Le Terrazze del Santa Lucia a Bari: la storia del ristorante dal 1950 a oggi

C?è un ristorante a Bari, situato in una posizione privilegiata con affaccio su una suggestiva terrazza vista mare che tutti almeno una volta hanno sentito anche solo nominare. Sono...
C’è un ristorante a Bari, situato in una posizione privilegiata con affaccio su una suggestiva terrazza vista mare che tutti almeno una volta hanno sentito anche solo nominare. Sono Le Terrazze del Santa Lucia, locale storico che ha iniziato la propria attività nel 1950 e che da allora è gestito dalla famiglia Caldarulo. Tre generazioni che hanno visto cambiare non solo il mondo della ristorazione, ma anche il quartiere Marconi e la zona della Fiera del Levante. La famiglia Caldarulo In cucina c’è ancora lo chef Bruno Caldarulo, entrato nell’impresa di famiglia a metà degli anni ’60, quando appena adolescente iniziò a mettere le mani sulle prime preparazioni e ad affiancare i cuochi carpendone la tecnica e i segreti. Oggi in sala ci sono la moglie Tonia e la figlia Monica, i figli Giuseppe e Francesco sono al lavoro, con Francesco dedicato alla parte street food, dove si trova la pizzeria da asporto e la rosticceria, mentre Giuseppe cura la gestione della zona dell'American Bar Terrazze Santa Lucia. Ma la storia dell’iconico ristorante ha delle origini molto più umili, legate alla passione del fondatore Giuseppe Caldarulo che nasce come commerciante e insieme alla moglie mette le basi per l’attività futura. Dallo chalet al ristorante «All’inizio questo era un piccolo chalet sul mare – racconta chef Bruno – mio padre con tavoli e sedie pieghevoli aveva l’abitudine di accogliere i visitatori che, a piedi o in carrozza, arrivavano da tutte le parti della città per godersi il fresco sul lungomare. Lui aveva anche una ghiacciaia in legno (all’epoca non esistevano i sistemi di refrigerazione moderni) al cui interno metteva ovviamente il ghiaccio e le bottiglie di birra. All’inizio chi veniva qui si portava addirittura da casa qualcosa da mangiare. Ma mio padre che aveva una vera e propria passione per la vendita, iniziò a offrire loro anche piatti semplici come le cozze nere crude, le apriva e le metteva nel piatto. Oltre ad altri piatti semplici e veloci a base di pesce». A partire da qui l’attività cresce e si espande, anche se all’inizio essendo un posto affacciato sul mare apriva solo nei mesi estivi da giugno a settembre. Anche le norme burocratiche erano molto diverse da quelle di oggi negli anni 60, come ricorda Bruno Caldarulo: «Prima le autorizzazioni sia quelle demaniali che la licenza di vendita di pubblico esercizio venivano rilasciate dalla Questura. Spesso duravano sei mesi e valevano solo per il periodo estivo. Il Comune c’entrava ben poco. Mio padre andava avanti fino a settembre e per il resto dell’anno faceva il commerciante all’ingrosso di frutta e verdura ai mercati generali, soprattutto lupini e olive che lavorava e poi distribuiva ai fruttivendoli. La ristorazione era un hobby che poi è diventata l’attività principale quando siamo subentrati anche noi figli». Il ristorante Santa Lucia nel 1996 si allarga e dà vita alle famose terrazze, quando Bruno rileva la concessione del vecchio lido Mare Chiaro e inizia a fare ristorazione anche all’aperto. Da un piccolo affaccio sul mare da 40-50 posti agli attuali 400. Il luogo simbolo della città Luogo simbolo della città, da qui i Caldarulo hanno visto cambiare non solo il modo di fare ristorazione, ma anche il quartiere vero e proprio. «La zona negli anni – aggiunge Caldarulo – è molto cambiata ed è cresciuta sia a livello di utenza che di servizi. E il merito è anche di noi commercianti della zona che con il passare del tempo ci siamo dati una mano a vicenda per renderla attrattiva. Poi sono arrivate le case e abbiamo aperto la strada alle nuove attività. A questo si aggiunge il movimento che sta creando la Fiera del Levante da quando ha aperto ai concerti». C’è però una nota negativa nello sviluppo della città che per Caldarulo andrebbe migliorata necessariamente: «Qui mancano parcheggi, sono in corso anche molti interventi e lavori pubblici. Ma il lato negativo è che non si trova posto per lasciare la macchina e questo disincentiva le persone a fermarsi. A volte è anche capitato che persone all’ultimo momento abbiano disdetto la prenotazione proprio perché non potevano fermarsi da nessuna parte. È un problema che andrebbe risolto». Ma questo non ha impedito al ristorante di accogliere anche personalità importanti e prestigiose, come nel 2011 quando a pranzo alle Terrazze del Santa Lucia, accompagnato dall’allora presidente della Regione Nichi Vendola e dai vertici della politica barese, si fu accolto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano con la moglie Clio. Un pranzo che, parola di Bruno «fu molto apprezzato dal presidente». Così come, ad apprezzare la sua cucina e quella di suo figlio lo chef Daniele Caldarulo fu nel 2018 papa Francesco. «Con Daniele, mio figlio – ricorda Caldarulo – fummo chiamati in curia in cattedrale a Bari per un servizio da 40-50 commensali a cui partecipò anche papa Francesco. Abbiamo avuto il piacere e l’onore di servirlo personalmente, fu un momento di grande commozione essere al fianco di una grande personalità come quella del pontefice. Conservo ancora i doni che ci diedero. È stata un’occasione per fare una bella figura». Francesco non è l’unico papa che Bruno Cladarulo ha avuto modo di conoscere da vicino grazie al suo lavoro nella ristorazione d’eccellenza. I cuochi in udienza dal papa Nel 1999 a capo di una delegazione di cuochi baresi andò a Roma con una brigata per un’udienza con papa Wojtyla: «Il pontefice ci accolse in udienza e avemmo modo – ricorda – di donargli una forma di pane pugliese da 25 chili e diversi altri omaggi. Anche in quell’occasione fu un momento molto commovente e lo ricordo con affetto». Questo locale, che ha saputo conquistare il cuore dei suoi visitatori e si è affermato nel corso degli anni come un punto di riferimento per gli amanti della cucina pugliese, preparati con ingredienti freschi e genuini, non ha intenzione di fermarsi ed è pronto ad andare avanti con passione per i prossimi 75 anni.
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