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Imballaggi, scatta la stretta Ue: cosa rischiano le aziende italiane

Imballaggi, scatta la stretta Ue: cosa rischiano le aziende italiane

Dal 12 agosto in vigore il nuovo regolamento sul packaging. Sanzioni pesanti per chi non si adegua

Roma, 18 luglio 2026 – Il conto alla rovescia è quasi terminato. Il prossimo 12 agosto entreranno in vigore le norme principali del PPWR , il nuovo Regolamento europeo sugli imballaggi e i loro rifiuti. Si tratta di una vera e propria rivoluzione che andrà a colpire una filiera italiana enorme , dal valore di oltre 51 miliardi di euro. Nonostante la scadenza sia imminente, moltissime imprese si trovano ancora in forte ritardo. Il rischio? Multe salatissime che, nei casi più gravi, possono toccare i 10 milioni di euro o il 4% del fatturato aziendale. Non solo materiali: la rivoluzione è nei dati Il primo errore da non commettere è pensare che basti sostituire un materiale o alleggerire di qualche grammo una bottiglia di plastica per essere in regola. La vera sfida non è solo tecnica, ma anche documentale. Con il nuovo regolamento, la sostenibilità non potrà più essere una semplice promessa o uno slogan pubblicitario: dovrà essere misurata, dimostrata e certificata. Le aziende dovranno creare per ogni imballaggio un "Fascicolo Tecnico" e una "Dichiarazione di Conformità Ue" aggiornati. I vecchi documenti non saranno più validi. "Molte organizzazioni pensano che il problema sia cambiare un materiale", spiega Stefan Grbovic, CEO di TreeBlock. "In realtà la sfida sarà dimostrare, con dati affidabili e documenti alla mano, che ogni singolo requisito europeo è stato rispettato". Chi rischia di più? I settori nel mirino La nuova normativa colpirà trasversalmente quasi tutto il mercato italiano , ma ci sono settori decisamente più esposti di altri. Food & Beverage: assorbe da solo quasi l'80% degli imballaggi prodotti in Italia. E-commerce e logistica: un mercato che in Italia vale quasi 59 miliardi di euro e che ora dovrà cambiare le proprie abitudini. Per le spedizioni online, infatti, lo "spazio vuoto" all'interno dei pacchi non potrà superare il 40% del volume totale, così da evitare sprechi e viaggi inutili. Cosmetica e Farmaceutica: settori da sempre legati a packaging complessi e protettivi. C'è inoltre una novità fondamentale sulla responsabilità: da agosto il "fabbricante" non sarà più solo chi produce fisicamente la scatola o il flacone, ma l'azienda che vende il prodotto con il proprio marchio. Chiunque metta il proprio brand su una confezione sarà responsabile della sua conformità, anche se l'ha acquistata da fornitori esterni. Guerra al Greenwashing: stop alle parole al vento Il regolamento sugli imballaggi è solo il primo passo di una strategia europea più ampia. Dal 27 settembre 2026 scatteranno infatti anche le nuove sanzioni contro il greenwashing. Scritte come "green", "eco" o "amico dell'ambiente" non potranno più essere usate con leggerezza sui prodotti. Se un'azienda dichiara che il suo packaging è sostenibile, dovrà avere prove scientifiche e matematiche per dimostrarlo. In caso contrario, scatteranno le sanzioni milionarie. Come muoversi: i passaporti digitali Per non farsi trovare impreparate, le imprese devono iniziare a tracciare la storia dei propri prodotti. È qui che entra in gioco la tecnologia. Strumenti digitali come il Digital Product Passport (il passaporto digitale del prodotto) permettono di raccogliere in un unico file accessibile tutte le informazioni ambientali del packaging, dalla nascita allo smaltimento. Piattaforme software aiutano le aziende a organizzare questi dati complessi in modo chiaro e trasparente. L'obiettivo è farsi trovare pronti con dati solidi quando busseranno alla porta per i controlli. Chi si muove in anticipo non eviterà solo le multe, ma conquisterà la fiducia di clienti e partner commerciali.

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