Il Napoli fa 100 anni, l'idolo Ruud Krol: «Mai visto un amore così grande, ogni volta qui scopro la felicità»

Bentornato Krol, a Napoli è ormai di casa. «Ho un appartamento in zona Mergellina. Ogni due-tre mesi ci torno, non si può stare troppo tempo lontano da questa...
Bentornato Krol, a Napoli è ormai di casa. «Ho un appartamento in zona Mergellina. Ogni due-tre mesi ci torno, non si può stare troppo tempo lontano da questa città». Stasera è d'obbligo non mancare. «Non me la sarei mai persa la festa dei cent'anni». È una delle "Leggende del Napoli" che il club ha invitato per un ideale e iconico passaggio di consegne. «Una bellissima iniziativa, Napoli merita una festa del genere. Non si deve scendere in piazza solo quando si vincono gli scudetti». Un'esperienza simile ha coinvolto Krol un anno fa. «Il compleanno dell'Ajax. 125 anni di storia e di vittorie, festeggiati allo stadio davanti a 50mila tifosi». Evento da ricordare? «È stato fatto bene. In campo c'erano tutti i trofei conquistati dal club, non sono pochi. In occasioni simili è bello ritrovarsi, anche se del nostro squadrone siamo rimasti in pochi, sette se ricordo bene». Il Napoli di ieri e quello attuale si scambiano il testimone oggi. «Prevedo una bellissima serata, qui c'è più passione e sentimento che altrove». La maglia azzurra dimostra i suoi cent'anni? «Ovvio. In città il calcio non è soltanto tradizione, è quasi una religione. Soltanto chi ha giocato nel Napoli può capire l'effetto che fa quando metti addosso questa casacca. Non stiamo parlando di una realtà emergente ma di una squadra che ha scritto la storia del calcio». Cosa trasmette realmente il napoletano al Napoli? «Un senso di appartenenza incredibile. È difficile spiegarlo a parole ma è come se l'affetto della gente ti gonfiasse il cuore». Emozionato? È banale paragonare il palco di stasera al prato del Maradona? «Certo che sono emozionato. Sono tornato allo stadio per la festa scudetto e per l'esibizione di noi Leggende due mesi fa ma non sono mai stato in piazza. È come ricevere l'abbraccio di tutta la città mentre al Maradona sono i tifosi che ti abbracciano». Un secolo di vita, quattro scudetti: pochi? «Questo dà l'idea di quanto grande sia la passione e l'attaccamento dei napoletani». Un anno dopo l'addio di Krol arrivò Maradona. «Aver fatto parte di un certo periodo storico è un gran bel ricordo. Diego è stato immenso, peccato non essere riuscito a conquistare lo scudetto prima di lui, ci andammo soltanto vicino». Quello resta il ricordo più brutto? «Andammo a sbattere contro il muro del Perugia, ancora oggi non me ne capacito. La città l'avrebbe meritato, più di altre volte. Fu la stagione del terremoto. Vincere sarebbe stato un balsamo pazzesco, fummo primi fino a cinque giornate dalla fine». E il ricordo più bello? «Il coro dello stadio ogni volta che entravo in campo: Rudy, Rudy». Il migliore amico di Krol a Napoli? «Bruscolotti. Eravamo sempre insieme, mi ha fatto conoscere e apprezzare Napoli e i napoletani. E Mary, la moglie, che ha trasformato le mie abitudini». Cioè? «Quando sono arrivato mangiavo soltanto pollo. Le altre cose non mi attiravano pur non avendole mai assaggiate. Giustamente mi fece notare: assaggia prima e poi giudichi. Così mi sono legato alla pasta, alla pizza, alla mozzarella, insomma a tutta la cucina napoletana. Dopo è accaduto il contrario: adesso mangio soltanto i vostri piatti tipici». È andato via Conte, c'è Allegri. «Antonio mi piace tanto, ha fatto miracoli in due anni. Valutiamo Allegri tra qualche mese ma deve sapere che per vincere c'è bisogno di lavorare molto duramente. Se ti chiami Napoli devi sempre competere per lo scudetto».
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