Juan Manuel Moltedo. "Tanti giovani a Forlì? Bravi, come la mia Olitalia nel ‘95. Vedrete, il Palafiera li sosterrà»

L’uruguagio era ospite al torneo RoncaCity: "L’Olitalia fu promossa, voi invece non dovrete guardare al risultato immediato. Però anche noi avevamo tanti ragazzi, lottavamo sempre e i tifosi si identificavano: può accadere anche quest’anno".
"Sapete qual è la mia speranza? Che fra vent’anni invitino a Forlì i ragazzi della squadra del prossimo anno. Un gruppo di giovani che può davvero entrare nel cuore dei tifosi forlivesi e del pubblico del Palafiera". L’uruguagio Juan Manuel Moltedo è tornato in città giovedì per la ‘Notte delle Stelle’ al RoncaCity, il torneo estivo di Roncadello: con lui c’erano altri protagonisti dal 1994 al 1996, Andrea Niccolai, Max Di Santo e Federico Antinori. Erano quasi tutti giovani. "La nuova Forlì mi ricorda da vicino la mia, la nostra Olitalia nella stagione 94/95". Moltedo, può spiegare bene? Quella squadra conquistò la promozione in A1... "Ci abbiamo messo la ciliegina sulla torta con il 3-0 contro Rimini... Ma mi riferisco alla costruzione: Cavallari aveva 31 anni, Niccolai 26, Attruia 25, ma per il resto eravamo tutti ragazzi di 19-20 anni. Ah, anche coach Phil Melillo era esordiente come capo allenatore dopo due anni come vice a Cagliari e due a Roma". Quella squadra entrò nel cuore dei forlivesi. "Certo, perché avevamo un grande spirito, lottavamo sempre su ogni pallone e la gente si immedesimava in noi. Da ciò che sento e so, potrà capitare nel prossimo campionato con la nuova Unieuro ". Le piace quindi il mix di gioventù ed esperienza della nuova Unieuro? "Mi piace molto, perché ai giovani serve la presenza e i consigli di giocatori esperti come Pascolo, Gaspardo e Mian. E ai più grandi serve avere vicino ragazzini con spirito, sfacciataggine, energia e voglia di fare e di correre. È comunque una bella sfida: se fossi stato dirigente di un club l’avrei sposata dall’inizio alla fine. Molto meglio una squadra come questa rispetto a una con troppi veterani come quella dell’anno passato". A Forlì parlano di progetto: è il termine giusto? "Sì, a patto che si verifichino due condizioni: la prima è che non si guardi al risultato immediato e la seconda è che si guardi alla crescita, ai miglioramenti e alla maturazione del gruppo. Spero inoltre che i giovani seguano il consiglio dei veterani perché oggi questo non più così automatico, non solo nello sport ma anche nella vita. Ai miei tempi, invece, se un giovane alzava un po’ troppo la cresta, erano dolori". Citava Melillo al debutto da head coach. Non teme il fatto che Nanni sia nelle stesse condizioni? "Sono stato allenato da coach Gigi Garelli e lo ricordo molto preparato: so che è tornato a Forlì come dirigente, se ha scelto Nanni, allora vuol dire che va bene. Non lo conosco, ma viste le sue esperienze si può dire che merita fiducia. Ha 32 anni, non 22: cosa aspettiamo a dare fiducia a un giovane coach?". Il pubblico forlivese dovrà avere pazienza con questo gruppo? "Il pubblico forlivese è stato il più facile che abbia mai trovato: se vede che ti impegni, lotti e dai il massimo ti perdona tutto e ha grande pazienza. E questo senza far mai mancare il suo incitamento e la sua passione. Se questa squadra avrà queste caratteristiche, sono certo che il Palafiera, pur a fronte di qualche sconfitta inevitabile, non criticherà mai ma sosterrà sempre la sua squadra". Lei è stato a Forlì da giovanissimo ma anche da veterano, nella FulgorLibertas 2007/08 in serie B1. "In quella squadra c’erano due veterani, io e Alessandro Davolio, e un gruppo di giovani che però faticavano ad ascoltare noi più esperti". Però tra lei e Garelli non furono rose e fiori. "Come dicevo, ricordo un ottimo professionista. Ma in quella stagione il mio modo di intendere il basket non si sposava con il suo. Mi vedeva solo come ala forte, ma io in quel ruolo non ero a mio agio, quindi... Il problema nacque dal fatto che il mio acquisto gli era stato imposto e questo in una società non è mai positivo".
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