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“Giustizia e verità per Fakir”: la marcia (pacifica) dei 2mila al Pilastro. Spunta nuovo frame dalla bodycam di un agente

“Giustizia e verità per Fakir”: la marcia (pacifica) dei 2mila al Pilastro. Spunta nuovo frame dalla bodycam di un agente

Colletta della famiglia per il processo: superati già gli 8mila euro. I legali dei poliziotti sulla ferita alla testa di Fakir: dimostra che il sangue alla nuca c’era da prima

Bologna, 26 luglio 2026 – In ginocchio di fronte al luogo in cui Abderrahim Fakir è morto. Con il pugno alzato e gli occhi chiusi. In un minuto di silenzio per rendere omaggio alla vita spezzata del 42enne marocchino, deceduto durante un fermo di polizia a Bologna. A una settimana dalla scomparsa, al Pilastro una “marcia popolare” invade le vie del rione. Questa volta, come era successo la sera stessa della morte, senza violenza. Senza scontri, disordini o guerriglie. Un serpentone da almeno duemila persone che grida, composto, “giustizia e verità per Fakir”. Non ci sono mezzi blindati né agenti in tenuta antisommossa a scortare il corteo, monitorato esclusivamente da alcuni agenti della Digos e dei carabinieri del Nucleo Informativo. Alle loro spalle, ci sono almeno duemila persone, scese ancora una volta in strada in protesta contro la scomparsa del 42enne marocchino. Gli ultimi mesi di Fakir: l’ansia per il permesso, i ‘pellegrinaggi’ tra le case, le crisi psichiatriche e l’autolesionismo Bandiere e striscioni: "Verità e giustizia per Fakir" Striscioni, cartelle e bandiere In prima fila, tengono teso uno striscione, all’avvio della manifestazione, un gruppo di ragazzini, residenti del quartiere. Tra le loro mani, qualche cartello contro la polizia: “Aboliamola”, “fuori gli sbirri dai nostri quartieri”, “polizia assassina e razzista”. Frasi che vanno contro la militarizzazione di varie zone cittadine, denunciata più volte anche in questi giorni da collettivi, attivisti e residenti dei comitati. Il serpentone è poi partito, tra cartelli che immortalavo il fermo paragonandolo a quello di George Floyd, per una “marcia popolare” attorno al parco Mitilini. A ridosso del cantiere del MuBa, il Museo dei Bambini e delle Bambine tanto contestato nei mesi passati, sui muri della biblioteca compare un foglio: “Non siamo scarafaggi”, con l’immagine del contenimento del 42enne durante il quale è spirato. [In migliaia al Pilastro a chiedere giustizia per Fakir: video (atex.dam.standard.Video - p.DamVideo)] "Via Svevo diventi via Fakir” Da questa rabbia nasce una proposta: “Chiediamo al sindaco di cambiare la via dove è stato assassinato nostro fratello, in un omicidio di stato, e intitolarla con una targa a Fakir”, dice un uomo al microfono, dopo aver ricevuto la chiamata della moglie del 42enne. Dal Marocco, la donna ha chiesto “verità” per la morte del marito e ha ringraziato i presenti per la mobilitazione. Al Pilastro la marcia popolare per Fakir è stata pacifica (Foto Schicchi) Non mancano le critiche Non mancano critiche all’amministrazione locale e nazionale: “Fermiamo la deriva autoritaria”, recita uno striscione, mentre al megafono si grida al “patto criminale” tra Piantedosi e Lepore. A lui un cartellone dedicato: “Sindaco, chi ha voluto militarizzare i quartieri?”. Per le strade del Pilastro, oltre ai residenti, ci sono gli attivisti della galassia antagonista e dei sindacati di base, con Potere al Popolo. Uno degli ultimi interventi è netto nei confronti di chi “ha assassinato Fakir. Merita il peggio. Lo Stato non gliela farà pagare mai, dovremo fargliela pagare noi”. La raccolta fondi per le spese legali Intanto, la famiglia di Abderrahim, non presente all’iniziativa, fa sapere che con la raccolta fondi aperta per le spese legali sono stati raccolti e superati “ottomila euro con oltre 300 sostenitori”. Sul fronte indagini, domani (27 luglio) il pool di esperti della Procura si riunirà per le analisi sul corpo del 42enne. Fakir morto, spunta un nuovo video: chiazza di sangue sotto la testa Il frame della bodycam che mostra la ferita dietro la testa di Fakir Nuovo frame con la ferita alla testa di Fakir Nel frattempo, spuntano delle nuove immagini estrapolate dalla bodycam di uno dei due agenti. Un fermo immagine, nello specifico, dimostrerebbe, come sostiene l’avvocato Gabriele Bordoni che difende i due poliziotti, che la ferita dietro la testa se la sia procurata Fakir da solo, “sfregando il cranio contro l’asfalto, mentre mordeva la gamba a un poliziotto. È strisciato per terra e poi si è graffiato”.

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