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La morte di Fakir sotto la lente dei pm, dalla crisi alle manovre degli agenti: 50 minuti per morire

La morte di Fakir sotto la lente dei pm, dalla crisi alle manovre degli agenti: 50 minuti per morire

L’istruttoria della Procura si concentrerà sulle sei persone che erano sul posto. Da chiarire la scelta di non inviare medici e infermieri dopo la chiamata al 118

Bologna, 22 luglio 2026 – Attorno alla morte ’in diretta’ di Abderrahim Fakir, che chiunque ha potuto vedere – e sentire – nel terribile video diffuso in rete, restano molti dubbi e aspetti da chiarire. Ed è per sciogliere questi nodi – punti essenziali per capire come e perché il 42enne abbia smesso di dimenarsi, e poi di respirare, mentre era steso a terra, in manette, sull’asfalto del quartiere del Pilastro a Bologna dopo l’intervento contenitivo della polizia – che la Procura avvierà un’istruttoria sulle modalità usate dai poliziotti, per verificare così se siano state conformi alle linee-guida del Viminale. Dove si concentrano le indagini: poliziotti e sanitari Le indagini non si concentrano solo sulle sei persone – i due poliziotti e i quattro sanitari – che erano presenti in via Svevo al momento della tragedia e che sono stati iscritti con il modello 45 bis, la cosiddetta ’norma-scudo’, novità portata dal decreto sicurezza e che implica, in altre parole, che si indaga su di loro senza che siano formalmente indagati: gli accertamenti si estendono ora anche a chi non era sul posto ed è intervenuto a distanza. Si sta verificando infatti ora come è avvenuta la comunicazione dell’emergenza e come mai ’a monte’ (dalla centrale operativa del 118 fino al medico-link) non si sia optato per l’invio di una squadra con dottore o infermiere. Quella mattina, la polizia chiama il 118 segnalando “un soggetto in crisi psichiatrica”: viene attivato un codice verde e in via Svevo arriva un’ambulanza con equipaggio Blsd (basic life support defibrillation), tra i quattro volontari nessun medico né infermiere. Il Pilastro ‘ghetto’ tra rabbia e silenzi: “Spedizione punitiva contro chi aiutò gli agenti” Fakir urlava “aiuto, tutto il Pilastro vuole uccidermi” La Procura vuole poi vederci chiaro sul fronte del comportamento dei volontari sul campo e delle tempistiche. “Ciò che si desume da quel video è che quando gli agenti si sono alzati mentre lui era agonizzante forse non era ancora morto e lo percepiamo dal dialogo degli operatori del 118 ascoltandolo bene – insorge Fabio Anselmo, avvocato della famiglia di Fakir alla conferenza promossa da Avs al Senato –. Se fosse vero, tutta questa tragedia assumerebbe contorni ancora più neri e terribili. Nel video nessuno lo soccorre e nessuno lo slega, mani e piedi, mi si spieghi il perché”. Gli inquirenti hanno acquisito altri video dei cittadini e anche delle telecamere della zona, oltre a quello già in rete e al filmato della bodycam di uno dei due agenti. Sono stati così ricostruiti i 50 minuti circa in cui è accaduto tutto. Ed emerge ora, dalla relazione dei due poliziotti, il motivo per cui Fakir a un certo punto viene buttato a terra dagli agenti. Quando la Volante arriva, Fakir è fuori di sé, steso a terra, urla “aiuto, tutto il Pilastro vuole uccidermi”. La manifestazione per Fakir di lunedì pomeriggio Poi si alza e va verso le scale, dove si stende con i piedi verso l’alto e la testa verso il basso. Colpisce i garage, dà testate contro un muro, in stato di alterazione visibile. A un certo punto nel cortile entra un’auto, il conducente scende e Fakir – sempre secondo la relazione dei poliziotti – lo aggredisce: gli dà uno spintone, gli urla contro e colpisce il cofano dell’auto con un pugno. È allora che gli agenti scattano, per proteggere l’uomo aggredito, diranno. Morto ammanettato, la rabbia della sorella: “Me l’hanno ammazzato. Ora giustizia e vendetta” Tra i temi al vaglio degli inquirenti, la distanza a cui è stato spruzzato lo spray al peperoncino e gli effetti che ha avuto sul 42enne. “L’intervento contenitivo è stato fatto seguendo il protocollo. Non c’è stato schiacciamento con le ginocchia – spiega l’avvocato Gabriele Bordoni, che assiste gli agenti –, bisogna capire se si poteva fare meglio un intervento di quel tipo”. Quei poliziotti “due ragazzi giovani e sensibili, mi hanno rappresentato, attraverso i loro occhi, il dolore per quella tragedia: la morte di un uomo, qualcosa che lascia sconvolti”, chiude Bordoni. L’avvocato dei Fakir: “L’autopsia dovrebbe essere venerdì” Per l'autopsia su Fakir "non abbiamo ricevuto alcun avviso, proprio per la farraginosità del sistema", legato alle novità sul fascicolo modello 45-bis introdotto dal decreto sicurezza per trattare le vicende che prevedono uno "scudo" per chi agisce in presenza di una causa di giustificazione. Lo ha spiegato a In Onda su La7 l'avvocato Fabio Anselmo, che difende i familiari del 42enne morto a Bologna, durante un intervento di polizia. "Abbiamo avuto comunicazione informale che sarà venerdì", ha aggiunto.

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