Social bonus esteso alle spese di gestione

Immobili: beneficio anche per i costi di funzionamento
Social bonus , pubblicate dal ministero del Lavoro le istruzioni operative per l’accesso alla misura destinata a favorire il recupero del patrimonio pubblico attraverso gli enti del Terzo settore . Un ulteriore tassello, dunque, per agevolare l’accesso degli enti ai benefici fiscali riconosciuti dall’articolo 81 del Codice del Terzo settore. Il social bonus, infatti, riconosce un credito d’imposta del 65% per le persone fisiche e del 50% per gli enti e le società a fronte di erogazioni liberali destinate al recupero di immobili pubblici inutilizzati o di beni mobili e immobili confiscati alla criminalità organizzata , assegnati a enti del Terzo settore per lo svolgimento esclusivo e non commerciale di attività di interesse generale in base all’articolo 5 del Codice. Un aspetto interessante riguarda il perimetro delle spese ammissibili : il Dm 89/2022 estende, infatti, il beneficio ben oltre il recupero dell’immobile arrivando a garantire la copertura delle spese legate alla gestione del bene. Tra i costi finanziabili vengono ammesse utenze, oneri condominiali , servizi di pulizia e tributi, anche qualora non fossero previsti nel quadro economico o nel budget originariamente approvato. La condizione posta dal ministero è che si tratti di spese successive alla presentazione del certificato di collaudo e del rendiconto finale dell’intervento edilizio. Da quel momento l’ente potrà manifestare, tramite piattaforma e con dichiarazione del legale rappresentante, la volontà di proseguire nella fruizione del beneficio, caricando il budget aggiornato per la voce «funzionamento del bene», entro il limite del periodo di assegnazione. Il ministero verificherà la pertinenza delle spese e pubblicherà un avviso nella vetrina dedicata, mentre l’ente dovrà trasmettere rendiconti trimestrali e, a fine triennio, quello conclusivo. Nonostante le evidenti potenzialità, il social bonus ancora non è riuscito a decollare del tutto sotto il profilo operativo. Da questo punto di vista sarà fondamentale promuoverne l’applicazione e soprattutto la conoscenza tra enti locali ed Ets. Sono 13 i progetti finora ammessi, per un valore complessivo superiore a 9,49 milioni, per un valore medio di circa 730mila euro a progetto. Gli enti promotori sono piuttosto eterogenei, segno della trasversalità e duttilità della misura. Finora nell’elenco figurano, infatti, tre Odv, cinque Aps, un ente filantropico , due altri Ets e quattro imprese sociali. Dieci progetti riguardano immobili pubblici inutilizzati, due beni immobili confiscati alla criminalità organizzata e uno un bene mobile confiscato. Sul fronte delle attività svolte, prevalgono interventi socio-sanitari e assistenziali , educazione, istruzione e formazione professionale, insieme ad alloggio sociale e riqualificazione di beni confiscati: un mosaico che conferma la vocazione plurale del social bonus.
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