"Invalsi, i risultati preoccupano e ci dicono una sola cosa: bisogna cambiare", Bisesti: "Basta slogan sulla scuola, è il momento di prendere decisioni coraggiose"

TRENTO. Non mancano reazioni politiche e del mondo della scuola dopo la pubblicazione del rapporto nazionale sui dati Invalsi.
"Invalsi, i risultati preoccupano e ci dicono una sola cosa: bisogna cambiare", Bisesti: "Basta slogan sulla scuola, è il momento di prendere decisioni coraggiose" Il consigliere leghista Mirko Bisesti, già assessore provinciale all'istruzione: "Il rapporto conferma una flessione diffusa su quasi tutte le regioni italiane. Il Trentino non fa eccezione: partiamo da una situazione di partenza decisamente migliore della media italiana, ma quest’anno il calo è netto, su quasi ogni grado scolastico. Serve intervenire su chi sta in cattedra, e su come viene valorizzato chi fa bene il proprio lavoro" TRENTO. Non mancano reazioni politiche e del mondo della scuola dopo la pubblicazione del rapporto nazionale sui dati Invalsi. In territorio trentino dopo le parole cariche di orgoglio e soddisfazione dell'assessora provinciale Francesca Gerosa, a prendere la parola ma con toni decisamente più preoccupati è il consigliere leghista Mirko Bisesti: "Il rapporto - scrive Bisesti - conferma una flessione diffusa su quasi tutte le regioni italiane. Il Trentino non fa eccezione: partiamo da una situazione di partenza decisamente migliore della media italiana, ma quest’anno il calo è netto, su quasi ogni grado scolastico. Un dato su tutti: il 39% dei nostri studenti al quinto anno delle superiori non riesce a leggere, comprendere e interpretare un testo scritto in modo adeguato". "C’è un dato - prosegue il consigliere - che va detto con altrettanta chiarezza, perché nel dibattito nazionale, tra allarmi e polemiche, rischia di sparire: in Trentino la dispersione scolastica implicita, cioè la quota di studenti che arriva a fine ciclo senza le competenze minime in nessuna materia, resta tra le più basse d’Italia. Alle medie è al 7%, contro il 12,3% della media italiana. Alle superiori è al 2,4%, contro l’8,7% nazionale. E l’abbandono scolastico precoce riguarda appena l’1,7% dei sedicenni trentini. È un dato che va letto insieme a quello sui punteggi, non in alternativa. Significa che il problema non è l’accesso o la permanenza a scuola: su questo il Trentino funziona, e funziona meglio di quasi tutto il resto del Paese. Il problema è cosa succede dentro le aule: la qualità dell’apprendimento cala anche dove il sistema scolastico, sulla carta, tiene". Allargando lo sguardo, Bisesti vede nella scelta drastica della Svezia (con divieti e limitazioni all'utilizzo dei dispositivi digitali nelle scuole e la reintroduzione dei libri di testo cartacei) come un esempio da cui prendere spunto: "Quando i dati mostrano un calo, si interviene con decisioni concrete, non con l’ennesima analisi rimandata all’anno prossimo". "Ed è qui che arrivo al punto politico - prosegue il consigliere leghista -. La storia italiana dimostra che il riconoscimento delle competenze professionali dei docenti non è un tema nuovo. Ma richiede una ricostruzione precisa. Nel tempo si è infatti consolidato un sistema nel quale la progressione economica ordinaria dipende prevalentemente dall’anzianità, mentre il riconoscimento di competenze aggiuntive è rimasto episodico, accessorio o legato a incarichi temporanei. Le conseguenze le vediamo oggi: una professione che ha perso attrattività, stipendi fermi, nessuna prospettiva di crescita, i migliori laureati che scelgono altre strade. È questo il nodo che dobbiamo affrontare: non contrapporre i docenti tra loro, ma offrire a tutti la possibilità di crescere professionalmente e riconoscere chi assume maggiori responsabilità per migliorare la scuola" "Il disegno di legge che ho ripresentato in consiglio provinciale nasce da un lavoro che avevo avviato già da assessore: introdurre in Trentino tre percorsi di sviluppo professionale per gli insegnanti, docente di primo livello, docente ricercatore, docente delegato all’organizzazione. Così si rompe lo schema che oggi lega tutto solo all’anzianità. Riguarderebbe circa il 40% del corpo docente di ruolo, poco meno di 1.750 insegnanti. Tre anni fa la presentai la prima volta. Le proteste arrivarono puntuali, dai soliti sindacati che vogliono tenere tutto bloccato e da quella parte di docenti che teme il cambiamento: al ritmo di 'sì, ma serve altro', il copione di sempre di chi non vuole toccare niente. Nel frattempo i dati sono peggiorati, e nessuno di quelli che diceva 'serve altro' ha mai proposto qualcosa di serio". "Ora sto lavorando a una convergenza sul testo, perché l’obiettivo non è intestarsi una legge: è dare alla scuola trentina una leva in più. Se vogliamo che i risultati dei nostri studenti tornino a crescere, non basta analizzare i dati ogni anno e prenderne atto. Serve intervenire su chi sta in cattedra, e su come viene valorizzato chi fa bene il proprio lavoro. I dati Invalsi non sono un bollettino da commentare a fine luglio. Sono l’indicatore più chiaro che abbiamo per capire se le scelte fatte funzionano. Il Trentino ha tutto per tornare a fare da apripista: un sistema che tiene i ragazzi a scuola, un’autonomia che ci permette di legiferare, e ora anche i numeri che ci dicono che non c’è più tempo da perdere. Io continuo a pensare che serva il coraggio di cambiare qualcosa che non si tocca da troppo tempo", conclude Bisesti.
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