Il gioielliere veronese che uccise un rapinatore: «Ho rivissuto l’incubo di 22 anni fa. Roggero andava assolto»

De Silvestri sparò e uccise un bandito durante una rapina nella sua gioielleria «Ero bloccato a terra. Ho pensato: la sua vita o la mia»
La voce di Alessandro De Silvestri è ferma e decisa, sostenuta da una piena convinzione, perfino da ardore, mentre dice: «Roggero andava assolutamente assolto. Gli ho mandato un messaggio su Facebook. Volevo fargli arrivare la mia totale solidarietà e vicinanza. No, non mi ha risposto e non so nemmeno se abbia potuto leggerle, le mie parole. Quel povero cristo ora ha ben altri problemi». Prende fiato e conferma: «Roggero ha subito un grave attacco alla propria incolumità e ha reagito. Penso si possa essere tutti d’accordo su ciò. Staremo a vedere se il presidente Mattarella gli concederà la grazia. Credo di sì». Da Grezzana alla montagna Bosco Chiesanuova è distante dall’afa della città. Sotto il cielo azzurro, bar e botteghe accolgono il riliassato brulichio dei turisti in cerca di aria fresca. E qui, in un appartamento in centro paese, la tranquilla vita da pensionato dell’ex gioielliere De Silvestri, ormai ottantenne, titolare fino al 2022 del negozio di preziosi a Grezzana che portava il suo nome, è stata scossa dalla notizia della condanna definitiva, a 14 anni e 9 mesi, di Mario Roggero per l’uccisione di due rapinatori, e per il ferimento del terzo complice. A De Silvestri è passato davanti agli occhi tutto quanto lui stesso ha vissuto, di molto simile, più di vent’anni fa. Era il pomeriggio del 5 agosto 2004. Due banditi, fingendosi clienti, erano entrati nella sua gioielleria di via Roma, a Grezzana, e avevano dato avvio al loro piano. Spinta a terra la commessa, avevano minacciato De Silvestri a pistole spianate. Ma lui aveva reagito. Ne era nata una colluttazione, al termine della quale il gioielliere aveva esploso due colpi con l’ arma, ferendo a morte uno dei due banditi. L’altro si era dato alla fuga in moto. Contrariamente a Roggero, De Silvestri non venne condannato: riconosciuta la legittima difesa, il caso fu archiviato. La ricostruzione De Silvestri, che in un’intervista a L’Arena una decina d’anni fa aveva ribadito: «Se sparerei ancora? Sì, in quei momenti non puoi ragionare», nel tempo è rimasto dello stesso avviso. Benché, nonostante tutto, riconosca una differenza sostanziale con la vicenda di Roggero: «La mia reazione era stata dentro il negozio, con il tentativo di rapina in corso. La mia commessa era bloccata sul pavimento e uno dei due uomini la stava ammanettando. L’altro mi puntava l’arma perché gli consegnassi i gioielli. Sentivo la canna premere contro la mia testa. Ma sono riuscito ugualmente ad afferrare la mia pistola dal bancone e con il calcio ho tentato di colpire il bandito al capo per tramortilo, per farlo svenire. Lui, però, era molto più forte di me». «In quell’istante, nella mia mente, è passato un pensiero preciso: è la sua vita o la mia. E ho sparato». «Ricordo poi le lunghe ore passate in negozio», riprende. «Io in piedi, mentre le forze dell’ordine compivano i rilievi fino quasi a notte. Fui rinviato a giudizio inizialmente per omicidio volontario, poi trasformato in colposo». Ha avuto paura di essere condannato? «No, il mio avvocato mi aveva rassicurato: la mia era stata legittima difesa». E torna sul caso Roggero: «Lui ha sbagliato a sparare alle spalle. Però lo capisco. Quando subisci il trauma di una minaccia mortale con una pistola puntata contro, l’unico pensiero è quello di difendere te stesso e i tuoi collaboratori, i tuoi cari. È una reazione istintiva, non puoi ragionare. Non si può capire l’esasperazione che ti prende. Tanto più se non è il primo attacco che subisci. Ecco perché, secondo me, si tratta comunque di legittima difesa». Un’attività di famiglia De Silvestri subì altre rapine, sia prima sia dopo il 2004. In quella del maggio 2014, lui e sua moglie Rosanna vennero picchiati brutalmente. Ha mai pensato di smettere di fare un mestiere tanto pericoloso? «No, e se fossi giovane lo farei ancora», risponde lu. «Era l’attività fondata a Bosco dai miei genitori negli anni Venti e portata avanti da noi figli. Poi io e mio fratello ci dividemmo e io aprii il mio negozio a Grezzana». Attività che, dopo tante traversie, De Silvestri, senza figli, ha definitivamente chiuso un paio di anni fa. «Mattarella concederà la grazia a Roggero, deve farlo. Io ne sono convinto».
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