Progressisti, un nome-simbolo come candidato provvisorio. «Non scalzerà Conte-Schlein»

ROMA Se nessuno apre, nessuno ha neppure il coraggio di chiudere apertamente. Sull'idea dem, anticipata da questo giornale, di un traghettatore di coalizione per le elezioni politiche del 2027...
ROMA Se nessuno apre, nessuno ha neppure il coraggio di chiudere apertamente. Sull'idea dem, anticipata da questo giornale, di un traghettatore di coalizione per le elezioni politiche del 2027 (che faccia superare lo "scoglio" delle primarie), sono in molti - tra analisti e commentatori - a essersi interrogati negli ultimi giorni, evidenziando potenziali criticità. Non ultima la domanda: come potrebbe un semplice reggente sostenere la competizione con una leader legittimata come Giorgia Meloni? Dagli scanni parlamentari, per il momento, si preferisce restare a guardare e non sbottonarsi più di troppo. Non lo fanno nemmeno quelli che all'interno del partito sostengono la necessità di sottrarsi alla logica dello Stabilicum, che impone l'indicazione obbligatoria del candidato premier sul programma, «contravvenendo alle prerogative del presidente della Repubblica». Se non fosse per un punto: «Non sarebbe un federatore pronto a sostituirsi a Giuseppe Conte o Elly Schlein», ci tengono a chiarire. Il profilo Tutto il contrario: quando si ragiona sull'identikit del garante, si fa riferimento a nomi di «alto profilo», un padre o una madre nobile con tutte le carte in regola per rientrare tra le file dei «quirinabili» e, dunque, fuori dalla corsa per Palazzo Chigi. In una logica di contestazione della nuova legge elettorale si pensa pure ai tanti animatori dei comitati per i referendum, costituzionalisti e professori in pole, che sarebbero la «rappresentazione plastica» della tutela della Carta. In entrambi i casi, il candidato effettivo verrebbe scelto solo in seguito, sulla base dei risultati ottenuti dalle urne. A riprova del fatto che il dibattito esiste, seppur sottotraccia, le dichiarazioni rese al Foglio da Alessandro Onorato: se non si facessero le primarie, ha spiegato l'assessore romano, «ci sarebbe un'altra via: potremmo indicare una figura autorevole che ci rappresenta tutti, non un premier. Non sarebbe un nome finto. Si potrebbe imparare dall'esperienza del referendum, aggregandosi attorno alla reale applicazione della Costituzione». L'escamotage metterebbe al riparo da frizioni interne, quasi inevitabili nella prospettiva del ricorso ai gazebo. In vista dei quali si prospetta una partita apertissima. Stando all'ultimo sondaggio realizzato da Lab21 sugli esiti di potenziali primarie di coalizione, Giuseppe Conte raccoglierebbe il 50,2% degli elettori del centrosinistra; Elly Schlein il 20,4%, Alessandro Onorato, alla guida di Progetto Civico, l'11,9% di consensi. Fuori dal podio, in ordine, Matteo Renzi (10,2%), Nicola Fratoianni (4,2%) e Angelo Bonelli (3,1%). Numeri, si dirà. Tant'è: chi ha sentito Schlein nelle ultime ore assicura che la segretaria appare «determinata ad andare avanti» senza ricorrere a piani B, come il traghettatore di coalizione (nonostante la "pazza idea" piaccia soprattutto a una parte dei suoi). Le posizioni Più sfumata la posizione del Movimento 5 stelle. A esprimersi a microfoni spenti, per il momento, sono solo i big pentastellati, dell'idea che «darsi altre regole rispetto a quelle della legge elettorale», che richiede di indicare il candidato in pectore a Palazzo Chigi nel programma, «rischierebbe di non esser compreso dagli elettori». C'è chi, invece, vede nel silenzio del presidente M5S, che sul punto non si è espresso, un barlume di speranza: «Se la figura scelta fosse davvero di garanzia - ipotizza un dirigente del campo progressista - Giuseppe Conte potrebbe non essere contrario». Di certo non lo è Alleanza Verdi e sinistra: «Qualsiasi cosa che permetta di mantenere l'attenzione sul programma e non sui nomi la giudico positivamente», spiega sibillino al Messaggero Nicola Fratoianni. Rimette la palla ai due leader dei partiti maggiori del campo largo, Matteo Renzi: «La partita la decidono Schlein e Conte. Se decidono di far le primarie noi ci siamo. Se decidono di non farle, noi non si fa nulla». L'ipotesi più concreta è che a settembre i due annuncino la corsa ai gazebo, che potrebbe svolgersi già a gennaio. Nel frattempo, c'è chi avverte: «Se vogliamo aggregare più voti di quelli del campo largo, serve replicare il modello referendum». L'identikit del garante pro-tempore esiste, ma non sarà impresa facile trovare chi lo rispecchi appieno e riesca a mettere d'accordo tutti.
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