Mappe ritirate prima del tema: “Era un suo diritto averle. La scuola mi dica perché”

Si tratta di schemi concettuali previsti dal Piano didattico personalizzato della ragazza, erano stati firmati dai docenti. Una studentessa con Dsa (disturbo dell’apprendimento) all’esame di maturità al liceo classico Alighieri. La madre scrive a preside e provveditorato
Ravenna, 17 luglio 2026 – Le mappe concettuali ritirate a pochi minuti dalla prima prova della maturità, un diritto che si sarebbe visto negare solo “perché non ne aveva bisogno“. La studentessa, con una certificazione per Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA), alla fine l’esame lo ha superato. Ma quel gesto, secondo la madre, ha trasformato il giorno più importante del percorso scolastico in un’esperienza di forte ansia e smarrimento. Ora la donna chiede risposte alla scuola, al Provveditorato e vuole capire sulla base di quale norma sia stato impedito alla figlia di utilizzare uno strumento compensativo previsto dal suo Piano didattico personalizzato (Pdp). La vicenda riguarda una maturanda del liceo classico Dante Alighieri. “Mia figlia ha un Pdp che prevede espressamente l’utilizzo delle mappe concettuali. Le ha sempre usate durante interrogazioni e verifiche scritte, per tutto il percorso scolastico”, racconta la madre. In vista dell’esame, come previsto dalla procedura adottata dalla scuola, la ragazza aveva preparato un quaderno con le mappe delle varie discipline. La denuncia del dottore ricoverato d’urgenza: “In carrozzina con la gamba immobilizzata dai ferri, multato in ospedale” “Ogni singola mappa era stata visionata, approvata e firmata dal rispettivo docente. Ne erano state predisposte due copie: una è stata depositata in segreteria entro il 6 giugno e l’altra è rimasta a mia figlia per essere utilizzata durante le prove”. Poi, il giorno del tema di italiano, qualcosa cambia improvvisamente. “Pochi minuti prima della consegna delle tracce, un suo professore si è avvicinato al banco e le ha portato via il quaderno con le mappe. Mia figlia soffre già di un forte stato d’ansia: quando se l’è visto togliere è andata nel panico. È riuscita comunque a svolgere il tema, ma è rimasta completamente destabilizzata”. Subito dopo la prima prova, la madre ha cercato un chiarimento direttamente con il docente. “Mi ha risposto: “Tanto non ne aveva bisogno. Se ne avesse avuto bisogno le avrei fatto io da mappa umana”. Gli ho chiesto se almeno avrebbe potuto utilizzarle nella seconda prova, spiegando ancora una volta che si trattava di un suo diritto e che mia figlia ha difficoltà di memoria. Non mi ha dato una risposta chiara”. Dalla seconda prova le mappe tornano a disposizione della ragazza La madre si è quindi rivolta all’insegnante della disciplina della seconda prova. “È caduta dalle nuvole e mi ha detto che un fatto del genere era inspiegabile. Qualche ora dopo, mi arriva una mail che autorizza mia figlia a utilizzare le mappe dalla prova successiva”. Gli schemi sono quindi tornati a disposizione della studentessa per le prove rimanenti, compreso il colloquio orale. La ragazza ha così concluso e passato la maturità, “ma rispetto al suo percorso scolastico con un risultato inferiore alle aspettative”. La vicenda, peraltro, non si è chiusa con la fine dell’esame. La madre ha inviato una mail alla dirigente scolastica chiedendo spigazioni. In un primo momento, racconta, la risposta è arrivata dalla referente Dsa dell’istituto, la quale le avrebbe riferito di essersi confrontata con il docente. “Mi è stato detto che il professore sosteneva che mia figlia non avesse bisogno delle mappe e che non le avesse mai usate durante l’anno. Ma questo non è vero”. Il messaggio alla dirigente e al Provveditorato La donna ha quindi sollecitato una risposta scritta direttamente dalla dirigente, quindi al Provveditorato. “Il 3 luglio mi ha comunicato di essere assente e di non sapere cosa fosse accaduto né per quale motivo il docente avesse preso quella decisione. Da allora non ho più ricevuto alcun riscontro. Questa mattina (ieri; ndr) ho inviato un nuovo sollecito chiedendo una risposta formale”. “Mi chiedo – conclude – come sia possibile che un docente possa decidere autonomamente di non applicare quanto previsto da un Piano Didattico Personalizzato proprio durante l’esame più importante del percorso scolastico. Non si tratta di una concessione, o una cortesia, e non è una facoltà rimessa alla valutazione personale del singolo insegnante. È uno strumento previsto dalla legge per garantire il diritto allo studio e le pari opportunità degli studenti con DSA. Quando non viene rispettato un diritto previsto dalla legge, il problema non riguarda soltanto una famiglia, ma tutti gli studenti con DSA e le loro famiglie”.
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