Incendi, Puglia sotto assedio. L'appello dei vigili del fuoco: «Servono prevenzione e mezzi»

«È emergenza incendi, servono risorse e interventi legislativi»: la Puglia, stretta dalla morsa del fuoco, chiede un intervento del Governo. Non solidarietà o aiuti...
«È emergenza incendi, servono risorse e interventi legislativi»: la Puglia, stretta dalla morsa del fuoco, chiede un intervento del Governo. Non solidarietà o aiuti temporanei, è improrogabile un piano di prevenzione strutturale operativo dodici mesi all’anno: pulizia delle aree boschive, fasce di rispetto, linee tagliafuoco. Da affiancare ad un ritorno alla coltivazione dei campi, ad incentivi contro l’abbandono ed anche ad un cambio radicale di mentalità. Gli ultimi giorni sono stati un bollettino di guerra: ieri pomeriggio sul Gargano a Peschici, venerdì a Rivabella sull'arco Jonico gallipolino, nelle ultime settimane roghi violenti nel parco di Punta Pizzo, sempre a Gallipoli, ad Ugento nel Salento, in Capitanata. Ettari di macchia mediterranea in cenere. L'appello Ma cosa non funziona? Non si tratta più di episodi circoscritti, ma di una vera emergenza che coinvolge tutte le province. Dalla Flai Cgil Puglia l’appello al Governo. «Di fronte a una crisi di queste proporzioni – dichiara il segretario generale pugliese, Antonio Ligorio – l'ordinaria burocrazia rappresenta un rischio inaccettabile per la sicurezza collettiva. Sosteniamo con forza l'appello dei sindaci e dei presidenti delle Province affinché vengano adottate misure straordinarie, ma ribadiamo che la difesa del territorio passa inevitabilmente dal rafforzamento del sistema antincendio boschivo e dal potenziamento delle tutele contrattuali e delle giornate lavorative di chi opera ogni giorno in prima linea contro le fiamme. Non chiediamo solidarietà, ma attenzione, presenza e risposte concrete». Sulla gravità della situazione è intervenuto anche il segretario generale della Flai Cgil Lecce, Alessandro Fersini: «Questi episodi – spiega – raccontano un'emergenza ambientale e sociale senza precedenti, che rischia di restituire un paesaggio fatto di cenere e macerie. È indispensabile trasformare l'attenzione verso il nostro territorio in interventi legislativi concreti che consentano agli enti competenti di disporre di personale e mezzi adeguati e di programmare la lotta agli incendi boschivi durante tutto l'anno, puntando finalmente su una prevenzione strutturale e non soltanto stagionale». Tutelare il territorio, insomma, costa, denaro e impegno. Servono investimenti e azioni puntuali. «Quando intervengono i vigili del fuoco- spiega Alessandro De Giorgi, segretario provinciale della Uil FP Vigili del Fuoco di Lecce- è già emergenza. Occorre chiedersi cosa si poteva fare prima. Dalla pulizia dei canali, a quella dei boschi e del sottobosco, ma anche le linee di rispetto, aree tra i 10 e i 30 metri che evitano il propagarsi dell’incendio. Queste fasce, realizzate attraverso l’abbattimento di alcuni alberi e la ripiantumazione altrove, garantiscono la difesa dal fuoco, ma garantiscono anche vie di esodo, di sicurezza e di attacco all’incendio da parte delle squadre antincendio. Sono necessarie perché l’incendio non si propaghi; servono inoltre le fasce di protezione a difesa delle abitazioni in campagna che puntualmente non vengono fatte. Sono cose che interessano sia i privati che soprattutto gli enti competenti come la Regione, i Comuni, gli enti di bonifica che purtroppo spesso sono assenti. È stato fatto pochissimo; ci sono tante azioni da mettere in campo: la potatura degli alberi ad almeno due metri e mezzo di altezza, la distanza degli stessi a cinque metri dalle abitazioni. Siamo di fronte invece spesso ad abitazioni a ridosso della vegetazione, all’interno di aree protette. Accanto a questo occorre una rieducazione dei cittadini, nel Salento ad esempio, c’è la cultura del bruciare per pulire. Purtroppo però è anche una questione di fondi che non si riescono a trovare». C’è poi un’emergenza nell’emergenza: «Riguardo alle misure di prevenzione- dice Valentino Prezzemolo, segretario nazionale Uil - queste attengono agli enti preposti, Regioni, Comuni, Governo. Va da sé che se i Vigili del fuoco intervengono in maniera così preponderante vuol dire che qualcosa non ha funzionato. Noi poi già nell’ordinario interveniamo in situazione di carenza di organico: mancano circa 4mila vigili del fuoco in tutta Italia; ciò è legato anche a rigide norme sulle assunzioni; nel 2026 è stato emanato un Dpcm per assunzioni che riguardano il 2024. Gli incendi intanto si aggravano sempre di più anche per le condizioni estreme che viviamo: caldo eccessivo, cambiamenti climatici, vento forte. In tutto ciò le poche risorse operano in condizioni di forte stress e cala la percezione di sicurezza». Il presidente nazionale di Lares Italia, Danilo Calabrese, in una nota pone l’attenzione sui ritardi nelle convenzioni tra la Regione e la Protezione Civile: «Che un sistema regionale di protezione civile arrivi a metà luglio, con il territorio già in fiamme, senza aver stipulato le convenzioni con le sue strutture di volontariato, è la fotografia più eloquente- dice. L’incendio di Rivabella non è una fatalità, è il fallimento annunciato di un sistema che continua a rincorrere l'emergenza. La Regione deve assumere un impegno strutturale e non più stagionale sul convenzionamento delle strutture di Protezione Civile. La Puglia sia coraggiosa, serve un cambio di paradigma non più rinviabile».
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