Pizzaiolo ucciso, la determinazione di Antonella: “Voglio riaprire il locale nel nome di mio fratello”

Lei è stata ferita quando ha cercato di difendere Raffaele Stipa, aggredito a coltellate da un cliente. “Devo riprendermi ma l’intenzione è quella”. Tante le offerte di aiuto dei colleghi arrivate da mezza Italia
Reggio Emilia, 22 luglio 2026 – In queste settimane la pizzeria Yoghi di Reggio Emilia è diventata meta del pellegrinaggio : davanti sono stati lasciati fiori, peluche e biglietti in ricordo del titolare Raffaele Stipa , 67 anni, ucciso il 29 giugno mentre era al lavoro. Ma se il locale di via Gran Sasso d’Italia è diventato luogo di morte, la sorella della vittima, Antonella, vorrebbe farlo tornare a breve quello che era da oltre 20 anni: un luogo di ritrovo e di vita per il quartiere. “Spero di riuscire a riaprire il locale tra settembre e ottobre. Prima mi devo rimettere in forma, ma l’intenzione è questa”: è questo il progetto che Antonella, 52 anni, svela. All’assassino è stata diagnosticata una schizofrenia paranoide È un sogno che oltrepassa il dolore del lutto e le difficoltà: pure lei era rimasta ferita quella sera mentre cercava di difendere il fratello dalla furia di un cliente di lunga data, il 43enne Andrea Pellati . All’aggressore, che abitava a pochi passi, è stata diagnosticata una schizofrenia paranoide per la quale era in cura dal 2011. Fu anche assistito in passato per dipendenza dalla droga ed ebbe una condanna per stupefacenti . Nel quartiere veniva però descritto come una persona tranquilla, al più bizzarra e con tratti complottisti: molti hanno espresso stupore dopo aver saputo del suo gesto violento. Pellati è stato accusato di omicidio volontario: secondo la pm è stato un delitto premeditato, ma il Gip che l’ha spedito in carcere non la pensa così. Pellati è indagato anche per lesioni aggravate alla sorella della vittima, Antonella. Fatale la coltellata alla carotide Dall’autopsia è emerso che Stipa è stato colpito con 7 coltellate , di cui quella mortale ha reciso la carotide: l’arma del delitto non è mai stata trovata. L’aggressione è scaturita da una contesa che riguardava il pagamento delle pizze, dopo che Stipa gliene aveva offerte gratuitamente in passato. “Raffaele in quel momento era da solo accanto al forno perché io ero in bagno. Quell’uomo non ha detto nemmeno una parola. È entrato, ha appoggiato lo zaino a terra, ha tirato fuori il coltello , ha girato dietro il bancone e ha aggredito mio fratello – aveva raccontato la 52enne –. Io ho preso il mocio e ho iniziato a colpirlo , lui si è girato e ha ferito anche me. Mi deve dire il perché: per i soldi? Per 35 euro? Non c’era alcun bisogno, avremmo continuato a fargli credito”. La splendida gara di solidarietà Attorno alla famiglia Stipa si è stretto il quartiere: le attività hanno raccolto oltre 6mila euro raccolti online per aiutare la famiglia e avviato una mobilitazione per intitolare un luogo pubblico al pizzaiolo ucciso. Se la sua memoria non scomparirà, Antonella dovrà però assumere un suo sostituto nel locale: “Non è semplice trovare pizzaioli”. Tramite i social nelle scorse settimane era rimbalzata da Napoli a Reggio la volontà di qualche pizzeria di offrire aiuto: “Abbiamo ricevuto offerte di collaborazione, ma non sono riuscita a prenderle in considerazione perché devo ancora riprendermi”.
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