L’elettrificazione non basta: il limite strategico del nuovo piano europeo

L'Unione Europea impone di aumentare i consumi elettrici entro il 2030, ma senza energia primaria a basso costo il piano rischia di far esplodere le bollette industriali e accelerare la deindustrializzazione. L'articolo L’elettrificazione non basta: il limite strategico del nuovo piano europeo proviene da Scenari Economici .
Con l’Electrification Action Plan , la Commissione europea compie un ulteriore passo nella propria strategia di decarbonizzazione, proponendo di portare la quota dell’elettricità nei consumi finali dal 23,4% del 2024 al 32% entro il 2030. L’obiettivo è ridurre le emissioni, rafforzare la competitività dell’industria europea e diminuire la dipendenza dai combustibili fossili. L’impostazione del piano, tuttavia, solleva una questione fondamentale: l’elettrificazione è davvero la causa della competitività oppure ne rappresenta semplicemente la conseguenza? L’elettricità, infatti, non è una fonte primaria di energia, ma un vettore energetico, cioè il mezzo attraverso il quale l’energia prodotta da gas naturale, nucleare, carbone, idroelettrico, sole o vento viene trasportata fino ai consumatori. Aumentare la quota di elettricità nei consumi finali non garantisce automaticamente prezzi più bassi, maggiore sicurezza energetica o minori emissioni. Tutto dipende da come quell’elettricità viene prodotta. È proprio qui che emerge il principale limite dell’Electrification Action Plan . Il documento sembra assumere che sia la crescita della domanda di elettricità a guidare la trasformazione del sistema energetico. La storia economica dimostra invece il contrario: prima si rendono disponibili energia primaria abbondante, affidabile e competitiva, poi imprese e famiglie elettrificano spontaneamente i propri consumi. L’elettrificazione è il risultato dello sviluppo energetico, non il suo punto di partenza. Ogni sistema elettrico deve mantenere in equilibrio continuo produzione e domanda. Per questo non basta installare nuova capacità da fonti rinnovabili intermittenti: occorrono anche impianti programmabili, sistemi di accumulo, reti efficienti e servizi di dispacciamento. Oggi, nella maggior parte dell’Europa, questa funzione continua a essere svolta soprattutto dalle centrali alimentate a gas naturale. Di conseguenza, il prezzo del gas continua a esercitare un’influenza determinante sul prezzo dell’elettricità. L’attuale mercato europeo si basa infatti sul principio del prezzo marginale: spesso è proprio l’ultima centrale necessaria a soddisfare la domanda, frequentemente alimentata a gas, a determinare il prezzo dell’intera energia scambiata sul mercato all’ingrosso. L’Italia rappresenta un caso emblematico. Il consumo energetico complessivo supera i 1.300 TWh annui, mentre l’energia elettrica rappresenta poco più di 300 TWh. Una quota rilevante della produzione nazionale continua a provenire da centrali a gas, mentre una parte significativa dell’elettricità importata arriva dalla Francia, dove il nucleare costituisce il pilastro del sistema elettrico. Le rinnovabili crescono, ma non sono ancora in grado, da sole, di garantire continuità e sicurezza dell’approvvigionamento. Il confronto internazionale rafforza ulteriormente questa analisi. Gli Stati Uniti hanno costruito la propria competitività energetica sulla disponibilità di gas naturale a basso costo. La Francia sul nucleare. La Cina ha ampliato simultaneamente carbone, nucleare, idroelettrico, rinnovabili e reti, subordinando la transizione energetica alla sicurezza degli approvvigionamenti e alla crescita industriale. In nessuno di questi casi l’elettrificazione è stata ottenuta principalmente attraverso obiettivi amministrativi sulla domanda. L’Electrification Action Plan, inoltre, non costituisce un provvedimento isolato. Esso si inserisce nell’architettura del Green Deal, del sistema ETS, del Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM), del Clean Industrial Deal e delle altre iniziative europee in materia climatica ed energetica. Considerati singolarmente, questi strumenti perseguono finalità solo formalmente integrate; considerati nel loro insieme, rischiano infatti di aumentare i costi regolatori e quelli dell’energia in misura superiore rispetto ai principali concorrenti internazionali. La competitività industriale non dipende dal vettore energetico utilizzato, bensì dal costo dell’energia, dalla continuità della fornitura e dalla prevedibilità dei prezzi. Per questa ragione una politica energetica realmente efficace dovrebbe ispirarsi al principio della neutralità tecnologica: fissare gli obiettivi ambientali, lasciando però che siano innovazione, efficienza economica e concorrenza a individuare le tecnologie più adatte, senza preclusioni ideologiche. L’elettrificazione rappresenta certamente uno strumento importante della transizione energetica, ma non può essere confusa con la sua causa. Nessuna economia avanzata si è elettrificata perché lo imponeva una norma; si è elettrificata quando l’energia è diventata abbondante, affidabile e conveniente. Il vero banco di prova della politica energetica europea non sarà quindi il raggiungimento di una determinata percentuale di elettricità nei consumi finali, ma la capacità di restituire all’industria europea energia competitiva, sicurezza degli approvvigionamenti e stabilità dei prezzi. Senza questi presupposti, il rischio è quello di scambiare un indicatore statistico per una strategia industriale, invertendo il rapporto tra causa ed effetto. Antonio Maria Rinaldi L'articolo L’elettrificazione non basta: il limite strategico del nuovo piano europeo proviene da Scenari Economici .
This is a summary. Read the full article at the original source.
Read full article at scenarieconomici
