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La tardiva condanna dei No Tav da parte del Pd lascia un grande spazio a Meloni

La tardiva condanna dei No Tav da parte del Pd lascia un grande spazio a Meloni

Schlein ha scelto parole dure sui misfatti della Val di Susa, ma solo dopo tre giorni. E così la premier non ha perso l’occasione di sfoderare il solito armamentario di slogan (senza però che sia stato individuato nessuno dei responsabili). È l‘anticipo di una campagna elettorale che si giocherà anche sulla sicurezza, sulla donna forte al comando, e sulla vicinanza ideologica di grillini, Avs e schleiniani con gli estremisti L'articolo La tardiva condanna dei No Tav da parte del Pd lascia un grande spazio a Meloni proviene da Linkiesta.it .

Ieri sulla vicenda della Val di Susa si è chiuso il cerchio con la visita di Giorgia Meloni al cantiere di Chiomonte. Nel video-spot prodotto da palazzo Chigi, la premier ha fatto la faccia feroce, quella che le viene meglio. È il volto che esibirà nei prossimi mesi, più Gattuso che Pirlo – come stile, diciamo. «Lo Stato non arretrerà»: ora che c’è una donna forte al comando. Altro che Vannacci: la domanda di sicurezza la intercetto io. È una conferma che la campagna elettorale è iniziata e parecchio si giocherà sull’ordine pubblico e la sicurezza. Infatti nel pomeriggio Meloni si è lanciata in un durissimo attacco personale a Elly Schlein sulla vicenda Ranucci, una mossa fuori contesto particolarmente tosta. Lo scontro che la presidente del Consiglio cerca è con la segretaria del Pd. E viceversa. A Chiomonte ha promesso che i responsabili pagheranno (intanto non ne hanno arrestato nemmeno uno) e ha detto parole di condanna di quelle che non si possono non condividere. C’è però un sottotesto, esplicitato da Antonio Tajani, da Matteo Salvini e dai seguaci meloniani, secondo il quale la sinistra è ambigua e anzi civetta con i violenti. È vero invece che la sinistra in questi giorni ha condannato i fatti: certo lo ha fatto a modo suo, cioè un tantino sgangherato. Al terzo giorno è resuscitata Elly Schlein che ha espresso parole di condanna inequivoche a La7. Sarebbe stato più efficace parlare subito. Sarebbe stato ancora più utile se il Pd e la Cgil, scomparsa dai radar, avessero mandato una delegazione a Chiomonte, dove peraltro si rischiano posti di lavoro. Ci sono stati esponenti dem che si sono espressi con grande chiarezza come Piero Fassino, Gianni Cuperlo e l’ex senatore Stefano Esposito, un uomo da sempre in prima fila contro l’estremismo violento. Sempre la vecchia guardia, diciamo. Da Avs e M5S è venuta una condanna condita dal “diritto al dissenso” come se il vandalismo di sabato fosse una specie di Primavera di Praga. Chiara Appendino, ormai una mina vagante del campo largo, si è schierata coi No Tav, e Giuseppe Conte pensa la stessa cosa. Sicché dopo l’Ucraina ecco un’altra contraddizione irrisolvibile. Alla fine è possibile, per non dire probabile, che la destra sia risultata più chiara della sinistra. È un vecchio problema. La sinistra, per istinto e per calcoli, vuole sempre stare nel “movimento”, coprire o comunque incarnare il punto di riferimento delle proteste. Mentre la destra mescola Pd e black bloc, invoca la libertà di sparare, promette legge e ordine, salvo poi mostrare, proprio su legge e ordine, risultati fin qui modesti, la sinistra resta sospesa nel suo eterno equivoco. Condanna i violenti, ma continua a oscillare tra movimentismo e fermezza. Così non si fa capire. La verità è che il movimento No Tav, un po’ come il movimento Pro-Pal, è diretto dagli estremisti, una volta i Cub o Potere al Popolo, un’altra Askatasuna: avversari purissimi della sinistra democratica che flirtano con Avs e M5S, gli alleati del Pd, nel cui gruppo dirigente è penetrata l’ideologia No Tav. Che quindi non può e non vuole fare una limpida battaglia politica contro gli estremisti, amici degli alleati. In quell’area ci sono voti, non è il caso di fare polemiche. Mentre si ha l’impressione, come a Genova ventisei anni fa, che il governo non metta i black bloc in condizione di non nuocere per incapacità o peggio, è evidente che Meloni vuole intercettare una reale domanda securitaria cercando di fare concorrenza agli “arditi” di Futuro Nazionale. Guardiamo il disegno di legge sulla punibilità dei minorenni: per beccare il ragazzotto col coltello in tasca si rischia di procedere penalmente verso un intero corteo di studenti medi infiltrato dai soliti vandali. Metteranno i blindati davanti ai licei? È la classica mossa che inasprirà gli animi. Sicché il clima pre-elettorale sarà caratterizzato da violenze, arresti, proteste, e quant’altro. Vuole questo, la destra? Gli incidenti con una generazione sono il giusto prezzo da pagare per la rivalità tra Giorgia Meloni e Roberto Vannacci? Quando la cronaca sormonta la politica e la politica cavalca la cronaca l’intreccio diventa micidiale. E in questo quadro la sinistra sarà costretta all’equilibrismo difficile tra condanna dei violenti e critica del governo, con il rischio di finire imbottigliata tra un istintiva non belligeranza con gli estremisti e una obbligata vicinanza alle forze dell’ordine. A occhio, il Pd deve stare attento. Non tutto è lecito nel nome di una vittoria elettorale. L'articolo La tardiva condanna dei No Tav da parte del Pd lascia un grande spazio a Meloni proviene da Linkiesta.it .

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