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La riforma dei porti: la Puglia sfida il governo

La riforma dei porti: la Puglia sfida il governo

La Puglia dice no alla riforma dei porti presentata dal Governo che, accanto alle attuali Autorità di sistema, prevede l?istituzione della nuova società Porti spa. In...

La Puglia dice no alla riforma dei porti presentata dal Governo che, accanto alle attuali Autorità di sistema, prevede l’istituzione della nuova società Porti spa. In conferenza delle Regioni, la riforma è passata a maggioranza, sì espresso anche dall’Anci, l’Associazione dei Comuni, ma diverse Regioni sul mare e con strutture portuali importanti, ancorché guidate dal centrosinistra, hanno detto no. E sono oltre alla Puglia, che ha gli scali di Bari, Brindisi e Taranto, tutti sede di Authority, la Campania, che ha Salerno, l’Emilia-Romagna con Ravenna, la Toscana con Livorno e la Sardegna con Cagliari. Il no della Puglia è stato espresso ieri dall’assessore alla Sanità, Donato Pentassuglia, in raccordo con Raffaele Piemontese, assessore ai Trasporti. Fulcro della riforma è l’istituzione della della nuova società, che diverrà l’unico soggetto nazionale per lo sviluppo e la promozione della portualità italiana. A Porti spa sono attribuite le competenze sugli investimenti strategici di rilevanza internazionale e nazionale sulle aree del demanio marittimo comprese nelle circoscrizioni delle Autorità di sistema portuale. L'assessore «La posizione della Puglia, come avevo già espresso prima, è stata contraria - dice a Quotidiano l’assessore Piemontese -. Qui si centralizza e si toglie autonomia. I luoghi decisionali quanto più sono distanti dal territorio in cui le scelte si devono compiere e attuare, tanto più é peggio. Ma perché accentrare tutto a Roma quando ci sono Autorità portuali sui territori, coordinate a livello nazionale, che possono intervenire? Ora per ogni questione dobbiamo rivolgerci a Roma? Questa è la contestazione più politica e di ordine generale, poi ve ne sono diverse anche di carattere tecnico. Adesso la riforma percorrerà l’iter parlamentare ma la nostra posizione è questa». La Puglia, spiega la Regione, «non può essere governata da Roma: la riforma dei porti mette a rischio uno dei principali motori di sviluppo del Mezzogiorno. La Puglia è la regione italiana che più di ogni altra guarda al mare come leva di sviluppo economico, industriale e geopolitico. I suoi porti non sono infrastrutture isolate, ma il punto di incontro tra corridoi europei, Zes, logistica ferroviaria, industria manifatturiera, turismo, traffico passeggeri, energia e relazioni con il Mediterraneo. Per questo - sostiene la Regione - la riforma della governance portuale proposta dal Governo non può essere valutata come un semplice intervento organizzativo. Per la Puglia significa ridefinire chi decide il futuro di uno dei suoi principali asset strategici. I porti pugliesi non sono tutti uguali. E proprio per questo non possono essere governati tutti allo stesso modo. Taranto compete nei grandi traffici internazionali e nella logistica industriale. Bari è uno dei principali hub dell’Adriatico per merci e passeggeri. Brindisi è strategico per i collegamenti con i Balcani e il Mediterraneo orientale, oltre che per la transizione energetica. Manfredonia rappresenta una leva fondamentale per lo sviluppo della Capitanata e dell’economia del Gargano. Monopoli lanciato a specializzarsi nel traffico delle rinfuse commerciali e che già rappresenta uno degli approdi di riferimento dell’Adriatico per i grandi yacht di lusso, con una crescente vocazione legata alla nautica di alta gamma. Ognuno di questi scali - rileva la Regione - risponde a mercati differenti, esigenze differenti e prospettive differenti. il futuro dei porti italiani non si costruisce concentrando tutto a Roma. Si costruisce mettendo ogni territorio nelle condizioni di esprimere pienamente la propria vocazione all’interno di una strategia nazionale condivisa». Edoardo Rixi, vice ministro alle Infrastrutture e trasporti, parla invece di un «passaggio importante. Il sistema portuale italiano ha bisogno di maggiore efficienza, capacità decisionale e programmazione di lungo periodo. L’obiettivo è una riforma equilibrata, capace di valorizzare l’autonomia territoriale, accelerare gli investimenti e rendere i porti italiani più competitivi». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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