strada, inizialmente valutata come incidente autonomo. Il colpo di scena nell’inchiesta sulla morte del ragazzo di Castellaneta che sognava di diventare un personal trainer, lo ha scritto il giudice Giovanni Caroli, con un provvedimento di quattro pagine. Un’ordinanza con la quale il magistrato ha rispedito al mittente la seconda richiesta di archiviazione del pm Raffaele Graziano per chiudere l’inchiesta sul dramma di Raffaele precipitato con la sua auto in una scarpata, nel centro di Castellaneta, mentre si trovava a poche centinaia di metri dalla casa in cui viveva con i genitori. L'esposto dei genitori Un punto d’arrivo per il pm del supplemento di indagine avviato dopo l’esposto formulato proprio dai genitori della vittima, da sempre convinti dell’esistenza di un’altra verità dietro la morte del figlio. In particolare, nella denuncia presentata dal loro legale, l’avvocato Emidio Attavilla, si chiedeva di accertare il ruolo che avrebbe avuto nell’incidente una macchina bianca presente sul posto quella notte del 17 settembre di quattro anni fa e sulla quale viaggiavano quattro ragazzi. Ad alimentare i sospetti dei genitori voci di paese ma anche rivelazioni raccolte tramite le indagini difensive condotte dal legale. Spifferi e rivelazioni sussurrate proprio sul ruolo che potrebbe aver svolto quella macchina nell’incidente che uccise lo sfortunato Raffaele. Si sospetta, in pratica che la vettura abbia contribuito, in qualche maniera, a far perdere al giovane il controllo della sua lancia. La macchina della vittima, infatti, sfondò una ringhiera mentre percorreva via Aldo Moro e precipitò nella scarpata, con la vettura che si ribaltò più volte su se stessa, diventando una trappola mortale per il giovane. La perizia La denuncia della famiglia di Raffaele, peraltro, è accompagnata da una accurata perizia di parte nella quale si evidenzia anche l’inadeguatezza della fragile barriera che l’auto di Raffaele sfondò quella sera prima di finire nel dirupo e innescare la carambola che non diede scampo al ragazzo. Su quella serie di elementi il pm aveva riaperto il caso, ipotizzando l’accusa di omicidio stradale e iscrivendo sul registro degli indagati due persone. Si tratta del giovane che sarebbe stato alla guida della vettura bianca e di un funzionario comunale, chiamato in causa proprio per quella protezione stradale ritenuta inadeguata. Le altre indagini Il supplemento di indagine condotto nei mesi scorsi, però, non era servito a far cambiare idea al pm Graziano. Il magistrato, infatti, aveva ritenuto che non ci fossero elementi nuovi e chiari per procedere con l’inchiesta. E così aveva definito il suo lavoro suppletivo con una seconda richiesta di archiviazione. Questa conclusione, però, ha dovuto fare i conti con l’opposizione presentata tempestivamente dall’avvocato Emidio Attavilla per conto dei genitori di Raffaele. Il giallo della morte del 21enne, quindi, è atterrato sulla scrivania del giudice Caroli che in camera di consiglio ha raccolto le osservazioni evidenziate dal legale nella sua corposa memoria. Una serie di ombre che riguardano la ricostruzione dell’incidente ma anche delle testimonianze. Circostanze che il giudice ha riportato nell’ordinanza con la quale ha indicato la necessità di effettuare nuove indagini. Una ulteriore attività con la quale, secondo il magistrato, occorre scandagliare proprio i sospetti inquadrati dal legale e dalla famiglia della vittima. Per andare alla ricerca, se c’è, di una verità diversa da quella sostenuta sino ad oggi.
This is a summary. Read the full article at the original source.
Read full article at quotidianodipuglia
