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Tempi brevi e poca fiducia tra le parti. Così i negoziati partono in salita

Tempi brevi e poca fiducia tra le parti. Così i negoziati partono in salita

Donald Trump ha annunciato che la pace a Gaza è a portata di mano poiché ha raggiunto un accordo sul completo disarmo di Hamas e sul ritiro degli israeliani dalla striscia. Il tutto...

Donald Trump ha annunciato che la pace a Gaza è a portata di mano poiché ha raggiunto un accordo sul completo disarmo di Hamas e sul ritiro degli israeliani dalla striscia. Il tutto dovrebbe essere controllato dal Ncag (National Committee for the Administration of Gaza), il braccio operativo palestinese del suo Board of Peace, incaricato di governare la Striscia. Tale accordo avrebbe avuto, sembra, il consenso del nuovo capo di Hamas a Gaza, Khalil al-Hayya e presumibilmente anche di Benjamin Netanyahu. Il problema però è che fino ad ora non si sono viste né smentite né conferme, da una parte come dall'altra. Che ci sia un piano elaborato da Trump è sicuro, ma che ci sia anche l'accordo delle parti su come applicarlo è cosa del tutto diversa. Cominciamo dal punto più ovvio: Hamas disarma e l'esercito israeliano si ritira da Gaza, dove adesso controlla e fortifica le sue posizioni in un'ampia area delimitata dalla cosiddetta "linea gialla" concordata al momento del cessate il fuoco. Questa striscia occupata dagli israeliani corrisponde al 53% dell'intero territorio di Gaza. Non è quindi irrilevante. Ebbene, stando a quello che dicono i responsabili sul campo, Hamas disarmerà solo se vedrà gli israeliani ritirarsi. Esponenti militari israeliani affermano di essere pronti a ritirarsi solo dopo aver constatato l'effettivo disarmo di Hamas. Viene prima l'uovo o la gallina? Il garante Chiaramente il processo potrà funzionare solo se disarmo e ritiro andranno avanti di pari passo. Il che fa sorgere subito un altro problema: chi controllerà l'effettivo rispetto dei patti? Israele si fida solo di sé stesso, ma Hamas rifiuta di essere controllata dagli israeliani. Potrà il Ncag convincere le parti della sua neutralità ed insieme della sua efficacia? Quali strumenti e quali forze avrà a sua disposizione per svolgere un tale difficilissimo compito? Disarmo e ritiro dovrebbero consentire il dispiegamento di una forza internazionale di pace, controllata dal Board of Peace. Ma composta da chi? Chi può essere accettabile e ricevere la fiducia di ambedue le parti? Che fine faranno le armi di Hamas? I palestinesi non vogliono consegnarle a Israele e idealmente vorrebbero che restassero nella Striscia. Israele le vorrebbe distrutte o il più lontano possibile da quell'area. Sembra facile, ma in realtà questo potrebbe rivelarsi un problema molto spinoso (certamente lo fu quando irlandesi e britannici si accordarono sul disarmo dell'Ira). Il tutto dovrebbe avvenire in 14 giorni, un tempo estremamente breve durante il quale potrebbe ancora accadere di tutto: chi garantirà il corretto svolgimento dell'accordo? Si prevede forse una massiccia presenza militare americana? Ci sono alternative credibili? Il rapporto E così via. Un enorme passo avanti è possibile, ma non è affatto sicuro che verrà compiuto. Trump ha annunciato l'accordo senza attendere l'esplicito e pubblico consenso delle parti: chiaramente tenta di sormontare il problema forzando la scelta a favore della pace. I palestinesi potrebbero, almeno inizialmente, porre meno problemi perché questo accordo implicitamente riconosce il ruolo di Hamas e la sua sopravvivenza, mentre Israele voleva il suo annientamento. Le resistenze maggiori potrebbero quindi essere israeliane. In tal caso però il rapporto strettissimo che oggi lega Israele e gli Usa potrebbe subire un duro colpo. Chi ne pagherebbe il prezzo?

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