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Lavoratori ex Tct in protesta. Nuovo round al Ministero

Lavoratori ex Tct in protesta. Nuovo round al Ministero

Lavoratorii della ex TCT-Evergreen verso la protesta. Il ministero delle Infrastrutture e trasporti, infatti, non ha ancora risposto alla lettera che ai primi di luglio hanno inviato il...

Lavoratorii della ex TCT-Evergreen verso la protesta. Il ministero delle Infrastrutture e trasporti, infatti, non ha ancora risposto alla lettera che ai primi di luglio hanno inviato il presidente dell’Autorità portuale, Giovanni Gugliotti, il presidente della Provincia, Gianfranco Palmisano, e il sindaco Piero Bitetti, chiedendo cosa il Mit intenda fare circa l’istituzione nel porto di Taranto di un soggetto abilitato a fornire manodopera temporanea per la gestione dei picchi di lavoro. E adesso, quindi, i sindacati dei trasporti di Cgil, Cisl e Uil pensano alla possibilità di autoconvocarsi al ministero. Con una lettera che dovrebbe partire in questi giorni, le sigle chiederanno infatti un incontro al Mit e annunceranno anche l’autoconvocazione se la richiesta non dovesse avere riscontro. Il soggetto che fornisce manodopera temporanea in base alle necessità del porto (e in passato è accaduto che navi approdate al terminal container di Yilport abbiano ormeggiato per più tempo in attesa di completare le operazioni di carico e scarico) non è solo collegato ad un tema di flessibilità del lavoro. E oltretutto molti porti già dispongono di questo soggetto. Nel caso di Taranto serve anche ad affrontare il futuro dell’Agenzia per il lavoro portuale. La scadenza Quest’ultima scade a fine anno dopo l’ultima proroga biennale e molto probabilmente dovrà continuare almeno per un altro anno, avendo ancora in carico i 320 lavoratori ex TCT-Evergreen attualmente disoccupati, ai quali viene mensilmente erogata l’Indennità di mancato avviamento, la cassa integrazione dei portuali. Ai 320, infatti, il porto non è attualmente nelle condizioni di offrire occupazione. Il traffico dello scalo jonico è in regresso stando ai dati dei primi cinque mesi dell’anno, il fornitore temporaneo che può eventualmente assorbirli non c’è, come detto, e anche la riqualificazione professionale dei lavoratori deve ancora cominciare. A tal proposito, lo scorso 3 luglio la Regione Puglia ha lanciato un avviso pubblico affinché gli enti di formazione accreditati presentino dei progetti. A disposizione per la riqualificazione, c’è un milione e mezzo derivante dal Just Transition Fund per Taranto. L’avviso si chiuderà con l’esaurimento dei fondi e le figure da formare appartengono a 11 tipologie. La formazione va da un minimo di 300 ore ad un massimo di 630 in relazione ai profili lavorativi da creare. La lettera Nella lettera che al Mit hanno inviato Authority, Provincia e Comune, si fa riferimento ad una delle due possibilità previste dalla legge 84/94 (quella sulle Autorità portuali) per la manodopera temporanea: il comma 5 dell’ex articolo 17. L’altra è il comma 2 dello stesso articolo. Nel primo caso, il fornitore di personale nasce senza gara da un partenariato tra pubblico e privato, l’Autorità portuale e gli operatori del porto, i quali decidono quanti lavoratori prendere. Nel secondo, invece, si ricorre ad una gara pubblica per individuare il fornitore e il numero degli addetti è fissato dal ministero sulla base dell’attività del porto. La richiesta del comma 5 l’Authority l’ha fatta al Mit ad ottobre dello scorso anno. È stata poi discussa il 23 aprile in una riunione al ministero “durante la quale sono stati analizzati il contesto e le possibili ipotesi di organizzazione del lavoro temporaneo nel porto di Taranto”, esaminata nell’incontro del 30 giugno a Taranto tra Authority, Provincia, Comune e sindacati, e infine rinnovata con la lettera delle istituzioni del 6 luglio. Il pressing non ha però prodotto nulla e adesso i sindacati paventano l’autoconvocazione al ministero di Matteo Salvini. Prima che Gugliotti a giugno dello scorso anno si insediasse come presidente dell’Authority, era stato il suo predecessore Sergio Prete a prevedere la costituzione di un soggetto misto per la gestione della manodopera temporanea. L’Authority sarebbe poi gradualmente uscita dalla compagine societaria. La trasformazione dell’Agenzia del lavoro portuale fu però bloccata nel 2023 da Corte dei Conti e Anac. In particolare, l’Anac ha ravvisato una forzatura nel modello di gestione della manodopera temporanea, contestando l'assenza di una procedura a evidenza pubblica e rilevando, inoltre, un'illegittima commistione di ruoli tra pubblico e privato, nonché l'esclusione ingiustificata di soluzioni di mercato alternative. Di conseguenza, l’Authority annullò in autotutela il provvedimento anche per evitare un’impugnazione al Tribunale amministrativo regionale.

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