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Rifiuti, stangata sui costi: + 9%. “Ma in bolletta sarà più soft”. Il centrodestra abbandona l’aula

Rifiuti, stangata sui costi: + 9%. “Ma in bolletta sarà più soft”. Il centrodestra abbandona l’aula

Approvata la delibera di presa d’atto del Piano economico finanziario 2026-2029. L’assessore: “Faremo di tutto per mitigare gli effetti”. L’opposizione: “Salasso per i cittadini”

Modena, 21 luglio 2026 – Il costo della gestione dei rifiuti crescerà di quasi il 9 per cento (anche più dell’8% quindi annunciato nei giorni scorsi) rispetto al 2025. Anche se l’amministrazione tiene a precisare che “farà di tutto” per contenere gli effetti dell’impennata sulle bollette. Il centrodestra non ci sta ed esce dall’aula: Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia hanno lasciato in blocco la seduta. La delibera è passata con il voto a favore di Pd, Avs e Pri-Azione-Sl, quello contrario di Modena per Modena e l’astensione di Modena civica. È in sintesi quanto emerso dalla movimentata seduta di ieri in Consiglio comunale nella quale è stata approvata la delibera di presa d’atto del Piano economico finanziario (Pef) 2026-2029 del servizio di gestione dei rifiuti urbani, già validato dal Consiglio d’Ambito di Atersir per l’intero bacino provinciale. La presa d’atto del Pef è in pratica il primo passo che prevede poi l’analisi delle simulazioni delle tariffe, il ritorno in commissione con la proposta e un passaggio in giunta con le indicazioni delle commissione con approvazione delle tariffe entro fine luglio. Per il Comune di Modena il Piano economico finanziario prevede per il 2026 un valore complessivo di 42.810.722 euro, con un incremento del +8.8% rispetto all’anno precedente. Una lievitazione, ha spiegato Molinari illustrando la delibera in aula, “determinata, in primo luogo, dagli aumenti contrattuali degli operatori delle cooperative sociali (+1.449.000 euro), oltre che dal maggior costo dei servizi integrativi e dal recupero dell’inflazione”. Anche il servizio di gestione dei rifiuti – ha detto – soffre, d’altronde, di quell’aumento generalizzato dei prezzi che oggi caratterizza ogni aspetto della nostra vita. A partire da quelli dell’energia e dei carburanti. Sempre riferendosi all’incremento del Pef, Molinari ha poi precisato che questo “non coincide con la tariffa che ciascun utente pagherà, ma rappresenta il costo complessivo del servizio sul quale la Giunta definirà le tariffe della Tcp per il 2026 entro il 31 luglio. Come Amministrazione, ha ribadito, “faremo tutto il possibile per mitigarne gli effetti”. Ma il centrodestra non ci sta ed esce dall’aula. Per il capogruppo di Forza Italia Piergiulio Giacobazzi “la tariffa puntuale è come il comunismo: funziona solo in teoria. Ma la pratica è tutta un’altra cosa. Anche perché ci sono ben due grandissimi capitalisti che partecipano al gioco: Hera e le cooperative sociali che si occupano del servizio e fatturano”. Già in commissione “i tecnici di Atersir hanno dovuto ammettere che la nuova tariffa costerà quasi 1 milione in più della Tari. La formula matematica è diabolicamente calibrata per essere un moltiplicatore di costi e spese. Il 2026 sarà solo la sperimentazione di quella che sarà la vera deflagrazione delle tariffe 2027 – 2028. E poi la grande bugia: il comune risparmia solo se i rifiuti calano. Lo si vuol capire che il sistema è un moltiplicatore della tassa che non potrà mai diminuire? È un sistema che si autoalimenta verso l’alto. Qualche comune ha avuto il coraggio di alzare la voce, mentre Modena si è presa la responsabilità di fare da capofila di un sistema sbagliato”. In scia il capogruppo della Lega Giovanni Bertoldi : “Il sistema di gestione si è deteriorato con un gestore orientato al profitto a scapito della qualità, mentre il Comune assume un ruolo passivo”. Per la Lega “è assurdo che decisioni fondamentali non passino più dal Consiglio, ma da enti burocratici come Atersir, che definisce eccellente il servizio di Hera: una valutazione che i modenesi non condividono. Basta guardare la città sporca o le ramaglie abbandonate per strada da una settimana dopo il maltempo”. I costi “sono schizzati dai 21 milioni del 2022 ai 29 del 2026, fino agli oltre 33 previsti per il 2027. L’ex sindaco Muzzarelli affermò una volta in Consiglio comunale: “Hera siamo noi!”. Inesatto: Hera appartiene ad azionisti privati che mirano agli utili. Usciamo dall’aula per non votare decisioni prese altrove”. Anche Luca Negrini ed Elisa Rossini di Fratelli d’Italia spiegano perché non hanno partecipato al voto: “Il Piano è una stangata per i modenesi. L’incremento dei costi del servizio dovuti al ripristino del decoro dopo l’introduzione della raccolta dei sacchi del porta a porta ammonta a 4 milioni di euro mentre 3,1 milioni saranno richiesti ai modenesi per i servizi aggiuntivi dovuti all’introduzione dei cassonetti. E Atesir che dovrebbe tutelare l’interesse pubblico e chiedere che Hera adempia ai propri obblighi contrattuali non lo fa e trova più semplice far pagare tutto ai modenesi”. Di fronte a questa situazione “la giunta ha proposto la delibera di presa d’atto del Piano in commissione venerdì 17 per metterla in trattazione nel Consiglio del 20. Nonostante la nostra richiesta di avere una ulteriore commissione per approfondire, i commissari di maggioranza hanno impedito che questa nostra richiesta venisse accolta dalla commissione”. Per Fd’I “la stangata che si abbatterà sui modenesi dopo il voto in Consiglio passerà quindi senza nemmeno consentire l’esame che un provvedimento di questa gravità meriterebbe. Uno schiaffo non alla destra ma ai modenesi e una forzatura istituzionale per noi inaccettabile”. g.a.

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