La Russia lo ammette. La crescita economica ora è vicina allo zero

Crescita quasi azzerata, inflazione in aumento, entrate petrolifere in calo: la situazione economica della Russia è preoccupante. - Economia internazionale / PIL , Russia , Crescita economica
Il taglio dei tassi deciso dalla Banca Centrale Russa potrebbe sembrare una buona notizia per l'economia del Paese, ma in realtà racconta una situazione molto più preoccupante. Il 24 luglio l'istituto ha ridotto il tasso di riferimento di 25 punti base, portandolo al 14%. Una decisione che, però, è accompagnata da un forte peggioramento delle prospettive economiche e da stime che avvicinano sempre di più la Russia alla stagnazione . La stessa banca centrale ha infatti rivisto al ribasso le previsioni di crescita del PIL per il 2026 , riducendole dal precedente intervallo dello 0,5-1,5% allo 0-1%. Un segnale che evidenzia come l'economia russa stia rallentando più rapidamente del previsto, nonostante gli ingenti investimenti pubblici legati allo sforzo bellico. La decisione ha sorpreso gran parte degli analisti che si aspettavano che i tassi rimanessero invariati. Tuttavia, la riduzione del costo del denaro non rappresenta un cambio di strategia: la Banca Centrale prevede infatti che i tassi resteranno elevati ancora a lungo. Le nuove stime indicano un tasso medio compreso tra il 14,5% e il 14,6% per il 2026, superiore alle precedenti previsioni. Anche per il 2027 le aspettative sono state riviste al rialzo, con un intervallo tra il 10,5% e il 12,5%. In altre parole, il taglio annunciato appare più come un intervento limitato che come l'inizio di una vera fase di allentamento della politica monetaria. L'aumento dei prezzi dei carburanti alla base del peggioramento delle prospettive economiche leggi anche Perché la Russia vende oro mentre il resto del mondo lo accumula? Alla base del peggioramento delle prospettive economiche c'è soprattutto la crisi del settore energetico . La Banca Centrale individua nell'aumento dei prezzi dei carburanti uno dei principali fattori di pressione sull'inflazione. Una dinamica collegata anche ai ripetuti attacchi con droni ucraini contro raffinerie, depositi e infrastrutture energetiche russe, che negli ultimi mesi hanno ridotto la capacità di raffinazione del Paese e provocato difficoltà nell'approvvigionamento di benzina e gasolio. Dall'inizio dell'anno i prezzi dei carburanti sono aumentati di circa il 18%, mentre l'inflazione annua ha raggiunto il 5,9%, superando già l'obiettivo fissato dall'istituto centrale. Per questo motivo la previsione d'inflazione per il 2026 è stata rivista dal 4,5-5,5% al 6-7%, ben lontana dal target di lungo periodo del 4%, che secondo la banca potrà essere raggiunto soltanto nel 2027. L'istituto avverte inoltre che, se la capacità produttiva delle raffinerie non verrà ripristinata entro la fine dell'anno, potrebbe rendersi necessaria una politica monetaria ancora più restrittiva per contenere la crescita dei prezzi. Un rischio che si aggiunge a un'economia già indebolita da tassi d'interesse molto elevati. Il peggioramento riguarda anche altri indicatori chiave. La Banca Centrale ha abbassato la stima del prezzo del petrolio utilizzata per le previsioni fiscali, prevedendo un valore medio di 60 dollari al barile nel 2026 e di circa 50 dollari negli anni successivi. Una prospettiva che rischia di ridurre sensibilmente le entrate dello Stato, fortemente dipendente dalle esportazioni di idrocarburi. Anche il surplus delle partite correnti è stato rivisto al ribasso, così come le prospettive di crescita del credito per famiglie e imprese. Sul fronte dei conti pubblici, infine, la stessa Banca Centrale stima un deficit federale pari al 3,6% del PIL, evidenziando come la spesa pubblica continui a crescere e come il peso economico della guerra stia diventando sempre più evidente. Più che l'inizio di una fase espansiva, il taglio dei tassi rappresenta quindi il tentativo di gestire un'economia che mostra segnali di crescente fragilità.
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