Minori online, togliere valore sociale alle piattaforme con divieti e formazione

In aumento le correlazioni negative fra accesso precoce e benessere psico-fisico dei pre-adolescenti
Contenuti nocivi, iperstimolazione, effetti fisiologici. Si potrebbero riassumere in queste tre macro-aree le correlazioni negative che sono ormai note e accettate dai ricercatori fra uso dei social media e malessere dei giovani, specialmente nella fase pre-adolescenziale . Particolarmente rilevante anche l’età a cui un minore accede per la prima volta : la ricerca Eyes Up, condotta dall’Università degli Studi di Milano-Bicocca, ha portato evidenze statistiche sugli effetti dell’ accesso precoce ai dispositivi digitali sulle performance scolastiche, facendo ricorso anche ai risultati nei test Invalsi. «Quando si parla di digitale e minori , bisogna ricordare che le esperienze a cui sono esposti sono differenti: c’è l’uso del pc per lo studio, ci sono i videogame e c’è il tempo trascorso sulle piattaforme social, spesso in un lungo scrolling . Ed è proprio dal modo in cui sono stati ideati i social network, per le loro additive features come ha riconosciuto la stessa Unione Europea, che si generano effetti dannosi per i più giovani», spiega Marco Gui, professore di Sociologia dei Media alla Bicocca. «Come la visione di contenuti che determinano insoddisfazione e difficoltà di accettare il proprio corpo alle ragazze o di quelli che esasperano la mascolinità tossica nei più giovani tramite gli influencer della manosphere . Quindi, l’interruzione dello studio per controllare le notifiche o l’impatto sulle relazioni familiari da cui gli stessi genitori sono colpiti tramite il cosiddetto phubbing (trascurare una persona con cui si è impegnati in una situazione sociale per controllare compulsivamente lo smartphone, ndr). E poi, i problemi legati a sonno, postura, vista e mancanza di movimento». Accanto alle restrizioni all’uso dei social media, che sempre più spesso i legislatori di tutto il mondo stanno imponendo per arginare il disagio giovanile, serve sia la formazione sia la convergenza di posizioni . «È importante che genitori, insegnanti, pediatri, ostetriche, enti locali si muovano nella stessa direzione perché il problema non è solo educativo, ma anche di salute pubblica e geopolitico, considerato che la gestione delle piattaforme è extra Ue», aggiunge il professore. I divieti, quindi, che possono avere anche carattere emergenziale fintantoché non si istituisca uno spazio sicuro per i minori sui social, «possono essere utili per ridurre la pressione sociale attribuita alle piattaforme, soprattutto dai pre-adolescenti. Se calasse, almeno in parte, il loro valore – conclude Gui – la socialità potrebbe spostarsi altrove».
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