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Montesanto, sos minori: «Non hanno più sogni»

Montesanto, sos minori: «Non hanno più sogni»

«I ragazzi non hanno sogni. Dobbiamo far sì che possano avere delle prospettive per evitare che siano presi in carico dalla malavita. Perché il ?gruppo?...

«I ragazzi non hanno sogni. Dobbiamo far sì che possano avere delle prospettive per evitare che siano presi in carico dalla malavita. Perché il “gruppo” sostituisce la famiglia e dà loro opportunità nel mondo delle illegalità». È duro il monito di Luigi Volpe, volontario - e responsabile di Spartak San Gennaro, Centro DAM, Scugnizzo Liberato - nel corso dell’incontro (il terzo) voluto dal prefetto Michele di Bari presso la parrocchia di Santa Maria di Montesanto. «Noi intercettiamo i ragazzi tramite il pallone - continua - ed entriamo nel profondo delle loro vite: su cento ragazzi 75 li salviamo». Per la terza volta prefetto, assessore alla Legalità - Antonio De Iesu - e vertici delle forze dell’ordine si sono ritrovati insieme nel luogo dove Emanuele Iaccarino, dopo una lite, ha imbracciato un kalashnikov e ha sparato tra la folla. Ma ieri, ospiti del parroco di Maurizio Di Matteo, non c’erano solo le associazioni c’era anche qualche privato cittadino. Come Riccardo De Martino. Suo figlio è amico dei tre minorenni feriti nella piazzetta dell’Orientale e solo per un caso quel sabato notte non era con loro. De Martino insegna Storia dell’Arte al liceo Artistico Palizzi e ha voluto portare la testimonianza sua, dei genitori dei tre feriti e anche del corpo docente che si trova “lavorare” con i ragazzi difficili. Montesanto, il riscatto attraverso la cultura alimentare «Questi bambini, perché sono dei bambini, devono essere aiutati a crescere - ha detto - Non esiste coesione sociale, non esiste capacità di rapportarsi. C'è una paura del diverso. Invece di considerare una persona diversa da te qualcosa da scoprire, è qualcosa da distruggere: ecco perché c’è tanta violenza tra i minori». E ancora: «I loro percorsi umani, familiari, sentimentali sono completamente diversi da quelli ordinari. Ma noi vogliamo l’integrazione, non vogliamo la separazione. Noi vogliamo vivere tutti sullo stesso territorio, ognuno a suo modo, ognuno rispettando la libertà e la sicurezza degli altri. Perciò i ragazzi devono avere anche con supporti psicologici importanti». Il prefetto «L’ho promesso ai cittadini e sono tornato. Nel frattempo abbiamo attivato una serie di misure di controllo e di prevenzione, una vigilanza stretta del territorio: sono state controllate 6mila persone, denunciate 35, arrestate 6. Montesanto merita davvero l’attenzione massima dello Stato - ha commentato il prefetto - Ora la comunità respira una nuova aria, ma c'è ancora da fare». Michele di Bari condivide ciò che dicono volontari e genitori: «È svanito il valore della vita. Per questo dobbiamo sviluppare tutti insieme una strategia che parte proprio dalle famiglie e che utilizzi gli strumenti che abbiamo da tempo predisposto contro la dispersione e per il recupero dei minori». Il parroco «Credo che ci sia un enorme problema spirituale – ha commentato don Maurizio Di Matteo - c’è una crisi di fede che parte dalla famiglia. Si deve lavorare sulla famiglia: se si recuperano le famiglie si riesce, secondo me, a recuperare anche i figli e quindi avere una società più sana». L’assessore «Le testimonianze ascoltate sono fondamentali per capire i veri disagi. Troppo spesso vogliamo affrontare i problemi seduti in poltrona, attribuendo le soluzioni alla scuola, ma la scuola oggi non è strutturata per fare tutto quello che serve - commenta l’assessore alla Legalità Antonio De Iesu - Basta guardare Luigi (Volpe, ndr) negli occhi per capire che veramente ci crede in ciò che fa e che lavora con il cuore. Perché questi ragazzi hanno un vissuto che non sempre la scuola riesce a portare fuori. E invece la soluzione è li, nell’affrontare la profondità dei loro problemi. Per questo motivo ci impegneremo anche come amministrazione a fornire loro spazi e fondi e, soprattutto, ad aiutare tutte le associazioni a fare rete perché insieme si cresce».

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