La Corte Suprema cancella i dazi, Trump cambia legge e li rimette

Gli USA applicano tariffe del 10% o del 12,5% sulle merci provenienti da circa sessanta partner commerciali
La Corte Suprema aveva cancellato i dazi. Donald Trump non ha cambiato politica. Ha cambiato legge. Dalle 00:01 di venerdì, gli Stati Uniti applicheranno nuove tariffe del 10% o del 12,5% su prodotti provenienti da circa sessanta economie. Entreranno in vigore nello stesso momento in cui scadrà il prelievo globale del 10% introdotto dopo la bocciatura del precedente regime tariffario. Non ci sarà alcuna pausa. Il vecchio dazio scompare e quello nuovo prende immediatamente il suo posto. Cambiano la base giuridica e la motivazione ufficiale, ma il risultato resta identico: il muro commerciale voluto da Trump rimane in piedi. È uno schema ormai ricorrente. Quando una legge non gli consente di fare ciò che vuole, Trump ne cerca un’altra. Quando un giudice gli chiude una strada, la Casa Bianca prova a riaprirla con una nuova norma, una diversa interpretazione e un altro margine di potere. Questa volta il grimaldello si chiama lavoro forzato. Il nuovo muro tariffario Il provvedimento nasce da un’indagine dell’Ufficio del Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti. Secondo Washington, numerosi partner non avrebbero adottato norme sufficienti per impedire l’ingresso di merci prodotte con lavoro forzato, oppure non applicherebbero con rigore quelle esistenti. Canada, Messico, Regno Unito e India saranno colpiti da dazi del 10%. Per gran parte degli altri partner, tra cui Cina, Vietnam, Giappone, Svizzera e Corea del Sud, l’aliquota salirà al 12,5%. Per l’Unione Europea e Taiwan, il prelievo sarà calibrato in modo da portare la tariffa complessiva al 10%. Jamieson Greer, rappresentante per il Commercio, ha presentato la misura come una battaglia per i diritti dei lavoratori americani e contro la concorrenza sleale. La questione esiste ed è seria. Ma la tempistica racconta anche altro. Il nuovo regime entra in vigore esattamente quando scade quello temporaneo e ricostruisce una parte consistente del sistema tariffario annullato dai giudici. Una legge dopo l’altra I primi dazi erano stati imposti attraverso una legge sui poteri economici di emergenza. La Corte Suprema ha stabilito che quella norma non attribuiva al presidente un’autorità tanto vasta. Trump ha allora utilizzato la Sezione 122, che consentiva un dazio temporaneo del 10% per 150 giorni. Ora che quel termine scade, passa alla Sezione 301 del Trade Act del 1974, che permette di colpire le pratiche commerciali ritenute sleali dopo un’indagine formale. La nuova base legale è considerata più solida. Richiede procedure più lunghe, ma consente dazi potenzialmente indefiniti e modificabili dal presidente. Trump non ha quindi accettato il limite imposto dalla Corte. Ha accettato soltanto la formulazione tecnica della sentenza. Per lui il problema non era l’estensione del potere, ma la legge scelta per esercitarlo. Un alto funzionario dell’amministrazione ha negato che il lavoro forzato sia un semplice pretesto, ma ha anche chiarito che il presidente userà ogni strumento disponibile e non permetterà a una sentenza di compromettere la sua politica commerciale. La decisione del giudice diventa così non un confine, ma un ostacolo da aggirare. Il conto per imprese e famiglie Il nuovo sistema prevede esenzioni per energia, alimenti, fertilizzanti e alcuni prodotti già sottoposti a dazi settoriali. Molte merci conformi all’accordo commerciale con Canada e Messico resteranno escluse. Ma per le imprese americane il problema non è soltanto l’aliquota. È l’incertezza. La Customs and Border Protection sta ancora rimborsando migliaia di importatori per i dazi dichiarati illegali. Nike prevede di recuperare quasi un miliardo di dollari. Nello stesso tempo, però, la Casa Bianca introduce nuovi prelievi e prepara altre indagini commerciali. Sono già arrivati dazi su alcune merci brasiliane, nuove minacce contro il Canada e una revisione della capacità produttiva in eccesso di numerosi partner. Gli analisti ritengono che il pacchetto annunciato giovedì non produrrà da solo uno shock immediato. Il rischio è l’accumulo. Se la guerra con l’Iran continuerà a spingere verso l’alto energia e trasporti, anche tariffe moderate potranno trasformarsi in costi maggiori per imprese e consumatori. A meno di quattro mesi dalle elezioni di medio termine, i democratici puntano sull’aumento del costo della vita. Trump risponde con altri dazi e con un’altra legge. La Corte Suprema gli aveva detto che non poteva usare quel potere in quel modo. Lui non ha rinunciato al potere. Ha cercato una nuova norma per arrivare allo stesso punto. Per Trump la legge non è il limite della politica. È qualcosa da piegare finché non assume la forma della sua volontà.
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