La Valletta: un anno dal rogo. Il punto sul Monastero con il “sogno” di riaprirlo nel 2028

A un anno dal devastante incendio che, nella serata dell'11 ottobre 2025, ha distrutto buona parte del monastero della Bernaga, costringendo le 21 suore romite che vi abitavano ad abbandonare la loro casa, la speranza di poter un giorno tornare a vivere tra quelle mura è più viva che mai. Nella mattinata di giovedì 22 ottobre, proprio all’interno del complesso monastico, si è tenuto un incontro per fare il punto sui lavori di messa in sicurezza, presentare i risultati della raccolta fondi e tracciare il percorso che attende lo storico edificio nei prossimi anni.L’iniziativa, promossa dalla Fondazione comunitaria del Lecchese, dal Fondo di comunità La Valletta Brianza, dall’Amministrazione comunale e dalla Comunità pastorale Sant’Antonio Abate, ha visto la partecipazione di numerosi rappresentanti delle realtà che, fin dalle prime ore successive al rogo, si sono mobilitate per salvare il monastero. A introdurre l’incontro è stato Paolo Dell'Oro, segretario della Fondazione comunitaria del Lecchese, che ha ripercorso le principali tappe di questo anno. Già alle 8:30 del mattino successivo all’incendio, ha ricordato, erano iniziati i primi contatti con Mauro Brivio, presidente del Fondo di comunità, per comprendere come intervenire. Appena quattro giorni dopo, il 15 ottobre, era stata presentata ufficialmente a Lecco la campagna di raccolta fondi, promossa dalle quattro realtà del territorio insieme al monastero. Un primo bilancio era poi stato tracciato il 19 marzo, quando le donazioni avevano già raggiunto quota 368mila euro. Paolo Dell'OroFin dall’inizio, è stato sottolineato, l'obiettivo della campagna non è stato quello di finanziare la ricostruzione dell'intero complesso, ma di rispondere a tre necessità immediate: garantire un sostegno concreto alle monache, salvaguardare le opere d’arte e gli oggetti di valore religioso e affettivo custoditi nel monastero e, soprattutto, mettere in sicurezza l’edificio per evitare che i danni provocati dalle fiamme potessero aggravarsi ulteriormente. Ed è proprio su quest'ultimo fronte che si sono concentrati gli sforzi maggiori. A illustrare nel dettaglio gli interventi è stato l’ingegnere Gian Luigi Meroni, responsabile tecnico del cantiere, che insieme al proprio gruppo di professionisti ha messo gratuitamente a disposizione competenze e lavoro per un valore complessivo di oltre 82mila euro.L’ingegnere Gian Luigi MeroniIl tecnico ha ricordato come il monastero, con i suoi quasi quattro secoli di storia, rappresenti molto più di un edificio di interesse architettonico. “È un luogo che custodisce la memoria, le radici e l’identità di un’intera comunità” ha detto, spiegando che sono stati due in particolare i problemi da affrontare dopo l’incendio. Da un lato la perdita della copertura e di parte degli elementi strutturali, che contribuivano alla stabilità delle murature; dall’altro l’esposizione alle intemperie, con il rischio che pioggia, infiltrazioni e umidità potessero compromettere ulteriormente ciò che era sopravvissuto al fuoco. Mauro BrivioDopo le prime operazioni di sgombero, portate avanti ...
This is a summary. Read the full article at the original source.

