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Milano non è una città per mamme

Milano non è una città per mamme
Source:tempi

Per chi ha figli, vivere nel capoluogo lombardo diventa ogni giorno più difficile. Il fallimento di un modello e qualche proposta per intervenire

Ci riempiamo la bocca con le parole “inclusione”, “diritti” e “modernità”, ma i dati che arrivano dalla Città Metropolitana ci sbattono in faccia una realtà drammatica e inaccettabile: a Milano, quando nasce un figlio, a dimettersi è il 76 per cento delle donne. I numeri parlano chiaro e non lasciano spazio a sconti. Parliamo di 7.042 donne su 9.212 convalide che lasciano il lavoro, spinte per il 40,4 per cento dalla totale assenza di servizi adeguati e per il 33,7 per cento dall’impossibilità oggettiva di conciliare i tempi di vita e di lavoro. Non è una guerra tra padri e madri: il sistema stritola tutti. Qui non si tratta di puntare il dito contro gli uomini o contro i padri. La verità profonda è che il sistema economico e lavorativo di questa città penalizza chiunque decida di scommettere sul futuro mettendo al mondo dei figli. Anche quei padri che oggi provano a essere presenti, a esserci, a dividersi i carichi familiari, rischiano costantemente di perdere opportunità economiche e di veder bloccata la propria crescita professionale rispetto a chi non ha figli e può dedicarsi anima e corpo al lavoro senza freni. La genitorialità, a Milano, è diventata un fattore di penalizzazione sociale ed economica per entrambi i genitori. La preferenza è una cosa seria. Aggiungi Tempi alle tue “fonti preferite” di Google: Aggiungi! Il fallimento culturale del femminismo in salsa meneghina Se siamo arrivati a questo punto, è perché abbiamo subito a Milano quindici anni di politiche e di narrazioni spacciate per progressiste, ma che nei fatti si sono rivelate un fallimento totale. Il cosiddetto femminismo in salsa meneghina ha puntato tutto su un appiattimento ideologico tra uomo e donna, cancellando le specificità e ignorando la realtà. Per un decennio e mezzo, chi ha provato a parlare di famiglia, di maternità e di centralità della cura è stato sistematicamente etichettato come “medioevale”, bollato con sufficienza e disprezzo culturale. Un’ignoranza travestita da modernità, persino offensiva nel modo in cui ha liquidato i bisogni reali delle donne e delle famiglie. Il risultato lo abbiamo sotto gli occhi: una città ostile, governata da chi per anni, fino a poco tempo fa, non ha avuto neanche un amministratore o un assessore in giunta con figli piccoli con cui fare i conti ogni giorno con la vita vera. L’autocritica necessaria nel centrodestra Dobbiamo avere anche il coraggio di fare un’autocritica profonda e senza sconti all’interno del nostro campo, nel centrodestra. Per troppo tempo abbiamo prestato il fianco alla sinistra, lasciando passare il pericoloso equivoco che questo fosse un argomento buono soltanto per le campagne elettorali, quasi che occuparsi delle donne, del loro lavoro e delle loro reali opportunità fosse uno svago marginale, o peggio, svilente rispetto ai cosiddetti “temi forti”. In questa colpevole sottovalutazione dobbiamo muovere un’accusa netta anche ai tanti politici uomini della nostra parte: per troppo tempo la famiglia, la natalità e i carichi di cura sono stati liquidati con sufficienza, se non addirittura accolti con l’ironia di chi li considerava argomenti di serie B, buoni per lo scherno, mentre i veri temi cardine sarebbero sempre altrove. È un errore culturale e politico che non possiamo più permetterci di ripetere, perché la libertà economica di una donna e il futuro dei nostri figli sono questioni di primissimo piano per la tenuta dell’intera società. Leggi anche Milano come va detta Il problema della casa ormai è straripato ben oltre il confine di Milano Come ti vedi tra cinque anni? Io non parlo per teoria, ma per vissuto quotidiano. Sono la seconda consigliera comunale più giovane di Palazzo Marino e l’unica ad avere quattro figli. Quante volte incontro le amiche che mi guardano negli occhi e mi chiedono, con lo sconforto nel cuore: “Ma come faccio a fare un altro figlio? Se ci provo, questi mi lasciano a casa”. Io provo sempre a dir loro di lanciare il cuore oltre l’ostacolo, ma so benissimo qual è il muro contro cui si scontrano. Ricordo ancora i colloqui per i primissimi posti negli uffici legali, quando mi sentivo porre la classica, odiosa domanda: “Come ti vedi fra cinque anni?”. E io, con la baldanza ingenua e trasparente della giovinezza, rispondevo: “Sposata e con figli”. Mai più richiamata. Ci ho messo poco a capire il perché: la donna che fa figli, nel mercato del lavoro di oggi, non piace. E lo vivi anche dopo, nello sguardo freddo dei colleghi quando racconti dei salti mortali fatti per incastrare tutto: ti guardano con quella sufficienza cinica che sembra dirti “hai voluto la bicicletta, ora pedali”. È la totale mercificazione della persona. La maternità considerata un affare privato, un fastidio, e il bambino trattato come un valore nullo per la società. La svolta immediata e la nuova stagione culturale per la nostra città Dobbiamo scardinare tutto questo con la forza della politica e delle istituzioni, aprendo una nuova stagione culturale per Milano dove i bambini tornino a essere i benvenuti e non un peso. C’è una cosa che bisogna fare subito, ed è di stretta competenza comunale: rivedere radicalmente la struttura dei servizi 0-6 anni. Significa sbloccare i dogmi ideologici di questi anni e fare finalmente dialogare pubblico e privato, rinsaldando quella frattura che ha strozzato l’offerta educativa. Il Comune ha il dovere di mettere a sistema le risorse di entrambi i mondi, azzerando le liste d’attesa e dando risposte concrete. Ma dobbiamo avere il coraggio di ridisegnare il volto urbano a misura di famiglia, perché chi alleva il futuro non può essere trattato da cittadino di serie B. Penso ai nonni che accompagnano i nipoti a scuola, che devono potersi muovere gratuitamente sui mezzi pubblici. Penso all’istituzione di un pass gratuito per la sosta e il parcheggio fino ai due anni su tutto il territorio cittadino, riprendendo quella mia proposta che era stata approvata ma lasciata inattuata. E penso alle case, alla scuola, alla libertà di scelta educativa. Quanto lavoro da fare. Oggi a Milano essere genitori è diventato una rarità, una minoranza da tutelare con la massima urgenza. Questa è la sfida vera e inderogabile per il futuro sindaco. Archiviare gli slogan dei salotti e restituire ai milanesi una città che torni a funzionare perché sa accogliere la vita, e non perché la costringe alla fuga. Deborah Giovanati è consigliere comunale di Forza Italia a Milano

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