Il rettore “rock” al Carlino: “Coraggioso, visionario e condiviso, il mio primo anno alla Politecnica. Piazza Roma come Times Square”

Intervista al Magnifico Enrico Quagliarini ieri nella nostra redazione: “Dico che sono stato eletto per caso perché di candidarmi nemmeno ci pensavo. Non ho promesso niente a nessuno e ora sono libero di scegliere”
Magnifico, tre aggettivi per il primo anno da rettore? “Un anno coraggioso. L’ho detto all’inaugurazione dell’anno accademico, continuerò a ribadirlo. Le scelte che bisogna fare nella vita devono essere dettate dal coraggio, non dalla paura. Altrimenti si sbaglia. Bisogna saper osare, accettare il rischio che un investimento vada bene o male. Perché le scelte che stiamo prendendo avranno un impatto sul territorio, dalla didattica alla ricerca, dalla parte amministrativa all’apertura di nuovi corsi. Penso al modello del nostro Foundation Year, con il quale cercheremo di attrarre studenti dal centro Asia: per sei mesi studieranno lì, imparando i rudimenti della lingua italiana, gli altri sei verranno da noi. A Fabriano, per dare due risposte: contrastare lo spopolamento e il calo demografico, mentre li formiamo per il futuro”. Gli altri due aggettivi? “Visionario. Perché è necessario sapere qual è la direzione da prendere. La nostra è un’Università nata nel 1696, è giovanissima se paragonata ad altre con storie secolari. Ma abbiamo fatto passi da gigante, nel tempo. Possiamo crescere ancora nell’internazionalizzazione, anche se abbiamo quasi il 12 per cento di studenti stranieri, e continuare a dare risposte alle Marche intanto che scaliamo i ranking, come dimostrano gli ultimi due rapporti (Univpm si conferma al secondo posto tra gli atenei medi statali per il Censis e raggiunge, per il Qs World University Ranking 2027, la 662esima posizione mondiale, +142 posizioni, e il 22esimo posto in Italia, ndr). Lavoriamo pure per aumentare le risorse da investire e da mettere a sistema per il territorio, da ricercare anche con bandi competitivi e Terza Missione. Servono attrattività e capacità di trattenere. Terzo aggettivo per l’anno, condiviso. Ogni scelta è stata concertata con la comunità. La vera forza sta nel cambiare idea: confrontarsi, ascoltare e scegliere insieme”. Oggi ci saranno migliaia di persone in piazza Cavour e sarà una vera festa per laureate e laureati Ha gettato le fondazioni, l’ingegnere Quagliarini. Ma quanto ci vorrà per costruire l’Università che ha in mente? “Per certi processi ci vogliono anni. Ma siamo partiti, a novembre, da alcuni parametri dov’eravamo più deboli provando ad incidere. Non mi aspettavo certi balzi in avanti, ma siamo stati bravi. Non prendo meriti, c’era una buona base: abbiamo però lavorato, e insisteremo, su punti scoperti”. Il magnifico rettore Enrico Quagliarini durante l'intervista al Carlino Dieci anni di lauree in piazza coincidono con la sua “prima” cerimonia: sensazioni? “Grande emozione, dopo San Benedetto e Fermo. Domani (oggi, ndr) ci saranno migliaia di persone in piazza Cavour e sarà una vera festa per laureate e laureati. Un abbraccio che Ancona riconoscerà agli studenti e che loro restituiranno alla città. Un rapporto biunivoco. Noi siamo al servizio degli studenti e faremo festa nella città che li ha accolti. Loro non dovranno scordarsi delle radici, che nutrono ma non sempre trattengono. Per cui, spero portino dietro il nome di Univpm e Ancona”. Ecco, Unvipm e Ancona: quella sinergia sta crescendo per rafforzare la città universitaria? “Sì, ma anche grazie ad una comunicazione efficace e iniziative come le lauree in piazza sono convinto si possa consolidare il legame. Certo, c’è ancora da fare”. Si riferisce, ad esempio, ai nodi trasporti e alloggi? “Beh, noi come Università copriamo la tratta fino al polo di Montedago e investiamo sul trasporto. Come ha fatto, e sta facendo tanti sforzi, anche l’amministrazione comunale. Penso poi alla Card per gli studenti. Sulle residenze, proprio stamani (ieri, ndr) ho ricevuto la notizia che Cassa Depositi e Prestiti finanzierà un nuovo studentato in via