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Piantedosi accusa Lepore: «Grave convocare la piazza». Arresti di minori, il Pd attacca

Piantedosi accusa Lepore: «Grave convocare la piazza». Arresti di minori, il Pd attacca

La battaglia tra governo e opposizioni sulla sicurezza riparte da Bologna. Dopo gli scontri di lunedì scorso tra antagonisti e forze dell'ordine che hanno incendiato le vie della...

La battaglia tra governo e opposizioni sulla sicurezza riparte da Bologna. Dopo gli scontri di lunedì scorso tra antagonisti e forze dell'ordine che hanno incendiato le vie della città, il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha puntato il dito direttamente contro il sindaco dem Matteo Lepore, reo di aver sottovalutato i rischi della piazza organizzata per chiedere verità sulla morte di Abderrahim Fakir, il 43enne deceduto durante un intervento della polizia. Ospite del programma "L'Aria che tira" su La7, il titolare del Viminale ha contestato la scelta del Comune di avallare una manifestazione che «è stata convocata da rappresentanti delle istituzioni in maniera forse, non dico irresponsabile, ma evidentemente inconsapevole». Per Piantedosi, che è stato prefetto di Bologna, gli scontri di lunedì sera - oltre 190 mila euro di danni e una sessantina di agenti feriti - si sarebbero potuti evitare se il Comune avesse valutato i rischi della mobilitazione. «Il sindaco sa con chi ha a che fare sul proprio territorio», ha attaccato ancora il titolare del Viminale, ricordando il precedente della partita di Eurolega tra Virtus Bologna e Maccabi Tel Aviv dello scorso novembre. In quell'occasione fu proprio Lepore a chiedere al ministero dell'Interno di annullare il match per ragioni di ordine pubblico: «Mi aveva sollecitato ad accettare un ricatto perché non facessi giocare una squadra israeliana perché sapeva che questo andava contro il volere di questi centri sociali. Ma io ho detto no». Quindi, tornando al presente, l'ultimo affondo dopo gli scontri di lunedì: «Non dico che debba chiedere scusa, ma prendere atto e fare una valutazione, visto che sono stati aggrediti poliziotti e sfasciati elementi di arredo della città». Anche perché, è la linea ribadita dal ministro e condivisa da tutto il governo, «quando una persona muore nelle mani dello Stato è sempre una cosa che addolora moltissimo, ma che questo si debba tradurre in un atto di sfiducia e si convochi una piazza per chiedere verità e giustizia credo sia una cosa sbagliata». Lepore ha respinto la ricostruzione del ministro, rivendicando il significato della manifestazione: «Bologna ha vissuto il dramma della morte di un uomo: una morte tragica, dolorosa e soprattutto evitabile». Ecco perché, ha aggiunto, «la nostra città non smetterà mai di chiedere verità e giustizia» per Fakir. Poi il passaggio più politico, quello che collega il caso alla partita nazionale sul tema della sicurezza: «Attaccare me, attaccare i sindaci non risolverà alcun problema, a Bologna come altrove» dice Lepore, e sottolinea un dettaglio della manifestazione di lunedì, uno striscione apparso in piazza Roosevelt: «Io e il ministro siamo stati messi sullo stesso piano. Questo avviene perché c'è chi mette le forze dell'ordine, i ministri, i sindaci dalla parte di chi sbaglia, a prescindere». L'imputabilità dei minori Lo scontro tra maggioranza e opposizione sulla sicurezza non si limita ai fatti di Bologna. Il giorno dopo il varo del disegno di legge che rende più facile perseguire penalmente i minori sopra i 18 anni il Pd attacca: «Con lei anche i vostri figli possono andare in carcere» accusano i dem sui social, dove "lei" sarebbe Giorgia Meloni e il suo provvedimento. Spiega Debora Serracchiani: «Dietro lo slogan della "norma anti-maranza" si nasconde una legge che riguarda tutti i ragazzi tra i 14 e i 18 anni» e fa l'esempio dei liceali che vanno in piazza per manifestare e che ora rischierebbero l'arresto». Al post del Pd sui social la premier ha risposto ricorrendo all'ironia: «Grazie per aver contribuito a far conoscere questa norma di buonsenso». Anche il leader leghista Matteo Salvini rivendica il ddl del governo: «Chi sbaglia paga. Avanti Lega!».

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