Portano ventilatori ai detenuti, l’iniziativa dei giovani avvocati

La visita dell’Aiga al San Benedetto. Da Roma ancora gelo sull’accesso agli atti per i lavori-fantasma nell’Istituto
Arezzo, 31 luglio 2026 – Dieci ventilatori per dare quel minimo di sollievo in strutture dove l’aria circola solo da piccole grate. E’ questa l’iniziativa lanciata dall’Associazione italiana giovani avvocati ( Aiga ) su scala nazionale, che ha portato ieri mattina anche le delegate della sezione aretina Federica Cherubini e Dalila Sorini - insieme alla referente locale dell’Osservatorio nazionale sulle carceri Francesca Neri - a far visita agli attuali 44 detenuti - di cui solo otto fissi - del San Benedetto , accolte dal commissario capo Claudio Esposito e dal direttore reggente Luca Sardella, prossimo di trasferimento. In mano un gesto piccolo ma concreto di solidarietà e dignità alla vita umana - concretizzatosi grazie a risorse proprie e al supporto di due esterni - racimolate in pochissimo tempo, proprio per far fronte a ore in cui i termometri tornano ad alzarsi rigidamente. Così come i riflettori - della politica e di conseguenza del Garante regionale dei detenuti Giuseppe Fanfani - sulle condizioni della struttura cittadina, per due terzi chiusa nonostante l’ala interdetta dall’esterno sia completamente ritinteggiata. Sì perché il progetto esecutivo per la messa a nuovo c’era, così come le risorse stanziate. Da anni, però, il cantiere è sospeso . Ed è proprio per far luce su una situazione ombrosa che la stessa Aiga, circa venti giorni fa ha depositato in autonomia un accesso agli atti al ministero di giustizia per ottenere tutta la documentazione inerente all’appalto pubblico della ditta incaricata dell’intervento. Richiesta che al momento non ha trovato alcun riscontro da Roma, ma che l’associazione non intende mettere da parte. Come raccontato dalle avvocate dopo la visita, infatti, l’ambiente all’interno dell’Istituto è piuttosto “sereno” perché a sopperire alle mancanze architettoniche ci pensano i 42 agenti - più due educatori - della polizia penitenziaria, diventati dei veri maestri nell’arte di recuperare spazi per consentire ai detenuti di svolgere i già pochi corsi estivi o giocare una partita a padel. Ritagli di cortili, però, vista praterie di ambienti dichiarati inagibili. “Serve un lavoro congiunto - dicono - per ridare dignità alle persone che vivono e lavorano all’interno di una struttura, che avrebbe un potenziale enorme. Non dobbiamo dimenticare mai, la finalità rieducativa della pena. Per questo continueremo a tenere i riflettori accesi finché non otterremo risposte”.
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