Saffi: lo avevamo inserito nella programmazione. Ma sapendo che, quando a regime serviranno 2.500 posti, ce ne saranno quasi 900 disponibili. Bisogna insistere. Da un lato nell’attrarre investimenti privati. Dall’altro anche con l’Erdis, e ne ho parlato nella Conferenza dei rettori, affinché aumentino gli investimenti per Ancona. Così a Macerata, dopo quelli fatti a Camerino e Urbino. Mi batterò come un leone. Abbiamo una grande sfida davanti, con affaccio sulla Capitale della cultura 2028”. Qui ad Ancona è alta la qualità del vivere. Ma è soprattutto una città sicura Dossier che vi ha visti protagonisti. “Esatto, perché siamo consapevoli che la città abbia potenzialità incredibili da far conoscere. Sa perché riusciamo ad attrarre studenti dall’estero?”. Dica. “Perché parlando con Istituzioni e famiglie, si comprende che qui ad Ancona è alta la qualità del vivere. Ma è soprattutto una città sicura. Le comunità straniere lo riconoscono: c’è sicurezza per i giovani e i genitori si sentono tranquilli”. All’orizzonte? “Saremo tra i primi in Italia ad accogliere, all’ex Palazzo di vetro che stiamo riqualificando con 23 milioni, l’Open Innovation Lab. Una novità per le Marche. Creeremo connessioni tra mondo accademico, imprenditori e investitori. Come dicono gli anglosassoni, cammineranno sullo stesso marciapiede. Cioè, in quell’hub si condivideranno spazi fisici comuni grazie ad un processo che inizia a monte, non a valle. Sarà uno dei primi gate di Cineca, creando un’infrastruttura di servizi tecnologici e intelligenza artificiale in un progetto finanziato dall’Unione europea per avviare una Ai Factory, che potrà dare potenza a piccole e medie imprese e startup innovative. Piano terra, primo e secondo per il territorio, coinvolgendo stakeholders per un quota ma immagino che anche la Regione potrà essere parte attiva, il terzo per gli uffici di trasferimento tecnologico. Vuol sapere il mio mantra?”. Qual è? “Che la piazza Roma del futuro assomigli a Times Square. L’aula studio appena inaugurata in osmosi con la cittadinanza, il nuovo Palazzo del Rettorato e il Palazzo di vetro che sarà. Immagino uffici operativi 24 ore su 24 e sette giorni su sette? S’innescherà un processo per il quale tutti tenderanno a migliorare”. Le piace la definizione di ‘rettore rock’? Il magnifico rettore Enrico Quagliarini “Mi piace molto. Se do questa sensazione sì. Ho una missione, ho sei anni che non posso sprecare, a servizio della mia Università, degli studenti e del territorio”. La canzone che non manca mai in auto? “Good Riddance (Time of your life) dei Green Day”. Da quando è rettore, il momento più bello? “In sincerità, le dico questa intervista. Sono stato a mio agio, si è creata empatia personale e vi ringrazio. Tra quelli collettivi, al passaggio di consegne quando ho ringraziato di cuore quelle persone che hanno creduto in me. Sa, quando ho scelto di candidarmi neppure ci pensavo. Mi definisco rettore per caso. Dirigevo un Dipartimento, due volte premiato come ‘d’Eccellenza’, ero benvoluto. Ma forse vedevano in me una persona che dialogava con tutti, con buonsenso e me lo hanno chiesto. Purché, mia condizione, fosse stato un discorso unitario: per il mondo di oggi, non possiamo più dividerci nelle battaglie comuni. Basta far prevalere le ideologie, che non portano da nessuna parte. Ben vengano, invece, le opinioni altrui, facendole esprimere con educazione e rispetto, per poi trovare una sintesi. Allora ho parlato con tutti, proposto la mia visione e non ho promesso niente a nessuno. Sono libero, libero di scegliere. Sento una grande responsabilità nel mettere a terra la mia visione”. E un rammarico? “Uno, sì. Tengo molto a lavorare in squadra e mantengo la parola. Magari perdo la battaglia che mi aspetta, ma non cambio per vincere a tutti i costi. Ecco, alcune persone con cui ho condiviso una buona parte del cammino si sono fatte da parte. Ma ho trovato più forza ed energia per uscire dal guscio. Non si direbbe, ma sono timido. Lavoro su me stesso”.
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